Riforma del Testo Unico Edilizia: UNITEL in audizione alla Camera
Nell’audizione dell’8 ottobre, l’Unione nazionale dei tecnici degli enti locali richiama la necessità di una riforma organica e coerente del d.P.R. 380/2001. Ma il percorso parlamentare delle proposte Santillo e Mazzetti sembra destinato a restare sospeso in attesa della bozza ministeriale.
Mentre si attende solo che la bozza predisposta dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) prenda ufficialmente il via all’interno del Parlamento, continuano le audizioni alla Camera dei Deputati nell’ambito dell’esame, in sede referente, delle proposte di legge C. 535 (Santillo) e C. 2332 (Mazzetti), recanti delega al Governo per l’aggiornamento, il riordino e il coordinamento della disciplina legislativa in materia edilizia.
Riforma del Testo Unico Edilizia: le audizioni alla Camera
Nella seduta pomeridiana dell’8 ottobre 2025 sono stati ascoltati:
- l’Associazione nazionale dei responsabili unici del progetto (ASSORUP);
- la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa (CNA) e Confartigianato;
- Confindustria Assoimmobiliare;
- Confcooperative e Confcooperative Habitat;
- Confedilizia;
- l’Unione nazionale italiana dei tecnici degli enti locali (UNITEL);
- UNIONSOA – Associazione nazionale società di attestazione, GeneralSOA e USI – Unione SOA italiane.
UNITEL: chiarezza su sanatorie, definizioni e stato legittimo
Durante l’audizione, UNITEL – rappresentata da Salvatore Di Bacco, referente del comitato scientifico dell’Unione – ha ribadito l’urgenza di una riscrittura organica del Testo Unico Edilizia, ormai frammentato da decine di interventi normativi e modifiche stratificate.
Il contributo dei tecnici degli enti locali si concentra su alcuni punti cardine:
- distinzione chiara tra edilizia e urbanistica, oggi spesso confuse nel quadro applicativo;
- definizione univoca delle tipologie di sanatoria edilizia, evitando che ogni Regione elabori proprie varianti sulle “parziali difformità”, le “variazioni essenziali” e le “tolleranze costruttive”;
- precisazione del concetto di “stato legittimo” degli immobili, specie in rapporto ai titoli derivanti dai condoni edilizi;
- chiarimento della nozione di ristrutturazione edilizia, le cui interpretazioni difformi hanno generato contenziosi amministrativi e penali, come nel noto “caso Milano”.
UNITEL ha, inoltre, proposto una semplificazione sostanziale dei titoli edilizi e una piena integrazione digitale dei processi autorizzativi, con l’interconnessione delle banche dati e la riduzione degli adempimenti documentali.
Tutte istanze inserite in un documento tecnico di oltre cento pagine consegnato alla VIII Commissione.
Un confronto che rischia di restare sospeso
Tuttavia, la sensazione diffusa tra gli addetti ai lavori è che le due proposte di legge oggi all’esame (Santillo e Mazzetti) difficilmente troveranno un approdo concreto, poiché la vera riforma è attesa dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che ha già predisposto una propria bozza di legge delega sul riordino del d.P.R. n. 380/2001.
Si rischia, dunque, un percorso istituzionale parallelo e dispersivo, dove le audizioni alla Camera assumono più il valore di un confronto preliminare che di un vero iter legislativo.
Come già osservato (“Riforma Testo Unico Edilizia: riordino o corto circuito istituzionale?”), il problema non è tanto nel contenuto delle proposte, quanto nel metodo con cui si tenta, ancora una volta, di riscrivere la materia edilizia senza una cornice unitaria di indirizzo.
Il punto decisivo non è la quantità delle audizioni o la pluralità dei soggetti coinvolti, ma la metodologia con cui il futuro decreto legislativo verrà redatto. Una riforma efficace del Testo Unico non può nascere da un collage di istanze settoriali, ma da un lavoro tecnico-giuridico coordinato, fondato su criteri di chiarezza, coerenza e semplificazione.
Occorre un approccio scientifico alla scrittura normativa, che separi in modo netto le discipline edilizia, urbanistica e paesaggistica, e che soprattutto definisca un linguaggio comune, evitando i continui rinvii a leggi regionali, pareri e giurisprudenza.
Solo così sarà possibile arrivare a un Testo Unico realmente “unico”, capace di garantire certezza giuridica e omogeneità interpretativa sul territorio nazionale.
Conclusione
Il contributo di UNITEL rappresenta una voce autorevole e concreta nel dibattito sulla riforma dell’edilizia, capace di portare all’attenzione del legislatore le criticità quotidiane che i tecnici degli enti locali affrontano nell’applicazione del d.P.R. n. 380/2001. Si tratta di una prospettiva preziosa perché radicata nella pratica amministrativa, spesso trascurata nei processi di elaborazione normativa.
Tuttavia, la vera sfida non risiede solo nella quantità di
contributi ricevuti o nella pluralità degli attori coinvolti, ma
nella capacità del legislatore e del MIT di costruire una
riforma strutturale e coerente, che metta finalmente
ordine in un corpus normativo frammentato, stratificato e in
continua evoluzione.
Il rischio, ancora una volta, è quello di un riordino solo formale,
incapace di incidere sulla complessità procedurale e
sull’incertezza interpretativa che paralizzano il settore.
Serve invece un cambio di paradigma: una riforma scritta con metodo tecnico, partecipato ma non dispersivo, che segua criteri di gerarchia e sistematicità delle fonti, che recuperi la distinzione originaria tra edilizia e urbanistica e che valorizzi la funzione regolatrice dello Stato, pur nel rispetto delle competenze regionali.
Solo un impianto così concepito potrà restituire all’edilizia
italiana una base normativa stabile e leggibile, capace di favorire
l’efficienza amministrativa, la sicurezza giuridica e la qualità
del costruire.
Diversamente, anche questa volta, si rischia di perdere l’occasione
per realizzare quella riforma che il Paese attende da oltre
vent’anni.
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