Qualificazione stazioni appaltanti: 4.903 amministrazioni chiudono il primo biennio
Il Report ANAC fotografa il nuovo assetto del procurement pubblico: cresce il numero di enti qualificati, ma resta forte la concentrazione nelle centrali di committenza
Il bilancio sul primo biennio di qualificazione delle stazioni appaltanti si chiude con 4.903 amministrazioni qualificate. Questo il dato riportato nel nuovo report trimestrale ANAC, aggiornato al 30 giugno 2025, sull’adesione di stazioni appaltanti e centrali uniche di committenza al sistema disciplinato dagli articoli 62 e 63 del d.lgs. n. 36/2023.
Qualificazione stazioni appaltanti: il Report ANAC sul primo biennio
Si chiude così il ciclo iniziato il 1° luglio 2023 con la piena operatività del Codice dei Contratti Pubblici e che ha segnato un importante passaggio paradigmatico sull’effettiva capacità delle amministrazioni di operare in autonomia nell’affidamento e nella gestione dei contratti pubblici.
Introdotto con il nuovo Codice dei contratti pubblici, il sistema di qualificazione — disciplinato dagli artt. 62 e 63 e dall’Allegato II.4 — ha ridefinito l’organizzazione della committenza pubblica, imponendo alle amministrazioni la dimostrazione di requisiti tecnico-organizzativi, esperienziali e formativi.
Il d.Lgs. n. 209/2024 (“Correttivo”) ha poi aggiornato i criteri per il calcolo dei punteggi, estendendo la qualificazione anche alla fase esecutiva e fissando tre livelli di capacità operativa (L1-L3 per i lavori e SF1-SF3 per servizi e forniture), in base al punteggio conseguito.
Il sistema, operativo dal 1° luglio 2023, prevede inoltre la possibilità di qualificazione “con riserva” in casi eccezionali, ai sensi dell’art. 63, comma 13, per consentire agli enti di acquisire nel tempo le competenze richieste.
I numeri del primo biennio
Alla data del 30 giugno 2025 risultano qualificate 4.903 amministrazioni, di cui:
- 11,3% per il solo settore “Lavori”;
- 29,2% per “Servizi e forniture”;
- 59,5% per entrambi i settori.
In termini assoluti, 3.472 enti risultano qualificati per i lavori (555 solo per lavori e 2.917 per entrambi i settori), mentre 4.348 per servizi e forniture (1.431 solo per questo ambito e 2.917 per entrambi).
Le domande presentate sono state 5.722 per i lavori e 6.306 per i servizi e forniture, con 66 istanze “con riserva” relative a 52 amministrazioni distinte — un calo fisiologico legato alla scadenza del biennio e alla transizione verso la qualificazione ordinaria.
I livelli di qualificazione
Nel settore “Lavori”, il 55% delle amministrazioni ha conseguito il livello massimo (L1), il 20,4% quello intermedio (L2) e il 24,6% il livello minimo (L3).
Nel settore “Servizi e forniture” le percentuali sono pressoché analoghe: 57,8% con livello SF1, 19,4% SF2 e 22,8% SF3.
Le centrali di committenza si confermano strutture di eccellenza: il 76,1% di quelle qualificate per i lavori e il 75,7% per servizi e forniture raggiungono il livello più alto.
Il numero dei soggetti abilitati anche ai contratti di partenariato pubblico-privato (PPP) è pari al 38% nel settore lavori e al 36% nei servizi e forniture, segno di una crescente maturità nel ricorso a strumenti di collaborazione tra pubblico e privato.
La qualificazione “con riserva” e le centrali di committenza
Dopo la scadenza del termine del 30 giugno 2024, la possibilità di mantenere la qualifica “con riserva” è rimasta limitata ai casi previsti dall’art. 63, comma 13, per consentire alle amministrazioni di completare l’adeguamento organizzativo.
Nel complesso, le centrali di committenza qualificate sono 546, con oltre 7.200 amministrazioni convenzionate per i lavori e 7.800 per i servizi e forniture.
Una rete che testimonia il ruolo crescente delle centrali come fulcro del nuovo modello aggregato di procurement, soprattutto in Regioni come Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Campania, dove si concentra la quota più elevata di soggetti qualificati.
Conclusioni
Il confronto tra il biennio 2023-2025 e quello successivo, effettuato su un campione di amministrazioni che hanno presentato domanda in entrambi i periodi, evidenziano alcuni dati sigificativi:
- nel settore “Lavori”, 63 enti precedentemente non qualificati hanno ora ottenuto la qualifica;
- nel settore “Servizi e forniture”, si osserva invece una lieve contrazione, dovuta al mancato ampliamento del perimetro delle gare considerate.
Rilevante anche il dato sulla “salvaguardia del punteggio” (art. 11, comma 4, All. II.4): circa il 20% delle stazioni appaltanti qualificate nel settore “Lavori” e oltre il 30% nel settore “Servizi e forniture” hanno mantenuto il livello pregresso grazie alla soglia di tolleranza prevista dalla norma.
In sintesi, il sistema di qualificazione introdotto dal nuovo Codice ha prodotto, in due anni, un primo consolidamento dell’assetto del procurement pubblico caratterizzato dai seguenti elementi:
- crescita della capacità operativa: quasi 5.000 amministrazioni qualificate, con prevalenza di enti capaci di operare in entrambi i settori;
- rafforzamento delle centrali di committenza, vero snodo della professionalizzazione degli acquisti pubblici;
- omogeneità territoriale crescente, con punte di eccellenza nel Nord ma progressiva estensione anche nel Mezzogiorno;
- effetto del correttivo 2024 già visibile, con l’ingresso di 63 nuovi enti qualificati nel settore lavori.
La sfida del prossimo biennio sarà consolidare la fase esecutiva della qualificazione — introdotta dal correttivo — e accompagnare gli enti minori verso un modello stabile di competenza tecnica, digitale e gestionale, evitando che il sistema resti un adempimento formale invece che uno strumento di reale efficienza amministrativa.
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