Riforma Testo Unico Edilizia: le indicazioni di ANCE
Dall’audizione in Commissione Ambiente della Camera, l’ANCE chiede una riforma strutturale della disciplina edilizia: rigenerazione urbana, semplificazione dei titoli edilizi, digitalizzazione e coordinamento con la normativa ambientale e fiscale
Un’occasione storica per ridefinire il rapporto tra edilizia, urbanistica e sostenibilità, sebbene il rischio di un intervento meramente compilativo è ancora elevato.
È questa, in sintesi la posizione espressa da ANCE nel corso dell’audizione davanti alla VIII Commissione Ambiente della Camera, sui disegni di legge n. 535/C e n. 2332/C, che conferiscono al Governo la delega per il riordino e l’aggiornamento della disciplina edilizia.
Riforma della disciplina edilizia: le osservazioni dell’ANCE sui DDL 535/C e 2332/C
L’Associazione ha sottolineato come l’attuale Testo Unico dell’Edilizia, introdotto nel 2001 per razionalizzare una normativa complessa, sia stato negli anni oggetto di oltre trenta modifiche, spesso scoordinate e introdotte per via emergenziale.
L’effetto è stato quello di generare incertezza interpretativa, disomogeneità applicativa tra Comuni e Regioni e un eccessivo appesantimento procedurale.
Per l’Associazione, l’obiettivo è superare la stratificazione normativa e ricondurre in un testo unico aggiornato e semplificato le disposizioni oggi contenute nel D.P.R. 380/2001, nella legge urbanistica n. 1150/1942, nel D.P.R. 31/2017 e in numerosi provvedimenti speciali in materia ambientale, antisismica ed energetica.
La delega prevista dai DDL 535/C e 2332/C deve diventare lo strumento per ricomporre l’intero sistema edilizio, individuando con chiarezza i principi fondamentali di competenza statale e lasciando alle Regioni margini di disciplina secondaria coerenti e coordinati.
Particolare attenzione dovrà essere riservata al coordinamento con la normativa urbanistica, ancora oggi ancorata alla legge del 1942, e con la disciplina paesaggistica e ambientale di cui al D.Lgs. 42/2004 e al D.P.R. 31/2017, la cui frammentazione costituisce una delle principali cause di ritardo nei procedimenti.
Vediamo nel dettaglio l'analisi dell'Associazione sulle proposte di DDL.
Rigenerazione urbana come cardine del nuovo Testo Unico
Uno dei punti centrali dell’audizione riguarda la rigenerazione urbana, che per l’ANCE deve costituire il principio ordinatore della riforma.
La proposta è di superare definitivamente la contrapposizione tra “nuovo” e “recupero”, ricomprendendo nel concetto di edilizia tutti gli interventi di trasformazione del costruito, comprese demolizione e ricostruzione, riqualificazione energetica, adeguamento sismico e bonifica ambientale.
Secondo l’Associazione, la rigenerazione deve restare un intervento edilizio, non urbanistico: il suo inquadramento nella categoria della “nuova costruzione” ha infatti prodotto negli anni oneri e procedure sproporzionate.
Occorre dunque una ridefinizione organica delle categorie di intervento edilizio previste dall’art. 3 del D.P.R. 380/2001, in modo da distinguere nettamente gli interventi che incidono sulla volumetria o sull’assetto del territorio da quelli che, pur trasformando l’edificio, non alterano la pianificazione urbanistica.
Titoli edilizi e semplificazione dei procedimenti
L’ANCE ha inoltre evidenziato la necessità di una semplificazione reale dei titoli abilitativi.
La proposta avanzata all’interno dell’audizione prevede la riconduzione a tre soli titoli:
- CILA, per gli interventi privi di rilevanza strutturale o urbanistica;
- SCIA, per gli interventi edilizi ordinari;
- Permesso di costruire, per le nuove costruzioni e gli interventi che modificano in modo significativo la sagoma o la volumetria.
In quest’ottica, la CILA deve essere mantenuta come strumento essenziale di snellezza amministrativa, evitando di appesantirla con controlli preventivi.
L’Associazione propone inoltre di potenziare l’uso della conferenza di servizi telematica, di uniformare le piattaforme digitali e di introdurre il principio del controllo successivo: non più verifiche preventive su ogni pratica, ma controlli a campione ex post con responsabilità diretta dei professionisti.
La proposta è completata dalla richiesta di un portale unico digitale nazionale, interoperabile con catasto, soprintendenze e SUAP/SUE, per uniformare modulistica e tracciabilità delle pratiche.
Altro nodo centrale è la definizione dello stato legittimo dell’immobile, che l’ANCE ritiene indispensabile per dare certezza ai titoli e collegarli direttamente all’accesso agli incentivi fiscali.
Solo così — sottolinea l’Associazione — sarà possibile garantire una semplificazione effettiva, in cui chiarezza delle regole, responsabilità professionale e digitalizzazione diventino strumenti concreti di accelerazione dei processi edilizi.
Sostenibilità e coordinamento con la normativa ambientale
Altro punto qualificante della posizione ANCE riguarda la sostenibilità ambientale e la coerenza con la disciplina energetica e paesaggistica.
L’Associazione chiede che il nuovo testo recepisca pienamente i principi di decarbonizzazione, efficienza energetica e consumo di suolo zero, ma senza trasformarli in ulteriori livelli di autorizzazione. L’obiettivo è coniugare tutela e semplificazione, evitando duplicazioni tra autorizzazione paesaggistica, VIA, VAS e AUA.
L’ANCE suggerisce inoltre di prevedere procedure semplificate per gli interventi ad alta sostenibilità ambientale, con incentivi premiali (riduzione di oneri e tempi) per chi adotta standard elevati di prestazione energetica, riuso dei materiali, riduzione delle emissioni e mitigazione del rischio idrogeologico.
Conformità edilizia e detrazioni fiscali
Permane da sciogliere un nodo ingarbugliato: quello della coerenza tra disciplina edilizia e regime fiscale.
Secondo l’ANCE, la mancanza di coordinamento tra i titoli edilizi e le agevolazioni fiscali (Superbonus, Bonus casa, Ecobonus, Sismabonus) ha generato contenziosi e incertezze interpretative.
Il nuovo Testo Unico dovrà quindi collegare direttamente il concetto di conformità edilizia e urbanistica all’accesso agli incentivi fiscali, stabilendo criteri chiari per l’utilizzo delle detrazioni.
La proposta è quella di creare un “statuto unico della conformità edilizia”, che definisca in modo inequivocabile lo stato legittimo degli immobili, la documentazione necessaria e le conseguenze in caso di difformità.
In questo modo, il sistema fiscale e quello edilizio diventerebbero finalmente interoperabili e coerenti.
Conclusioni: una riforma strutturale, non compilativa
Un nuovo Testo Unico realmente riformatore, capace di integrare in un quadro coerente edilizia, urbanistica e sostenibilità, in una riforma che non si limiti a raccogliere le norme vigenti, ma che semplifichi davvero la vita di imprese, professionisti e amministrazioni, restituendo certezza e prevedibilità ai processi di trasformazione del territorio.
In sintesi, la posizione dell’Associazione sulla delega contenuta nei DDL 535/C e 2332/C si articola su cinque direttrici fondamentali:
- rigenerazione urbana come principio guida della disciplina edilizia;
- semplificazione effettiva dei titoli abilitativi e dei procedimenti;
- digitalizzazione e controllo successivo delle pratiche;
- coordinamento normativo con ambiente, sicurezza e fisco;
- valorizzazione della sostenibilità come leva di sviluppo.
Una visione che trasforma il d.P.R. n. 380/2001 da testo tecnico in strumento strategico di governo del territorio, capace di sostenere la transizione ecologica e la competitività dell’edilizia italiana.
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