DDL Bilancio 2026: le richieste dell’ANCI per salvaguardare i Comuni

L’Associazione dei Comuni italiani riconosce segnali positivi nella manovra, ma chiede interventi strutturali per garantire sostenibilità finanziaria, autonomia e continuità dei servizi locali

di Redazione tecnica - 09/11/2025

Il Disegno di legge di Bilancio 2026 arriva in un contesto ancora segnato da instabilità economica e dalle nuove regole europee di finanza pubblica, che impongono stringenti limiti alla crescita della spesa.

Nell’audizione presso le Commissioni Riunite Bilancio di Camera e Senato, l’ANCI ha tracciato un quadro complesso: se da un lato la manovra contiene segnali di apertura verso gli enti locali, dall’altro permangono squilibri strutturali che rischiano di compromettere la tenuta finanziaria e la capacità dei Comuni di garantire i servizi essenziali ai cittadini.

DDL di Bilancio 2026: l'audizione di ANCI sul disegno di legge

Sebbene il comparto comunale, dopo anni di tagli e vincoli, mostri segnali di solidità e una ritrovata capacità di investimento, l’Associazione sottolinea come sia stritolato tra obblighi rigidi, entrate stagnanti e spese non comprimibili. La priorità è evitare che la nuova governance europea si traduca in un ulteriore irrigidimento dei bilanci locali.

Al di là delle preoccupazioni, si riconoscono alcune misure di segno positivo, frutto anche del tavolo tecnico istituito presso la Ragioneria generale dello Stato (ex comma 795, L. di bilancio 2025) quali:

  • la riduzione del Fondo crediti di dubbia esigibilità (art. 118, co.1), un intervento richiesto da anni dall’ANCI. La misura restituisce ossigeno ai bilanci comunali, consentendo di valorizzare meglio la capacità di riscossione e liberare risorse oggi congelate in accantonamenti eccessivi.
  • l’allentamento dei vincoli sull’utilizzo degli avanzi vincolati per gli enti in disavanzo complessivo (art. 119, co.2), misura che si affianca alla possibilità di ripianare il Fondo anticipazione di liquidità in dieci anni per i Comuni in dissesto.

La manovra, segnala ANCI,conferma inoltre:

  • la stabilizzazione del Fondo Centri Estivi (60 milioni annui);
  • l’incremento del fondo per i minori affidati per sentenza, che sale a 250 milioni per il 2026;
  • l’abolizione del contributo permanente per gli enti beneficiari di immobili statali trasferiti nel quadro del federalismo demaniale;
  • il mantenimento dell’anticipazione di tesoreria al livello ampliato di 5/12 delle entrate (art. 120, co.2);
  • il rifinanziamento della card alimentare “Dedicata a te” per il biennio 2026-2027.

Sul fronte del personale, la previsione di un fondo aggiuntivo di 150 milioni (50 nel 2027 e 100 nel 2028) collegato al rinnovo contrattuale 2025-2027 è accolta come un segnale positivo.

Tuttavia, l’ANCI ricorda che solo per adeguare il trattamento accessorio servirebbero circa 1,5 miliardi di euro, una cifra fuori dalla portata dei bilanci comunali.

La mancanza di risorse rischia di aggravare la crisi del personale locale, sempre più anziano e soggetto a dimissioni volontarie verso comparti della PA più remunerativi.

Le criticità che restano

A fronte di questi miglioramenti, l’ANCI segnala persistenti squilibri nella spesa corrente, aggravati da accantonamenti e tagli introdotti dalle precedenti manovre.

Secondo i dati riportati, il settore locale dovrà affrontare nel 2026 una riduzione complessiva di 460 milioni di euro, su un totale di 2,08 miliardi di contrazioni programmate fino al 2029.

Le principali criticità riguardano:

  • i servizi sociali e assistenza ai minori;
  • la vulnerabilità strutturale della finanza comunale dovuta non alla mancanza di risorse ma a un impoverimento operativo e gestionale.

Verso una nuova stagione di investimenti

Sul fronte degli investimenti, il documento segnala una crescita costante: nel 2025 la spesa in conto capitale ha superato i 20 miliardi di euro, un livello paragonabile ai massimi degli anni Duemila.

La spinta del PNRR ha favorito la riattivazione di migliaia di cantieri, ma il taglio di oltre 8 miliardi in dieci anni alle risorse statali per gli investimenti locali rischia di interrompere questo trend.

L’ANCI propone quindi di:

  • stabilizzare i fondi pluriennali per gli investimenti comunali, anche attraverso la programmazione dei fondi di coesione;
  • riformare il Titolo VIII del TUEL per gestire meglio i casi di dissesto e predissesto;
  • rafforzare il ruolo dei Comuni nella realizzazione di progetti di rigenerazione urbana e housing sociale, oggi solo parzialmente coperti dal PNRR.

Il documento si chiude con un appello alla realizzazione di una manovra che riconosca il ruolo centrale dei Comuni nella tenuta sociale, economica e amministrativa del Paese. La sfida del DDL Bilancio 2026 sarà quella di trasformare le misure transitorie in strumenti stabili di governo e di fiducia verso le autonomie locali.

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