Perché le opere disegnate in un vecchio progetto non diventano legittime
Il principio nasce con il Consiglio di Stato, sentenza n. 1382 del 18 febbraio 2025, secondo cui «non può esistere né è giuridicamente configurabile un atto di assenso implicito ad opere abusive, non fondato sull'esplicito, e consapevole, riconoscimento della loro esistenza». La precisazione conta, perché ciò che si nega è l'assenso implicito, non la rilevanza di un titolo che quell'esistente lo riconosca espressamente.
Il ragionamento si affina nella citata n. 8908/2025, dove i giudici d'appello osservano che «l'assenso del Comune, infatti, riguarda il progetto di trasformazione edilizia-urbanistica presentato, mentre lo stato di fatto costituisce se mai il presupposto di tale valutazione». Sulla stessa linea il Consiglio di Stato con la sentenza n. 2443 del 24 marzo 2026, di cui abbiamo dato conto nel commento su come disegnare un abuso non lo renda legittimo.
Il confine passa però dal contenuto del titolo, non dal fatto materiale del disegno. Lo mostra il Consiglio di Stato con la sentenza n. 7992 del 13 ottobre 2025, che annulla l'ordine di demolizione di un vano cucina perché il permesso del 2004 aveva approvato espressamente le tavole di progetto da cui quel vano emergeva, e che censura il Comune per avere trattato come illegittimo un titolo mai rimosso, «senza tuttavia aver provveduto al previo doveroso annullamento in autotutela». Quando l'elaborato è oggetto dell'assenso legittima, quando accompagna un'istanza che riguarda altro no, e la differenza sta tutta in ciò che l'amministrazione ha valutato. Ne abbiamo scritto quando il Consiglio di Stato ha valorizzato progetti e documentazione tecnica.