Stato legittimo dopo il Salva Casa: la giurisprudenza 2025-2026

Il Decreto Salva Casa ha riscritto il primo periodo dell'art. 9-bis del Testo Unico Edilizia sostituendo una congiunzione e aggiungendo una condizione, e in due anni di pronunce quella singola riga ha prodotto due modi diversi di ragionare. Da una parte chi valorizza l'alternativa tra titolo originario e ultimo titolo, dall'altra chi subordina l'effetto legittimante a una verifica comunale che gli archivi quasi mai documentano.

di Gianluca Oreto - 23/09/2026

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Quando è il condono a determinare lo stato legittimo

La citata n. 1329/2026 colpisce una prassi diffusa negli uffici tecnici, affermando che «lo stato legittimo, quindi, non è un titolo, ma una condizione permanente dell'immobile» e che «è un grave errore motivazionale utilizzare una ipotesi di illegittimità di un titolo edilizio esistente, e non revocato o annullato, per rigettare una richiesta di provvedimento attuale che si basa sullo stato legittimo dell'immobile esistente». Un condono mai annullato determina lo stato legittimo, e disapplicarlo senza esercitare l'autotutela è eccesso di potere, fermo restando che il titolo sanante legittima nei soli limiti di ciò che è stato sanato. Ma fin dove arrivi quella legittimazione è oggi la questione più controversa dell'intera materia.

Va letta accanto al TAR Campania, sezione di Salerno, sentenza n. 683 del 9 aprile 2026, che conferma l'onere dimostrativo in capo al privato ma nega che il Comune possa pretendere una forma tipica, non intravedendo «alcuna fonte normativa, né nazionale né regionale che abbia individuato una specifica forma di attestazione e segnatamente un'asseverazione da parte di un tecnico».

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