Superbonus: truffa da 24,6 milioni con crediti duplicati e visti irregolari
Una società cartiera, professionisti compiacenti e documentazione falsificata: la Guardia di Finanza scopre un meccanismo fraudolento ai danni dello Stato
Il sistema del Superbonus, concepito per rilanciare l’economia e la riqualificazione del patrimonio edilizio, continua a rivelare crepe profonde sul fronte della sicurezza fiscale. Mentre la stagione delle agevolazioni straordinarie è ormai volta al termine, proseguono gli accertamenti su fenomeni distorsivi che, sfruttando il meccanismo della cessione dei crediti, hanno generato danni ingenti per l’Erario.
Ne è conferma l’ultima operazione condotta dalla Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura della Repubblica, che ha portato alla luce una frode fiscale da oltre 24,6 milioni di euro nel comparto dei bonus edilizi. Tre soggetti, tra cui due professionisti abilitati, sono stati denunciati per truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche, mentre una società è stata segnalata per responsabilità amministrativa ai sensi del D.Lgs. n. 231/2001.
Il meccanismo della frode: duplicazione di crediti e documenti falsificati
L’indagine ha ricostruito un sistema fraudolento altamente strutturato, basato sull’uso di una società “cartiera” – priva di sede, dipendenti e mezzi – intestata a un prestanome. Tale soggetto, solo formalmente operativo, ha fatto risultare l’esecuzione di inesistenti lavori di efficientamento energetico e miglioramento sismico, mediante l’acquisizione indebita di crediti fiscali riferiti a cantieri effettivamente realizzati da imprese ignare.
Il meccanismo era basato su una doppia operazione:
- da un lato, la falsificazione della documentazione tecnica e fiscale (compresi i SAL, le fatture e i computi metrici);
- dall’altro, la sostituzione del nominativo dell’impresa esecutrice reale con quello della società cartiera, apparentemente regolare perché dotata di visti di conformità rilasciati senza le dovute verifiche dal professionista compiacente.
Il risultato è stato un duplice riconoscimento del credito fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate: uno legittimo, riferito all’impresa che aveva eseguito realmente i lavori, e l’altro indebito, generato artificiosamente per la società cartiera.
Crediti ceduti a terzi in buona fede
Una parte consistente dei crediti falsi – circa 11,3 milioni di euro – è stata ceduta a soggetti terzi, presumibilmente in buona fede, mentre il restante ammontare – 13,3 milioni di euro – è stato bloccato grazie al tempestivo intervento della Guardia di Finanza, evitando ulteriori danni all’Erario.
Il G.I.P. del Tribunale ha disposto il sequestro preventivo per equivalente dei crediti fittizi complessivamente generati, pari a 24.631.212 euro.
Una truffa indicativa delle falle nel sistema
L’operazione conferma quanto già emerso in numerose inchieste condotte in tutta Italia: l’assenza di controlli ex ante, unita alla velocità con cui i crediti potevano essere generati, certificati e ceduti, ha reso il sistema estremamente vulnerabile. E proprio la superficialità (o connivenza) di alcuni tecnici abilitati nell’apporre visti di conformità si conferma come uno dei nodi centrali nella dinamica delle frodi.
Anche in questo caso, il professionista ha rilasciato i visti di conformità senza alcuna verifica documentale o tecnica, trasformando la procedura in una mera formalità cartacea, svuotata della sua funzione di garanzia.
Controlli a tappeto e centralità della fase repressiva
La vicenda si inserisce in un più ampio quadro di controllo e repressione degli abusi legati ai bonus edilizi. Come già avvenuto in altre operazioni recenti, il sequestro dei crediti – oltre a bloccare la monetizzazione indebita – assume una funzione di presidio sistemico: da un lato scoraggia nuove condotte fraudolente, dall’altro rafforza il messaggio che la responsabilità penale e amministrativa riguarda tutti i soggetti coinvolti, inclusi i cessionari “in apparenza ignari”.
Va infine ricordato che l’indagine è ancora nella fase preliminare e che vale il principio di presunzione di innocenza per tutti gli indagati, fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.
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