La sospensione improvvisa della misura Transizione 5.0 dopo il raggiungimento del limite di 2,5 miliardi di euro ha colto di sorpresa imprese, consulenti energetici e professionisti del settore.
Una decisione definita da AssoEGE come un fulmine a ciel sereno, che rischia di minare la fiducia degli operatori economici in un momento in cui la politica industriale del Paese avrebbe bisogno di continuità e certezze.
Transizione 5.0: risorse esaurite
Il piano Transizione 5.0 è stato presentato come il pilastro della nuova strategia per la decarbonizzazione dei processi produttivi, integrando la digitalizzazione di Transizione 4.0 con obiettivi di efficienza energetica e riduzione delle emissioni.
Finanziato con le risorse del PNRR, il programma prevede crediti d’imposta fino al 45% per gli investimenti in tecnologie “green” e sistemi di monitoraggio energetico, subordinati a una riduzione dei consumi energetici almeno del 3% a livello di sito produttivo o del 5% a livello di processo.
La forte risposta delle imprese - oltre 15.000 prenotazioni in poche settimane - ha portato al rapido esaurimento dei fondi. Tuttavia, la chiusura del canale di prenotazione senza una comunicazione preventiva o un piano di transizione condiviso ha creato un vuoto normativo e operativo che rischia di bloccare centinaia di progetti già avviati.
Le preoccupazioni di AssoEGE
Proprio per questo AssoEGE ha espresso “profonda preoccupazione” per le conseguenze della sospensione, sottolineando l’impatto negativo non solo sulle imprese beneficiarie ma anche sugli Esperti in Gestione dell’Energia (EGE) che hanno supportato le aziende nella pianificazione e nella validazione tecnica dei progetti.
“Questa decisione rischia di compromettere seriamente la fiducia delle imprese. Chi ha pianificato investimenti, seguendo le indicazioni istituzionali, si trova ora di fronte a uno scenario che incide in modo fortemente negativo sui business plan anche di interventi già avviati”, ha dichiarato l’ing. Francesca Marini, Presidente di AssoEGE.
L’associazione ricorda che gli EGE hanno operato sulla base di tempistiche e risorse definite nel quadro iniziale della misura. In assenza di comunicazioni ufficiali sulla rimodulazione dei fondi, non è stato possibile aggiornare per tempo le imprese, con conseguenze economiche e reputazionali significative.
“La raccolta e la validazione dei dati tecnici richiedono mesi di lavoro - spiega AssoEGE -. Se le informazioni fossero state pubblicamente disponibili, gli esperti avrebbero potuto adattare tempestivamente le analisi e gli scenari di intervento.”
Un appello al Governo: servono garanzie e continuità
Per evitare che gli investimenti già avviati restino sospesi nel vuoto, AssoEGE chiede all’Esecutivo di introdurre misure di tutela immediate per le aziende rimaste escluse, garantendo che i progetti in corso possano essere ricompresi nel piano Transizione 5.0 o in strumenti equivalenti.
Un’istanza che si inserisce in un contesto più ampio di revisione del quadro degli incentivi annunciato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), che nella Legge di Bilancio 2026 prevede una nuova fase della Transizione 5.0, con risorse aggiuntive e criteri più selettivi.
L’obiettivo dichiarato è quello di assicurare maggiore programmazione e prevedibilità per le imprese, integrando gli incentivi con il sistema ETS europeo e con i futuri strumenti del Green Deal Industrial Plan.