Piano Transizione 5.0: al via le domande per la nuova agevolazione fiscale

Con l'attivazione della piattaforma GSE entra nella fase operativa la misura introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 per sostenere gli investimenti in digitalizzazione e autoproduzione di energia da fonti rinnovabili attraverso una maggiorazione fiscale del costo dei beni agevolabili

di Redazione tecnica - 16/06/2026

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È partita la fase operativa del nuovo iperammortamento introdotto dalla Legge n. 199/2025 nell'ambito del Piano Transizione 5.0. Le imprese interessate possono già utilizzare la piattaforma del GSE per prenotare il beneficio fiscale destinato agli investimenti in tecnologie digitali e in impianti per l'autoproduzione di energia da fonti rinnovabili.

Nuovo Piano Transizione 5.0: aperta la piattaforma GSE per prenotare l’iperammortamento

A disciplinare modalità e tempistiche di accesso è il decreto direttoriale dell'11 giugno 2026 del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che ha approvato i modelli di comunicazione e le istruzioni operative necessarie per l'utilizzo della misura. Il provvedimento segna l'avvio concreto di uno degli strumenti introdotti dalla Legge di Bilancio 2026 per sostenere la modernizzazione del sistema produttivo nazionale.

La novità assume particolare rilievo anche perché segna il ritorno alla logica dell'iperammortamento, dopo una lunga stagione caratterizzata principalmente dal ricorso ai crediti d'imposta per gli investimenti innovativi. Il beneficio, infatti, non consiste in un contributo diretto o in un credito fiscale, ma in una maggiorazione del costo fiscalmente riconosciuto dei beni agevolabili, utilizzabile esclusivamente ai fini del calcolo delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria.

Transizione 5.0: quali investimenti rientrano nella nuova agevolazione fiscale

L'agevolazione riguarda gli investimenti effettuati tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028 e si inserisce nel percorso di sostegno alla trasformazione digitale ed energetica delle imprese.

Una prima categoria comprende i beni materiali e immateriali strumentali nuovi destinati alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi e ricompresi negli Allegati IV e V della Legge n. 199/2025. Per poter beneficiare dell'incentivo tali beni devono essere interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione oppure alla rete di fornitura.

La seconda categoria riguarda invece gli investimenti destinati all'autoproduzione di energia da fonti rinnovabili per autoconsumo, compresi i relativi sistemi di accumulo. La norma consente anche l'autoconsumo a distanza, purché siano rispettate le condizioni previste dal quadro attuativo della misura.

Per evitare sovradimensionamenti degli impianti, il legislatore ha inoltre stabilito che la capacità produttiva installata non possa superare il 105% del fabbisogno energetico della struttura produttiva, calcolato sulla base dei consumi medi annui registrati nell'esercizio precedente.

Quanto vale l'agevolazione: le percentuali di maggiorazione previste nel 2026

La misura prevede percentuali differenziate in funzione dell'ammontare complessivo degli investimenti realizzati.

Per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro è riconosciuta una maggiorazione del 180%. Per la parte eccedente tale soglia e fino a 10 milioni di euro la maggiorazione scende al 100%, mentre per la quota compresa tra 10 e 20 milioni di euro è prevista una maggiorazione del 50%.

Il meccanismo consente alle imprese di aumentare il valore fiscalmente ammortizzabile dei beni agevolati e, di conseguenza, di beneficiare di una deduzione più elevata nel corso degli anni di utilizzo degli investimenti.

Chi può beneficiare del Piano Transizione 5.0

La platea dei beneficiari è particolarmente ampia. Possono infatti accedere all'incentivo tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato e le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla forma giuridica adottata, dalla dimensione aziendale, dal settore economico di appartenenza e dal regime fiscale utilizzato per la determinazione del reddito d'impresa.

Si tratta quindi di una misura potenzialmente accessibile a una vasta gamma di operatori economici, dalle piccole imprese alle realtà industriali di maggiori dimensioni.

Come presentare la domanda sulla piattaforma GSE e prenotare l'agevolazione

L'accesso al beneficio passa attraverso una procedura telematica gestita dal GSE e articolata in più fasi.

Il primo passaggio consiste nella trasmissione della comunicazione preventiva, che deve essere presentata per ciascuna struttura produttiva interessata dagli investimenti. All'interno della comunicazione devono essere indicati i dati identificativi dell'impresa, la tipologia degli investimenti programmati, il relativo ammontare economico e le date previste per l'interconnessione dei beni digitali e per l'entrata in funzione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili.

Dopo l'invio della comunicazione, il GSE verifica la completezza delle informazioni trasmesse e la corretta compilazione della documentazione richiesta. Solo a seguito di esito positivo l'impresa può accedere alla fase successiva della procedura.

Entro 60 giorni dalla prenotazione dovrà infatti essere trasmessa una comunicazione di conferma, accompagnata dalla dimostrazione dell'avvenuto pagamento di un acconto almeno pari al 20% del costo di acquisizione di ciascun bene agevolato.

Nel caso di investimenti realizzati mediante locazione finanziaria, il requisito si considera soddisfatto con la stipula del contratto di leasing e con l'impegno assunto dalla società concedente nei confronti del fornitore.

Quando si perde l'agevolazione: i casi di revoca del beneficio fiscale

L'accesso all'agevolazione è subordinato al rispetto delle condizioni previste dalla normativa e degli obblighi documentali richiesti dalla procedura.

La maggiorazione può essere revocata, anche solo parzialmente, in caso di cessione dei beni agevolati, trasferimento degli stessi all'estero, irregolarità nella documentazione presentata oppure dichiarazioni non veritiere rese dall'impresa.

In tali circostanze l'Agenzia delle Entrate procede al recupero delle somme indebitamente fruite, con applicazione degli interessi e delle sanzioni previste dalla normativa tributaria.

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