L'umidità di risalita capillare è una delle cause più frequenti di degrado delle murature, eppure resta tra le più fraintese e mal diagnosticate. L'acqua presente nel sottosuolo raggiunge la base della muratura e, sfruttando la capillarità dei materiali porosi, risale attraverso la parete in contrasto con la forza di gravità.
L'altezza raggiunta dipende dal diametro dei capillari: più il poro è piccolo, maggiore è la risalita. Il fenomeno interessa prevalentemente le pareti al piano terra e i locali interrati degli edifici privi di adeguato isolamento alla base.
Umidità di risalita capillare: come riconoscerla
Riconoscere l'umidità di risalita è il primo passo per un intervento corretto. I tratti distintivi sono: una macchia uniforme che procede dal pavimento verso l'alto, un bordo ben definito che raramente supera il metro di altezza, la persistenza indipendente dalle condizioni climatiche stagionali e la frequente presenza di efflorescenze saline sulla superficie muraria. Quest'ultimo aspetto è cruciale: i sali trasportati dall'acqua non evaporano e continuano ad assorbire umidità dall'aria anche dopo l'eliminazione della fonte, mantenendo le murature apparentemente umide.

Risalita capillare su parete esterna: la tipica macchia uniforme che procede dal pavimento verso l'alto con bordo ben definito ed efflorescenze saline
La diagnostica riveste un ruolo determinante e spesso decisivo. Gli igrometri elettrici, comunemente utilizzati per le misurazioni rapide, possono fornire letture falsamente elevate in presenza di contaminazione salina, poiché nitrati, cloruri e solfati sono elettricamente conduttivi. Per questo la letteratura tecnica internazionale, a partire dal BRE Digest 245, raccomanda sempre il ricorso all'analisi gravimetrica e alla determinazione del contenuto di umidità igroscopica tramite il metodo HMC.
Soluzioni e interventi per eliminare l'umidità di risalita capillare
Tra le soluzioni disponibili, la barriera chimica per iniezione rappresenta oggi l'intervento più diffuso e meno invasivo. Consiste nell'iniettare prodotti idrofobizzanti, come silani, silossani o resine siliconiche, all'interno della muratura attraverso una serie di fori orizzontali, creando uno strato impermeabile che interrompe la risalita. La corretta esecuzione richiede la conoscenza della tipologia muraria, la scelta del prodotto adeguato e il rispetto dei protocolli di iniezione.

Schema della barriera chimica: l'iniezione di prodotti idrofobizzanti crea uno strato impermeabile che interrompe la risalita capillare
È fondamentale sottolineare che gli intonaci macroporosi, spesso proposti come soluzione definitiva, eliminano i sintomi ma non risolvono il problema alla radice: la muratura resta internamente umida con forte dispersione termica, e nel tempo i sali saturano l'intonaco riproducendo il degrado. Solo un approccio integrato, che combini diagnostica accurata, eliminazione della causa e ripristino delle finiture, garantisce risultati duraturi.
Un capitolo a parte meritano i dispositivi elettrici e gli apparecchi a onde elettromagnetiche, frequentemente proposti sul mercato come soluzioni definitive e non invasive per l’umidità di risalita. Questi sistemi promettono di invertire il flusso capillare attraverso campi elettrici o impulsi elettromagnetici, senza necessità di interventi murari. Tuttavia, la letteratura tecnica internazionale non ha ad oggi prodotto evidenze scientifiche sufficienti a dimostrarne l’efficacia in modo riproducibile e verificabile. In assenza di dati validati secondo protocolli riconosciuti, è opportuno affidarsi a tecnologie consolidate e documentate.
Un altro aspetto cruciale, spesso trascurato anche dai professionisti, è il trattamento dei sali residui dopo l’esecuzione della barriera chimica. Anche quando la risalita viene efficacemente interrotta, i sali igroscopici (nitrati, cloruri, solfati) già presenti nella muratura continuano ad assorbire umidità dall’aria circostante, mantenendo le pareti apparentemente bagnate e generando efflorescenze superficiali. Senza un’adeguata fase di desalinizzazione, attraverso impacchi con materiali assorbenti o intonaci specifici per il trasporto salino, il committente percepirà l’intervento come fallito, anche se la causa primaria è stata correttamente eliminata.
Per un approfondimento tecnico-scientifico su diagnosi, principi fisici della capillarità, classificazione delle barriere chimiche e riferimenti normativi, si rimanda al volume "Murature umide: cause e rimedi" (Grafill, 2026) di Renzo Spedicato.