Il Presidente degli Architetti italiani risponde all'Antitrust

09/10/2012

In riferimento alla segnalazione del Presidente dell'Antitrust Giovanni Pitruzzella sulla liberalizzazione delle professioni e gli ostacoli causati dalla permanenza di riferimenti normativi legati alla "adeguatezza" del compenso del professionista rispetto al "decoro professionale" e alla "importanza dell'opera" (leggi news), la nostra redazione ha richiesto la posizione ufficiale dei Presidenti delle principali categorie tecniche (Architetti, Ingegneri, Geologi, Geometri, Periti). Dopo la risposta del Presidente dei Geologi Gianvito Graziano (leggi news), del Presidente degli Ingegneri Armando Zambrano e di quello dei Periti Industriali Giuseppe Jogna (leggi news), è arrivata la risposta del Presidente degli Architetti Italiani Leopoldo Freyrie che, con una chiara presa di posizione, ha risposto alle nostre domande scrivendo una lettera aperta al Presidente Pitruzzella.

"La "Proposta di riforma concorrenziale ai fini della Legge annuale per il mercato e la concorrenza anno 2013" ancora una volta ricade nel vizio storico di affrontare il ruolo dei professionisti all'interno del mercato dei servizi sulla base di pregiudizi, non suffragati da ragioni né numeri. Le ipotesi e le proposte contenute nel Proposta sono evidentemente lontane dalla realtà, come se non ci fosse stata la Riforma della Professioni e come se non fossero noti i dati statistici delle realtà professionali: evidentemente gli analisti dell'Antitrust ragionano per ipotesi oppure leggono esclusivamente le analisi di chi, come l'Istituto Bruno Leoni, usa come termini di paragone - tra tutti i Paesi del mondo - esclusivamente la Gran Bretagna, considerata il "paradiso" della libertà economica (come lo scandalo Libor ben dimostra)".

Queste le parole con le quali il Presidente Freyrie ha cominciato la lettera aperta che ha continuato tornando a parlare delle tariffe professionali e di come queste siano state abbondantemente superate dal mercato. "L'annosa questione delle tariffe - continua la lettera - è superata dal Dpr di attuazione della Riforma delle Professioni di questo Governo; basta leggere con attenzione il rapporto sullo stato della Professione di Architetto del Cresme, così come altri analoghi di altre professioni, per avere contezza di una realtà professionale nella quale i redditi medi degli architetti valgono 35mila euro e l'uso della tariffa è da tempo diventato obsoleto, in un mercato sempre più simile a una giungla. O viceversa potete immaginare che i 150 mila architetti vogliano e possano mettersi d'accordo per fare cartello? Perché a due mesi dal DPR 137/2012 non credo che possiate davvero aver verificato una surrettizia reintroduzione delle tariffe. Oppure vi riferite ad una professione in particolare: se così chiamate le cose per nome, senza sparare nel mucchio".

"Nell'occasione, però - continua ancora il presidente degli Architetti italiani - chiediamo cortesemente di farci sapere che intenzioni ha l'Antitrust rispetto alle forme ingannevoli di pubblicità e l'evidente dumping di fenomeni come Groupon, che vi abbiamo segnalato senza avere risposta. Chiediamo anche come l'Antitrust possa stare in un assordante silenzio quando società pubbliche (regionalizzate, municipalizzate, università) finanziate con le nostre tasse ci fanno concorrenza sleale ottenendo incarichi di progettazione senza gara".

La conclusione
"Chiediamo, infine, come l'Antitrust possa tacere davanti a norme di selezione per gli incarichi pubblici di architettura in cui i requisiti sono tali da ridurre i concorrenti a poche decine di soggetti e davanti a una P.A. che mette a base di gara importi che sono un clamoroso invito al dumping. Se la vostra missione è intervenire: a) sulle intese restrittive della concorrenza, b) sugli abusi di posizione dominante, c) sulle operazioni di concentrazione che comportano la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante in modo tale da eliminare o ridurre in misura sostanziale e duratura la concorrenza, le domande che vi abbiamo posto urgono una risposta".

"Vi invitiamo - conclude la lettera - senza ledere in alcun modo la vostra autonomia, a confrontarvi con noi, ad acquisire i dati che possediamo,ad esaminarli e a discuterli pubblicamente, senza pregiudizi e con senso del realismo, perché non state trattando con società anonime capitalizzate, bensì con persone che ogni giorno si battono per guadagnarsi il pane, cercando pure di perseguire la qualità dei loro progetti nella speranza che ne abbia vantaggio la comunità. Quanto al "decoro" e alla "dignità", siamo consapevoli che si tratta di termini ottocenteschi e desueti: ma questo Paese ne ha molto, molto bisogno".

A cura di Gianluca Oreto


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