Distributori automatici enti pubblici: concessione di servizi o comodato?

di Redazione tecnica - 01/01/2026

Di fronte a fattispecie apparentemente “minori”, come l’installazione di distributori automatici di alimenti e bevande per il personale interno di un ente pubblico, è davvero necessario attivare una procedura di concessione ai sensi del Codice dei contratti pubblici? È possibile ricorrere a istituti più semplici, come il comodato d’uso di spazi, senza violare i principi di concorrenza e di accesso al mercato? E fino a che punto il principio del risultato può essere invocato per alleggerire gli oneri procedurali?

Distributori automatici enti pubblici: il parere del MIT

Sono interrogativi tutt’altro che teorici, che emergono con una certa frequenza nella pratica quotidiana delle amministrazioni e che trovano una risposta netta nel parere n. 3929 dell’11 dicembre 2025 fornito dal Supporto giuridico del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), dedicato ai contratti di vending per la fornitura di alimenti e bevande all’interno delle sedi pubbliche.

La questione nasce in un contesto molto circoscritto: un ente intende installare distributori automatici a servizio esclusivo dei propri dipendenti (circa quaranta), collocati in un’area interna poco visibile e con un numero del tutto marginale di utenti esterni. I ricavi stimati per l’impresa di vending sono estremamente contenuti, oscillando tra 1.000 e 1.600 euro annui.

Proprio l’esiguità del valore economico aveva indotto l’ente a interrogarsi sulla possibilità di evitare la qualificazione del rapporto come concessione di servizi, ipotizzando il ricorso a un comodato d’uso di spazi o ad altri istituti alternativi. Sullo sfondo, il timore era quello di dover attivare una procedura percepita come sproporzionata rispetto all’oggetto del contratto, con richiamo espresso ai principi del risultato, della semplificazione, della fiducia e dell’accesso al mercato.

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