Arriva la conferma del Cresme: il superbonus 110% ha frenato l'edilizia

di Redazione tecnica - 27/11/2020

In tempi non sospetti avevamo rilevato come per il completamento del quadro normativo relativo alle detrazioni fiscali del 110% (c.d. Superbonus) ci siano voluti 139 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del D.L. n. 34/2020 (c.d. Decreto Rilancio) o, se vogliamo, 79 dalla legge di conversione 17 luglio 2020, n. 77.

Oltre 4 mesi in cui il settore dell'edilizia è stato completamente ingessato nell'attesa di avere un quadro normativo definito che consentisse a tutti di conoscere le regole di una agevolazione fiscale nata con i migliori propositi e che potrebbe davvero cambiare le sorti del settore edili e della qualità del costruito italiano.

Ma, a quasi 2 mesi dagli ultimi provvedimento attutivi (i due decreti del MiSE Requisiti tecnici e Asseverazioni), restano ancora tanti punti interrogativi che l'Agenzia delle Entrate, l'Enea e i Ministeri interessati stanno provando a risolvere con FAQ e risposte che spesso però lasciano ancora più dubbi.

Se a questo marasma di dubbi, perplessità e scarsa conoscenza aggiungiamo le note complicazioni dovute al particolare momento storico in cui viviamo, il risultato è che la tanto richiesta proroga per il superbonus 110% dovrebbe essere un atto dovuto per non vanificare l'effetto trascinamento che questi interventi potrebbero generare sull'economia nazionale.

Emergenza Coronavirus e Superbonus 110%: il Rapporto Cresme

La conferma di queste nostre considerazioni arriva direttamente dall'ultimo rapporto del Cresme dal titolo "Il recupero e la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio: una stima dell'impatto delle misure di incentivazione" presentato alla Camera dei Deputati, che fa il punto sull'impatto delle detrazioni fiscali per il recupero e la ristrutturazione edilizia e la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio.

L’evoluzione normativa della disciplina delle detrazioni fiscali per il recupero edilizio e la riqualificazione energetica

Il Rapporto messo a punto dal Cresme rileva come le detrazioni fiscali per il recupero edilizio e la riqualificazione energetica abbiano dispiegato i loro effetti dal 1998 e dal 2007, con proroghe nel corso degli anni e modifiche che hanno inciso su aliquote, limiti massimi di spesa e categorie di interventi agevolabili.

Con le leggi di bilancio 2017, 2018, 2019 e 2020 abbiamo poi assistito ad una proroga delle applicazioni e la previsione di nuovi strumenti fiscali tra cui sismabonus, bonus facciate e bonus verde. Per ultimo è arrivato il Decreto Rilancio che ha introdotto il superbonus 110% per le spese sostenute per specifici interventi di efficienza energetica e di misure antisismiche sugli edifici (anche attraverso interventi di demolizione e ricostruzione) e la possibilità di optare per lo sconto in fattura e la cessione del credito per le spese sostenute negli anni 2020 e 2021 (possibilità che ha dato un'iniezione molto forte all'avvio dei lavori).

Le detrazioni fiscali nel Disegno di Legge di Bilancio per il 2021

Come rilevato dal Cresme, il disegno di legge di bilancio 2021 - attualmente all’esame della Camera - dispone la proroga per l'anno 2021 delle detrazioni spettanti per le spese sostenute per interventi di efficienza energetica, di ristrutturazione edilizia, per l'acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici, per il recupero della facciata esterna degli edifici e quelle per la sistemazione a verde di aree scoperte di immobili privati a uso abitativo. Tutte detrazioni che sarebbero scadute nel 2020 o avrebbero visto ridursi considerevolmente l'aliquota e che, quindi, necessitavano di un intervento immediato da parte del Parlamento.

Cosa che non è accaduta per le norme sul Superbonus 110%, attualmente in vigore fino al 31 dicembre 2021 ma che, complice una moltitudine di adempimenti e requisiti e la difficoltà dei condomini a convocare le assemblee, stenta a decollare come ci si aspettava e la conferma è arrivata in questi giorni anche dall'Enea che nel primo monitoraggio sul superbonus ha registrato 193 interventi presentati e autorizzati, con un'ammissione a detrazione di circa 14 milioni e 700 mila euro e con crediti per 16 milioni e 200 mila circa. Numeri buoni che confermano l'importanza del provvedimento ma che potrebbero crescere notevolmente in tempi "normali" e con orizzonti temporali più ampi.

L’impatto dell’emergenza sanitaria sul mercato dell’edilizia e le prospettive del Superbonus 110%

Ma il rapporto del Cresme è andato oltre e ha evidenziato come il settore delle costruzioni sia entrato nel “settimo ciclo edilizio” della storia del Paese dal secondo dopoguerra un ciclo che sarebbe più corretto definire “primo ciclo dell’ambiente costruito”, per sottolineare le nuove caratteristiche del mercato e le sfide innovative e di modello di offerta che questo richiede in termini di riqualificazione energetica, tecnologie e qualità dell’abitare. Le costruzioni hanno avviato la loro ripresa prima molto moderatamente, e poi con valori contenuti ma significativi nel 2018 e nel 2019, trainate dalla riqualificazione del patrimonio esistente e dalle opere pubbliche.

Edilizia: crescita interrotta nel 2020

La crescita del settore edile si è però interrotta nel 2020 a causa dell'emergenza sanitaria che alla fine porterà a chiudere l'anno con un -7,4% come valore della produzione nelle costruzioni (dato comunque migliore rispetto all'andamento economico complessivo del Paese).

Entrando nel dettaglio dei numeri pubblicati dal Cresme, nel 2020 la contrazione maggiore sarà registrata nel settore della attività di manutenzione straordinaria (-10,4%), superiore a quella delle nuove costruzioni (-7,4%).

Secondo le analisi del Cresme, benché l'emergenza Covid-19 sia una causa concorrente, la causa principale della contrazione dell'attività di manutenzione straordinaria è da ricercare proprio nel superbonus 110% che ha causato un differimento dell'attività edilizia in attesa del pieno avvio del percorso attuativo.

Il mercato delle costruzioni e il volume degli investimenti

Andando sui numeri complessivi, secondo le stime del Cresme gli incentivi fiscali per il recupero edilizio e per la riqualificazione energetica hanno interessato dal 1998 al 2020 oltre 21 milioni di interventi. In ventidue anni le misure di incentivazione fiscale hanno attivato investimenti pari a oltre 346 miliardi di euro.

Il dato a consuntivo per il 2019 indica un volume di investimenti pari a 28.762 milioni di euro veicolati dagli incentivi fiscali per il recupero edilizio, la riqualificazione energetica, la riduzione del rischio sismico e la riqualificazione delle facciate (la previsione elaborata nel rapporto dello scorso anno per il 2019 era stata di 28.963 milioni di euro).

Nel 2020, a causa della crisi pandemica, la previsione costruita a partire dai dati dei primi nove mesi dell’anno porta a stimare questo valore in 25.105 milioni di euro, con una flessione del 12,7% rispetto al 2019. L’analisi dei dati mensili, che rendicontano i pagamenti per i lavori effettuati, evidenzia che la flessione causata dalla pandemia è durata cinque mesi, da aprile ad agosto, con picchi di riduzione rispetto allo stesso periodo del 2019 toccati a maggio (-57,9%) e giugno (-42,6%); mentre con settembre l’attività è tornata crescere del +6,5%.

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A cura di Redazione LavoriPubblici.it



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Rapporto Cresme