Il nervo scoperto della riforma elettorale degli ordini professionali

16/01/2018

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Fra alcuni Ordini professionali - riuniti nella RPT-Rete Professioni Tecniche - e quello degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati è esplosa una polemica, all'apparenza infondata, relativamente alla riforma dei meccanismi elettorali di cui al DPR n. 169/2005, che ieri ha raggiunto il suo apice con un Comunicato Stampa della RPT dove, fra l'altro, si attacca personalmente il Presidente del Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati Roberto Orlandi accusandolo di avere reso sull'argomento“dichiarazioni lunari” alla stampa.

La singolarità della vicenda sta nel fatto che il Presidente degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati.....non ha fatto alcuna dichiarazione pubblica, nè alla stampa, nè ad altri.

Salvo una; il 10 gennaio, al quotidiano “LA REPUBBLICA” che gli chiedeva un parere di merito, dopo avere detto al giornalista di non poterlo dare in quanto era in corso una istruttoria da parte del Ministero della Giustizia, il Presidente Orlandi si limitava a dire: “In via di principio siamo perplessi rispetto ad una modifica normativa di così grande importanza adottata in limine di legislatura, con modalità temporali ridottissime, dopo due anni di sospensione dell'istruttoria. Abbiamo rappresentato queste ed altre puntuali osservazioni giuridiche al Sig. Ministro della Giustizia.”

Sarebbero queste le “dichiarazioni lunari” a cui si riferisce la Rete delle Professioni Tecniche?

Se sono queste, allora la posizione perplessa dell'Albo degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati deve avere involontariamente toccato un nervo scoperto.

Vediamo quale può essere. Al momento vi sono 8 Ordini professionali (quelli degli Agronomi, degli Architetti, degli Assistenti sociali, degli Attuari, dei Biologi, dei Chimici, dei Geologi e degli Ingegneri) i cui meccanismi elettorali sono governati dal DPR n. 169/2005 che ha un impianto assolutamente maggioritario (ad esempio, la “lista” che ottiene un solo voto in più si accaparra tutti i seggi negando qualunque spazio alla “minoranza”, anche nel caso questa rappresenti il 49% dei votanti) e delle modalità operative carenti di terzietà (ad esempio: è il Presidente uscente che controlla e valida le candidature, anche quella propria nel caso si ricandidi) che oggettivamente favoriscono oltremodo i Consiglieri uscenti, che possono ottenere la riconferma con più facilità rispetto a chi concorre dall'esterno.

Per averne prova basta guardare l'esito delle elezioni della più grande categoria che applica il DPR n. 169/2005, quella degli Ingegneri: diversamente da quanto avveniva in precedenza, i due più grandi Ordini degli Ingegneri d'Italia quello di Roma (oltre 23.000 iscritti) e quello di Napoli (oltre 13.200 iscritti), pur esprimendo un considerevole numero di voti, non hanno più loro rappresentanti nel Consiglio Nazionale (nel quale invece siedono rappresentanti di Ordini piccolissimi).

L'assenza dell'Ordine di Roma dal Consiglio Nazionale dura dall'entrata in vigore del DPR n. 169/2005 ed il motivo è semplice; dal momento che si vota per “liste” (e si vince, prendendosi tutti i posti, per un solo voto in più) chi sbaglia “lista” non tocca palla.

Bisogna però chiedersi se escludere dal “Parlamento della categoria” gli Ordini più grandi (che in due soli contano oltre il 15% degli Ingegneri italiani iscritti all'Albo) rientri pienamente nei canoni della democrazia.

Va detto che, rispetto a questa criticità, il DPR n. 169/2005 reca in se un “meccanismo di contenimento” alla perpetuazione nelle cariche prevedendo che non sia possibile ricoprire la stessa per più di 2 mandati (che equivalgono ad 8 anni per i Consigli provinciali ed a 10 anni per quelli Nazionali). A seguito di una richiesta degli Ordini interessati, nel 2010 i mandati da 2 sono stati prorogati a 3.

Ed adesso che anche il tempo di questa ulteriore proroga per molti Ordini è scaduta o sta scadendo è tornata pressante la richiesta di una nuova proroga o di un allungamento nel numero dei mandati.

Per evitare la brutalità di una proroga “secca” (come fatto nel 2010), peraltro ingiustificata, si è ricorsi alla “riforma” del DPR n. 169/2005, la quale ovviamente contiene, ben nascosta fra le righe, una ulteriore proroga dei mandati.

Di quanto? Si raddoppia. Altri 3 mandati, che si aggiungono agli eventuali 3 precedenti (per chi già li avesse svolti. Restano invece 3 per i nuovi Presidenti).

Per meglio giustificare una simile operazione è stata invocata la necessità di “rendere omogenei” i meccanismi elettorali di tutte le categorie tecniche; oltre alle 8 già citate il DPR n. 169/2005 verrebbe esteso alle altre 5 (Agrotecnici ed Agrotecnici laureati, Geometri, Periti agrari, Periti industriali e Tecnologi alimentari), e così anche gli Agrotecnici sono stati chiamati dal Ministero della Giustizia a dare la loro opinione su questa riforma dei meccanismi elettorali.

Ed è stato (per le ragioni anzidette e per altre di carattere giuridico) un parere negativo, molto articolato, espresso verbalmente al Signor Ministro della Giustizia il 19 dicembre 2017 e poi formalizzato il 27 seguente.

La contrarietà degli Agrotecnici alla descritta operazione, perfettamente nota agli altri Ordini professionali, non ha creato problemi fin quando l'argomento è rimasto confinato negli uffici ministeriale, ma è diventato un macigno quando la stampa ha iniziato ad occuparsi della vicenda,  nonostante il fatto che l'Albo degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati non avesse fatto alcuna dichiarazione pubblica e nessun comunicato, osservando invece un rigoroso silenzio. Fin quando, il 15 gennaio 2018, gli Agrotecnici sono stati pesantemente chiamati in causa dal Comunicato Stampa della RPT.

Questi i fatti.

Cosa chiedono gli Agrotecnici al Ministero della Giustizia? In primo luogo nel loro parere sono stati evidenziati gli elementi positivi contenuti nel progetto di riforma del DPR n. 169/2005 (perchè ve ne sono, in particolare rispetto ad oggi) ma anche le molte criticità presenti, invitando a mantenere i primi ed eliminare le seconde.

In secondo luogo, ritenendo che il DPR n. 169/2005 -ancorché riformato- sia uno strumento inadeguato, hanno chiesto di mantenere il loro attuale meccanismo elettorale, ben delineato nella propria legge istitutiva, che è completamente proporzionale, consentendo la totale contendibilità delle cariche e lasciando spazio negli organi elettivi per ogni forma di minoranza un minimo organizzata.

L'Albo degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati è infatti convinto che una categoria professionale possa crescere e prosperare unicamente se è aperta, inclusiva e viene governata dai migliori, non se blinda le cariche del momento per poi perpetuarle in nome di una “stabilità amministrativa” del tutto impropria. E chiede solo di poter continuare su questa strada, che negli ultimi 10 anni lo ha fatto diventare il primo Albo in assoluto nel suo settore ed il preferito dai giovani che intendono svolgere una attività professionale nel settore agrario, ambientale o naturalistico.

A cura di Ufficio Stampa Collegio Nazionale degli Agrotecnici e Agrotecnici Laureati



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