Crisi edilizia: persi 200 mila posti di lavoro e chiuse 120 mila aziende

17/09/2018

La crisi nel settore delle costruzioni non conosce sosta, e dal 2008 ad oggi ha provocato la scomparsa di 800 mila posti di lavoro e la chiusura di 120 mila aziende. Dieci anni fa il settore rappresentava oltre l’11% del Pil nazionale, oggi poco più dell’8%. Di fronte a questi numeri auspichiamo che il governo intervenga subito e drasticamente e rimetta in moto l’edilizia, settore in grado di rilanciare l’intera economia del Paese”.

Queste le parole del segretario generale della Filca-Cisl nazionale, Franco Turri, che ha commentato dei numeri sorprendenti in merito alla crisi che da 10 anni affligge il settore edile.

Chiediamo alle forze politiche che governano l’Italia - ha proseguito Turri - di destinare importanti risorse per mettere in sicurezza il territorio, operare una manutenzione seria e puntuale delle infrastrutture e degli immobili pubblici, realizzare o completare le grandi opere utili alla collettività ed all’economia del Paese. Inoltre è necessario rendere strutturali e più vantaggiosi gli incentivi per i privati, convertire gli insediamenti industriali e riscrivere il Codice appalti per una semplificazione delle procedure: per un’opera oggi ci vogliono ben 15 anni, dei quali 8 persi in burocrazia. Il sindacato continuerà a fare pressing perché queste misure siano approvate e in tempi rapidi, e lo farà insieme all’Ance, l’Associazione dei Costruttori, e alle altre associazioni datoriali. Una modalità che ricalca quanto già fatto con gli ‘Stati Generali delle Costruzioni”, nel periodo dal 2009 al 2011, e che costituisce un segnale fortissimo di coesione sociale, in un momento in cui il Paese appare fortemente diviso”.

Questo indispensabile cambio di rotta sull’edilizia - conclude Turri - necessita di una forte volontà politica e dello stanziamento di risorse importanti, ma che porterebbero benefici e vantaggi per tutti, di gran lunga superiori alla spesa affrontata”.

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