Superbonus, il Governo si impegna sul calcolo del pie’ d’opera nei SAL
Tra le numerose storture che hanno segnato l’applicazione del Superbonus, quella legata al raggiungimento del 30% dell’intervento complessivo entro il 30 settembre 2022 rappresenta, senza dubbio, una delle più insidiose. Una stortura normativa e interpretativa che ha colpito soprattutto i contribuenti, lasciati per mesi in un limbo di incertezza e oggi destinatari di pesanti contestazioni.
Il nodo della soglia: lavori eseguiti o materiali consegnati?
Tutto ruota attorno a una delle condizioni previste per accedere alla proroga della maxi-detrazione fino al 31 dicembre 2023, riservata alle persone fisiche proprietarie di edifici unifamiliari o unità autonome (art. 119, comma 8-bis, D.L. n. 34/2020):
“La detrazione del 110 per cento spetta anche per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2023, a condizione che alla data del 30 settembre 2022 siano stati effettuati lavori per almeno il 30 per cento dell'intervento complessivo, nel cui computo possono essere compresi anche i lavori non agevolati.”
Una norma chiara nell’obiettivo, ma ambigua nell’applicazione. Cosa significa “lavori effettuati”? È corretto includere nel computo i materiali già consegnati e presenti in cantiere ma non ancora installati?
Il chiarimento tardivo del MEF e le contestazioni dell’Agenzia delle Entrate
Per mesi, la prassi ha seguito l’impostazione tecnica più logica: considerare nel SAL anche le cosiddette forniture “a piè d’opera” – infissi, caldaie, pompe di calore, impianti fotovoltaici – purché regolarmente documentate, consegnate e contabilizzate entro la data limite.
Poi, l’11 novembre 2024, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha pubblicato il parere 12 novembre 2024 che ha smentito questa lettura, stabilendo che nel calcolo del 30% potevano rientrare solo i lavori effettivamente eseguiti, escludendo le forniture non ancora installate. Un cambio di rotta che ha generato effetti dirompenti: l’Agenzia delle Entrate, sulla base del nuovo orientamento, ha avviato azioni di recupero e contestazione nei confronti di contribuenti e imprese, arrivando a chiedere la restituzione integrale delle somme agevolate, con sanzioni e interessi.
L’intervento politico: l’ordine del giorno di Forza Italia
Su questo punto è intervenuta l’on. Erica Mazzetti (Forza Italia), che ha presentato un ordine del giorno volto a impegnare il Governo ad adottare misure correttive, nel rispetto del principio di legittimo affidamento e del principio di irretroattività.
“Il raggiungimento delle soglie di legge dello stato di avanzamento lavori (SAL), indispensabile per accedere al credito d’imposta, allo sconto in fattura e alla cessione del credito – spiega Mazzetti – è stato oggetto di una interpretazione particolarmente restrittiva. L’inserimento nel SAL di beni consegnati in cantiere ma ancora da installare, precedentemente ammesso anche da fonti autorevoli, è stato improvvisamente considerato illegittimo, dando luogo a contestazioni pesantissime”.
Mazzetti ha sottolineato come molte famiglie e imprese, soprattutto piccole e medie, siano oggi nell’impossibilità di difendersi in sede tributaria, nonostante esistano concrete possibilità di vittoria, proprio perché per accedere ai ricorsi è necessario versare anticipatamente somme ingenti.
Il cuore della questione: legittimo affidamento e Statuto del contribuente
La questione non è solo tecnica, ma anche giuridica: applicare retroattivamente un’interpretazione restrittiva, in contrasto con la prassi consolidata e le indicazioni di esperti, significa violare i principi sanciti dallo Statuto del contribuente. E questo vale anche in presenza di un parere ministeriale tardivo e isolato, che non può essere utilizzato per giustificare pretese restitutorie fino al 250% delle somme agevolate.
“Con il mio ordine del giorno – afferma ancora Mazzetti – ho chiesto che venga riconosciuta la buona fede dei contribuenti e adottata una soluzione uniforme su tutto il territorio nazionale, che escluda l’applicazione retroattiva della nuova impostazione”.
Conclusioni (ancora provvisorie)
Il Governo ha accolto l’ordine del giorno e si è impegnato ad affrontare la questione. Ma ora sarà necessario vigilare sull’effettiva attuazione da parte degli Uffici fiscali, affinché le famiglie e le imprese coinvolte non vengano travolte da pretese arbitrarie e incoerenti con il quadro normativo vigente all’epoca dei fatti.
L’auspicio è che questa vicenda diventi un precedente utile a rafforzare un principio troppo spesso disatteso: la chiarezza normativa è un dovere dello Stato, non un favore al contribuente.
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