Rapporto del Cresme: Architetti italiani al 19° posto in Europa per reddito

E’ stato presentato la settimana scorsa dall’Ordine degli architetti di Roma il Rapporto Cresme “La città del futuro. Roma 2030 l’architettura come risorsa” ...

01/02/2017
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Rapporto del Cresme: Architetti italiani al 19° posto in Europa per reddito

E’ stato presentato la settimana scorsa dall’Ordine degli architetti di Roma il Rapporto CresmeLa città del futuro. Roma 2030 l’architettura come risorsa” da cui è possibile ricavare alcune semplici indicazioni sullo stato dell’architettura in Italia. Al paragrafo 3.2 del rapporto è evidenziato come in Italia il rapporto professionisti/popolazione, che fornisce un’indicazione di massima del rapporto tra domanda e offerta, è il più alto d’Europa: circa 2,5 architetti ogni mille abitanti, contro gli 1,6 che si registravano nel 2000. Se si guarda al contesto europeo l’Italia è il paese con il più alto numero di architetti in attività sia in termini assoluti, sia in termini relativi. In Francia gli architetti solo lo 0,45 per mille, nel regno Unito lo 0,57, in Svezia lo 0,57. La media europea è 0,96, in Germania gli architetti sono 1,33 ogni mille.

Secondo i dati raccolti dal Consiglio Europeo degli Architetti (ACE), gli architetti italiani rappresentavano nel 2014 poco meno del 27% del totale europeo (includendo anche la Turchia). In Germania, il secondo paese in Europa, gli architetti sono poco più di 100 mila (circa il 30% in meno). In Francia e Regno Unito, appena 30 mila.

Utilizzando, poi, una stima della reale domanda di servizi di progettazione ottenuta a partire dagli investimenti annui nel settore delle costruzioni (divisi tra nuove opere e lavori di recupero e ristrutturazione), si trova che gli architetti italiani nel 2014 avrebbero avuto a disposizione appena 105 mila euro a testa; il secondo valore più basso tra tutti i paesi europei (superiore soltanto a quanto misurato per la Grecia); un terzo del mercato di riferimento pro-capite stimato per gli architetti tedeschi; tra otto e nove volte in meno rispetto a Francia e Regno Unito.

Dal punto di vista del reddito i dati sugli altri principali paesi europei hanno consentito di ricostruire, nel rapporto Cresme, il quadro dei redditi per il 2013: anno in cui il reddito medio degli architetti italiani è stimato pari a 19 mila euro di reddito imponibile (misurati a parità di potere d’acquisto, detratti i costi dell’attività); questo reddito posiziona gli architetti italiani al 19° posto in Europa su 27 paesi, anche al di sotto di realtà come Turchia, Slovenia e Estonia, e comunque ben lontano dai 29 mila euro medi stimati per il livello europeo, e soprattutto dei 54,7 mila euro della Svizzera, i 44 dell’olanda, i 43 della Germania. In Spagna con la terribile crisi il reddito imponibile degli architetti si è fermato a 28.300 euro.

Appare evidente - si legge nel rapporto - che serve una politica per l’internazionalizzazione degli architetti italiani. Le dinamiche in atto del mercato italiano rendono difficile pensare che ci sia spazio come nel passato. Una delle soluzioni è quindi quella di sviluppare un’azione promozionale forte accompagnata da una nuova politica formativa che comprenda le lingue (quanto meno l’inglese) e nuovi saperi, dato che lo stesso mercato delle costruzioni si è profondamente configurato e vive un profondo processo di cambiamento.

Per quanto concerne il mercato europeo nel rapporto Cresme è precisato che guardare all’estero vuol dire anche guardare all’Europa e alle sue caratteristiche, un mercato di 1.400 miliardi di euro, uscito dalla fase recessiva iniziata nel 2007, che ha avviato una nuova fase ciclica di crescita, in tutti i paesi europei, compresi quelli del sud che hanno pagato lo scotto più grave della crisi. Il mercato europeo, a differenza di quello delle economie emergenti, è caratterizzato da una chiara partizione tra nuove costruzioni (698 miliardi di euro) e recupero, riqualificazione e manutenzione del patrimonio esistente (739). Il peso della riqualificazione del patrimonio esistente, che nel comparto residenziale tocca anche l’80% degli investimenti (come in Danimarca e in Italia) ha a che fare con la storia della produzione edilizia e con le città. Oltre il 40% degli edifici in Europa è stato costruito prima del 1960, e ha oggi più di cinquant’anni. Nel Regno Unito oltre il 50% delle abitazioni è stato costruito prima del 1960. In Germania si spendono in un anno circa 160 miliardi di euro per la riqualificazione degli edifici esistenti. E il recupero non può che crescere.

Il rapporto Cresme integralmente allegato alla presente notizia è diviso nelle seguenti 4 capitoli:

  • Parte prima - Inquadramento
  • Parte seconda - Il mercato delle costruzioni nel mondo, in Europa, in Italia e il potenziale mercato degli architetti
  • Parte terza - Gli architetti italiani
  • Parte quarta - L’architetto nelle città del futuro e nella nuova era delle costruzioni.

A cura di Redazione LavoriPubblici.it