Jobs Act Autonomi: passo in avanti ma ancora largamente insufficiente

19/05/2017

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A pochi giorni dall'approvazione in Senato del ddl n. 2233-B recante "Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l'articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato" (c.d. Jobs Act Autonomi - leggi articolo) e dalla grande manifestazione che ha visto riuniti architetti, ingegneri, geometri, avvocati, medici e commercialisti per rivendicare la dignità del lavoro che svolgono nel proprio Paese, la Rete delle Professioni Tecniche (RPT) è intervenuta sull'argomento rivendicando il suo ruolo di interlocutore principale con il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti.

L’approvazione del Jobs Act Autonomi - ha detto la RPT - rappresenta sicuramente un passo in avanti significativo ma ancora non sufficiente. Restano ancora da affrontare, tra l’altro, i delicati temi dell’equo compenso, della tutela dalle clausole vessatorie, dell’affidamento al tribunale del lavoro delle controversie tra professionisti e committenti che, come Rete Professioni Tecniche, abbiamo avuto modo di illustrare recentemente al Ministro del Lavoro Poletti. Nel corso dell’iter legislativo del Ddl Autonomi, in particolare, abbiamo più volte fatto rilevare l’urgenza di introdurre una disposizione che conducesse alla definizione di corrispettivi economici idonei a costituire un efficace strumento di orientamento per i committenti e per i professionisti, nel rispetto dei principi di libera concorrenza e parità di trattamento. D’altra parte, l’abolizione delle tariffe non ha fatto venir meno la necessità di continuare ad applicare il principio del giusto compenso economico".

In merito al ruolo rappresentato dagli Ordini Professionali, la RPT ha continuato "Segnaliamo, inoltre, che non è stata espressamente inserita la rappresentanza ordinistica nel tavolo tecnico di confronto permanente sul lavoro autonomo, previsto dall’articolo 17 del provvedimento. Gli Ordini sono organismi istituzionali che da sempre svolgono funzioni anche di rappresentanza dei professionisti iscritti, in modo particolare negli ultimi anni. La loro esclusione da quel tavolo è assolutamente immotivata e priverebbe lo stesso Ministero del Lavoro di una interlocuzione fondamentale per capire e sostenere il mondo del lavoro professionale in Italia. Su questo punto il Ministro Poletti ha assunto l’impegno ad allargare il tavolo anche ai rappresentanti degli Ordini".

In realtà, nonostante l'indiscutibile lavoro ai fianchi presso gli uffici dei Ministeri, ci chiediamo come mai la RPT non si sia unita alla manifestazione del 13 maggio scorso, lasciando i professionisti (ovvero i propri iscritti) soli per una richiesta che avrebbe dovuto coinvolgere tutti gli Ordini professionali e Consigli Nazionali: la dignità lavorativa e un equo compenso.

A cura di Redazione LavoriPubblici.it

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