Decreto Semplificazioni e Codice dei contratti: chieste modifiche all’intero processo di esecuzione delle opere pubbliche

03/08/2020
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Decreto Semplificazioni e Codice dei contratti: proseguono le audizioni in Senato per la conversione in legge del Decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76 recante “Misure urgenti per la semplificazione e l'innovazione digitale” che, com'è noto, ha apportato parecchie modifiche al D.Lgs. n. 50/2016 (c.d. Codice dei contratti) e al DPR n. 380/2001 (c.d. Testo Unico Edilizia).

Decreto Semplificazioni e Codice dei contratti: le audizioni in Senato

Proprio le modifiche al Codice dei contratti hanno ricevuto le maggiori critiche da parte dei principali stakeholder che non hanno riconosciuto alcuna "semplificazione" normativa ma solo appesantimenti dovuti alla natura temporanea di molte modifiche che, unite al recente lavoro di messa a punto del nuovo Regolamento unico, stanno confondendo enti pubblici, imprese e professionisti.

La stessa Corte dei Conti ha criticato le modifiche apportate dal Decreto Semplificazioni al Codice dei contratti parlando proprio di "complicate questioni di diritto intertemporale". Tra le altre cose, le critiche più aspre ricevute hanno riguardato la necessità di modifica non tanto alle fase di aggiudicazione delle gare quanto all'intero processo di esecuzione delle opere pubbliche.

Sull'argomento, dopo aver ricevuto il comunicato stampa ufficiale della Rete delle Professioni Tecniche (RPT), abbiamo intervistato il Vicepresidente del Consiglio Nazionale degli Architetti Rino La Mendola, che ha coordinato i lavori del tavolo “Lavori Pubblici” della RPT.

In occasione dell’audizione avete presentato un documento con le vostre proposte per la conversione in legge del decreto?

Si abbiamo presentato un documento, che riguarda, da un lato, aspetti generali e, dall’altro, aspetti specifici, come quelli che riguardano il Capo I (Lavori Pubblici) ed il Capo II (Edilizia). Avendo trattato, nello specifico, il Capo I, dapprima con i gruppi operativi tematici e con il Consiglio Nazionale degli Architetti ed, a seguire, con il tavolo Lavori Pubblici della Rete delle Professioni Tecniche, mi esprimerò soltanto sugli emendamenti relativi al sopra richiamato Capo I.

Qual è il vostro suo giudizio complessivo sul testo del “decreto semplificazioni” varato dal governo, con particolare riferimento al Capo I?

Riteniamo il provvedimento deludente ed insufficiente a rilanciare concretamente i lavori pubblici sul territorio nazionale. Il decreto raccoglie infatti una serie di dispositivi finalizzati a snellire le procedure, ma senza una visione globale o se vogliamo senza una spina dorsale. Per fare un esempio, per accelerare l’esecuzione dei lavori pubblici, non si può pensare solo agli appalti, ignorando i tempi lunghi determinati dalla programmazione, dalla redazione ed approvazione dei progetti, dall’esecuzione dei lavori e dal collaudo, che spesso arriva dopo tanti anni dalla fine dei lavori.

Il decreto prevede l’affidamento diretto di lavori, servizi e forniture per importi stimati inferiori a 150.000 euro, purché la determina contrarre venga adottata entro il 31 luglio 2021. Quali posizioni avete espresso?

Sul tema abbiamo registrato un vivace dibattito, non solo in seno al Consiglio Nazionale degli Architetti, ma anche in seno ai gruppi operativi dello stesso CNAPPC ed attorno al tavolo “Lavori Pubblici” della Rete delle Professioni Tecniche. Alla fine ha prevalso la linea di accettare questa misura temporanea, riducendo la soglia per l’affidamento da 150.000 a 100.000 euro, purché contestualmente nella legge di conversione venga introdotta una modifica all’articolo 2 del decreto, al fine di fare salva l’adozione delle procedure concorsuali quando ne ricorrono le condizioni (opere di architettura), ed una modifica all’articolo 95 del codice dei contratti, finalizzata a stabilire che, negli affidamenti diretti di servizi di architettura e ingegneria, vengano riconosciuti agli affidatari i corrispettivi professionali, calcolati con il cosiddetto decreto parametri, senza alcun ribasso, nella consapevolezza che, venendo a mancare in tali affidamenti il confronto tra concorrenti e quindi la parte negoziale, è assolutamente fuori luogo l’applicazione di un criterio di selezione, come “il ribasso dei corrispettivi”.

Avete proposto delle modifiche al codice dei contratti, finalizzate a semplificare l’esecuzione delle opere pubbliche?

Certamente sì. Con il documento presentato in audizione, abbiamo proposto un pacchetto di emendamenti finalizzati alla semplificazione dell’intero processo di esecuzione delle opere pubbliche: dalla programmazione al collaudo dei lavori, passando anche per un notevole snellimento delle procedure anche nella fase di predisposizione e di verifica dei progetti.

Per fare un esempio, con il nostro documento abbiamo proposto che, per la programmazione annuale di lavori di importo inferiore alle soglie comunitarie di cui all’art. 35 del codice, sia sufficiente uno studio di fattibilità semplificato con una stima parametrica dei lavori, in sostituzione del ben più complesso progetto di fattibilità tecnica ed economica.

In merito alla progettazione, abbiamo proposto che, laddove la divisione in più livelli non sia indispensabile per una preliminare acquisizione dei pareri, la progettazione definitiva possa essere accorpata a quella esecutiva, purché questa contenga tutti gli elementi previsti per il livello omesso, salvaguardando la qualità della progettazione ed i corrispettivi del progettista, che devono ricomprendere le aliquote previste dal decreto parametri per le prestazioni da eseguire, anche se afferenti al livello omesso. Per i concorsi di progettazione, abbiamo inserito un emendamento per stabilire che il disciplinare deve indicare l’importo dei corrispettivi che spettano al vincitore del concorso, per la redazione dei successivi livelli della progettazione, e stabilire altresì l’eventuale ribasso da applicare, ritenendo in tal modo esperita la negoziazione. Ciò è molto importante per accelerare le procedure e per scongiurare il rischio che il vincitore del concorso possa trovarsi nelle condizioni vessatorie di subire notevoli ribassi nella fase di affidamento dei successivi livelli della progettazione.

Per i lavori di importo inferiore alla soglia comunitaria, abbiamo proposto inoltre che la verifica dei progetti possa più semplicemente rientrare tra le competenze del RUP, così come abbiamo proposto che il collaudo sia sostituito dal certificato di regolare esecuzione, redatto dallo stesso direttore dei lavori, in modo che le opere pubbliche possano essere di fatto collaudate e rese agibili immediatamente dopo la fine dei lavori.

Infine, al fine di imprimere un’accelerazione alla ripresa dei lavori e di rilanciare le attività libero professionali, che versano in grave crisi dopo il fermo determinato dalla pandemia COVID-19, il nostro documento prevede che le stazioni appaltanti, fino al 31 dicembre 2021, affidino i servizi di progettazione prioritariamente ai liberi professionisti. Riteniamo che questo sia uno degli emendamenti più importanti del nostro documento.

Sarebbe però necessaria una norma che garantisse la copertura finanziaria dell’affidamento della progettazione ai liberi professionisti, in una fase precedente al finanziamento dei lavori, altrimenti il meccanismo continuerà a bloccarsi proprio nella fase di affidamento della progettazione a soggetti esterni alla pubblica amministrazione. Avete delle idee in merito?

Certamente si. Puntando sul fatto che il decreto semplificazioni è da classificare tra le norme che impegnano risorse economiche dello Stato, con il nostro documento abbiamo proposto l’introduzione di un articolo (art.7 bis) con il quale istituire un fondo di rotazione, per finanziare gli affidamenti ai liberi professionisti, che impegnerebbe, per la fase di start-up, risorse dello Stato per 50 milioni di euro ma che, a regime, sarebbe autoalimento con i ribassi recuperati dalla gare per l’affidamento dei lavori finanziati.

Visti gli insuccessi di precedenti fondi di rotazione, abbiamo pensato ad un nuovo modello di fondo, gestito da una cabina di regia, da costituire presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, preposta alla programmazione ed alla ripartizione delle risorse da anticipare alle stazioni appaltanti e ad indirizzare quest’ultime lungo assi di finanziamento certi. Il modello che abbiamo proposto al legislatore punta alla restituzione delle somme, da parte delle stazioni appaltanti, entro un termine congruo per recuperare i ribassi di gara, nella fase di affidamento dei lavori (da cinque a dieci anni).

Per concludere, abbiamo proposto anche l’eliminazione del balzello delle spese di pubblicazione dei bandi di gara a carico dei liberi professionisti affidatari dei servizi di architettura e ingegneria. Abbiamo infatti proposto che tali spese di pubblicazione non siano più addebitate al professionista aggiudicatario, ma siano inserite nel quadro economico del progetto, tra le somme a disposizione dell’amministrazione, in modo che la stazione appaltante possa recuperare le somme anticipate, attingendo allo stesso quadro economico.

Adesso, aspettiamo le valutazioni delle Camere, con la speranza che i parlamentari non si limitino a rincorrere slogan scontati o ancora peggio il trend dei social o delle piattaforme e valutino con attenzione le nostre proposte, che sono finalizzate a rilanciare un settore fondamentale per l’economia del Paese, come quello dei lavori pubblici.

Ringrazio il Vicepresidente La Mendola per il contributo e lascio come sempre a voi ogni commento.

A cura di Ing. Gianluca Oreto

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