Il Terremoto della Ricostruzione

13/04/2018

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Oggi, tornato al lavoro, il mio pensiero va ai luoghi del terremoto, quello di ultima memoria. Nitido è il ricordo degli eventi, di quei momenti di un passato a noi vicino che ha turbato ogni certezza. Nel tepore di una giornata come questa, con il cielo assolato e con quelle poche nuvole che  minacciano un repentino cambiamento, inizio la mia  giornata con intenzioni costruttive; accendo il computer e faccio il punto della situazione: alcuni progetti, relativi ad interventi di riparazione dei danni provocati dagli eventi sismici su edifici ad uso abitativo, sono stati completati e sono in attesa di essere trasmessi agli enti preposti per il rilascio dei rispettivi pareri di competenza, quali atti richiesti dal vigente sistema normativo; tali atti - per costruzioni ordinarie, in assenza di particolari vincoli - sono rappresentati dall’autorizzazione sismica, rilasciata dall’ufficio del Genio Civile, dall’autorizzazione urbanistica, rilasciata dal Comune, e dalla concessione del contributo statale, rilasciata dall’Ufficio della Ricostruzione. Chiaro è il da farsi, almeno nella sintesi. Scosto le tende, guardo fuori della finestra e c’è ancora il sole; con buon umore mi rimetto a lavorare, lancio il calcolo di un edificio in muratura ed attendo i risultati.

I progetti di riparazione dei danni causati dagli eventi sismici affidati al mio studio, per mia scelta, sono pochi e non superano la decina. Noi tecnici – architetti, ingegneri, geometri, periti, geologi ed altre figure professionali – che svolgiamo la nostra attività nelle aree colpite dal sisma, nei perimetri suburbani del cosiddetto “cratere”, il terremoto è stato una doppia sventura, ha scosso le nostre mura, e anche le nostre anime e le nostre certezze.

I tecnici impegnati nella progettazione degli interventi di riparazione e di miglioramento sismico degli edifici danneggiati, quelli che tengono alla loro professione e che vorrebbero lavorare con sufficiente serenità, si trovano nelle condizioni di non poter collaborare, e di dover rifiutare gli incarichi professionali, per le motivazioni di seguito riportate:

  • c'è uno scoraggiamento, sia dei proprietari dei fabbricati danneggiati sia dei tecnici professionisti, nell'intraprendere con tenacia (convinzione) l'impervia strada del finanziamento pubblico (onorari tecnici a lordo delle tasse, delle spese e dei contributi previdenziali, non commisurati all'impegno richiesto dall'attuale sistema tecnico-amministrativo; oneri burocratici - assurdi e ridondanti - in capo ai committenti e ai tecnici professionisti, con obbligo di apertura di conti correnti dedicati, atti di cessione di credito, deleghe, procure speciali, sistemi paralleli di trasmissione della documentazione, cambio repentino delle norme in corso di lavorazione, ecc.);
  • c'è, parallelamente, una difficoltà del personale operativo (non di quello politico-istituzionale che, per partito preso e per ignoranza, disconosce le criticità riscontrate e continua a perseverare nel dissipare le risorse pubbliche) a trovare una logica alle richieste dei loro dirigenti. Vengono attribuite tutte le colpe dei ritardi ai tecnici professionisti (v. articoli di stampa, convegni politico-istituzionali, ecc.), con autoassoluzione di chi detiene il potere decisionale, l'omertà e l'inerzia dei nostri ordini professionali e di gran parte dei tecnici professionisti;
  • c'è una mancanza cronica di comunicazione, che viene peraltro distorta. Per esempio, i siti internet degli uffici preposti alla ricostruzione sono arricchiti di banner propagandistici, che hanno il sapore stantio di una politica assente  ed anacronistica; tutto è immobile, basti pensare al sito del “MUDE Piemonte” (piattaforma telematica presa in prestito per la trasmissione dei progetti e delle richieste di contributo) che, per trasmettere i progetti e la relativa documentazione, costringe i tecnici professionisti ad “aggiornare”, al rovescio, i software di supporto, a tornare alla configurazione di qualche anno fa - con “Internet Explorer 11” e “Adobe Reader XI” – e a bloccare gli aggiornamenti automatici. Un altro esempio è rappresentato dal sito dell’Ufficio Ricostruzione della Regione Lazio, con alcuni contenuti ambigui e refusi mai corretti, senza alcuna nota di chiarimento sulle criticità emerse; per richiedere un’informazione occorre telefonare al numero verde e prenotare un appuntamento (appuntamenti dispensati con diligente parsimonia, uno o due al giorno per ciascun tecnico istruttore), viene così annullata qualsiasi volontà di fattivo entusiasmo. D’altra parte, il sito internet del Commissario Straordinario per la Ricostruzione viene arricchito giornalmente di nuovi decreti, ordinanze e news (termine anglofono indicatore  di modernità), utili solamente  per accelerare il rimbambimento, loro malgrado, del personale operativo addetto alla gestione del sistema. Il sito del Commissario contiene, inoltre, sempre la solita nenia: continue vessazioni - più o meno esplicite - nei confronti dei tecnici professionisti e lodi alle azioni politiche finora intraprese per la ricostruzione.

Spezzando una lancia a favore dei tecnici professionisti, e a conclusione del discorso, posso solamente affermare che anche noi tecnici, come tutta la gente di questi luoghi tranquilli del centro Italia,  siamo terremotati, partecipiamo alla ricostruzione con la nostra attività professionale, entro i limiti di una serenità fortemente compromessa. Nella sventura del terremoto grava su di noi l’ulteriore sventura di un sistema organizzativo, quello della ricostruzione, fuori luogo, sbagliato alla radice, un sistema che non legittima l’esistenza umana sulla base del pensiero – il “cogito ergo sum” dei nostri antenati italici – e che condanna tutti noi ad ubbidire passivamente alle sue assurde norme. Per noi, che viviamo e lavoriamo nelle zone terremotate, il sistema della ricostruzione è quindi un’ulteriore sventura, è come il mostro Leviatano che divora ogni speranza.

Queste mie parole, per dovuta chiarezza, e a scanso di equivoci, non scaturiscono da questioni  politiche,  servono solamente - nelle mie intenzioni - per svegliare le coscienze e per smuovere le acque; tuttavia, siccome non sono Mosè, e non ho alcun potere in merito, posso solamente dire - a chi ha scelto la strada di ricoprire un ruolo dirigenziale, ai rappresentanti delle professioni e alla politica tutta - di svegliarsi e di chiarire congiuntamente alcune questioni importanti, per noi tutti e per la ricostruzione. Il tempo passa e il dramma (terremoto, tasse e crisi) farà inesorabilmente la sua parte, nella storia di questa martoriata terra.

È questa la vera colpa, il vero peccato! Pentitevi, ravvedetevi, voi che potete!

Un suono elettronico del computer mi avvisa che il calcolo dell’edificio in muratura è terminato. Dalla finestra dello studio, con le tende ancora raccolte, si intravede un cielo nuvoloso e qualche goccia di pioggia sta già cadendo; torno a pensare ai nostri paesi terremotati e a quella gente che vuole stare lì, in quei posti che li ha visti nascere e nei quali vorrebbero serenamente morire. Ora sta piovendo e verrebbe spontaneo imprecare contro il “governo ladro” del nostro Paese; per mia educazione non lo faccio.

Per dovere, e con rispetto istituzionale, porgo cordiali saluti.

A cura di Ing. Pietro Francesco Nicolai

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