Dissesto idrogeologico, cambiamenti climatici, abusivismo edilizio e prevenzione: non c'è più tempo da perdere!

06/11/2018

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Nel nostro Paese l’abusivismo edilizio ha assunto proporzioni tali che in certe aree è persino percepito come ordinario, al punto che il reato non comporta neanche una riprovazione sociale”. Lo ha affermato, Gian Vito Graziano, ex Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, a margine della conferenza di Legambiente del mese di febbraio 2014 “Abusivismo edilizio: l’Italia frana, il Parlamento condona”.

In questo contesto, nonostante gli effetti disastrosi dell’enorme consumo di suolo, nonostante il Paese si ritrovi in ginocchio ad ogni pioggia intensa - aveva concluso Graziano - nonostante i costi insostenibili della mancata prevenzione, ci sarà sempre qualcuno che ogni tanto e in sordina proporrà una nuova ennesima legge di condono edilizio. E’ paradossale che davanti ad un devastante dissesto idrogeologico, che ha portato un numero sempre maggiore di enti ed associazioni ad impegnarsi a favore di una seria politica di sviluppo del territorio, non si sono mai sopiti i sussulti di chi vorrebbe mortificare un già labile sistema di regole”.

Ritrovo queste dichiarazioni di Gian Vito Graziano, che ho risentito ieri a proposito della tragedia di Casteldaccia dove il torrente Milicia ha fatto 9 vittime che stavano passando una giornata di festa in una costruzione abusiva, e non posso che constatare come dal 2014 ad oggi (ma certamente potrei andare molto indietro nel tempo) la situazione non sia cambiata minimamente se non nel clima i cui cambiamenti mettono continuamente e sempre più spesso in ginocchio un Paese capace di piangere, di dimostrare forza nelle situazioni emergenziali ma inadeguato quando si tratta di pianificare azioni correttive a lungo termine in grado di eliminare alla radice problemi di cui ormai conosciamo tutto, che potrebbero essere risolti ma che inspiegabilmente vengono nascosti sotto un tappeto che non riesce più a contenere l'oceano di polvere che negli ultimi decenni si è andato ad accumulare.

Graziano nel corso della trasmissione Agorà ha affermato relativamente alla zona in cui si è verificata la tragedia “Siamo nella parte terminale del fiume Milicia, quindi nella parte in cui il fiume comincia a rallentare perché non ha più la pendenza, non ha più velocità e quindi la piana alluvionale è abbastanza ampia. Le arcate del ponte dimostrano che tutta questa è piana alluvionale. Tutta questa è zona alluvionale in cui necessità che l’acqua debba passare attraverso le luci di questo ponte. Non c’è una sola luce. Si tratta di diverse luci. Lo stesso vale per il viadotto, quindi c’è la necessità che l’acqua passi attraverso una o più di queste”. Questa affermazione fa, dunque, capire come in queste condizioni non sia possibile costruire per il pericolo di esondazioni del fiume ed, infatti, nel PAI (Piano di assetto idrogeologico) il letto del fiume è indicato come P3, ovvero di pericolosità elevata, eppure la casa travolta si trovava nella zona e non è l’unica edificata su quel terreno.

Graziano, nel corso della trasmissione ha, anche, puntato il dito contro gli amministratori precisando che “Intanto, i comuni non possono dire di non sapere. Qualunque comune d’Italia oggi ha la possibilità attraverso qualunque sistema territoriale informativo; mi riferisco banalmente a google maps che si trova su qualunque computer di avere cognizione del proprio territorio. Quindi, i comuni devono sapere, non possono non sapere se ci sono case abusive. Da noi, sostanzialmente è un abusivismo degli anni ’80 che ha devastato il territorio. Il problema è stato non aver avuto né la capacità ma devo dire neanche il coraggio e l’autorevolezza di demolire queste case: le case che sono nei punti in cui non possono assolutamente essere”.

Ovviamente non si comprende come sia possibile che in aree con vincoli idrogeologici possano essere state realizzate, mantenute ed utilizzate costruzioni, ovviamente abusive ma forse l’anello mancante, come ha affermato Graziano, è quello della coscienza “Questa gente stava lì. Due famiglie erano riunite per mangiare insieme non avendo coscienza del fatto che stavano in una zona a rischio. È lì che bisogna lavorare moltissimo. Non solo il tema di no condoni e no legalizzazione dell’illegale ma anche quello di fare in modo che la gente cominci a capire veramente in che area vive e si sappia comportare. E questo è un problema per loro di mancanza di consapevolezza

Nella speranza che anziché parlare di condoni si provveda ad accrescere la cultura della prevenzione attraverso azioni mirate, ci auguriamo che si chi governa il territorio ponga rapidamente rimedio demolendo le costruzioni abusive in aree a rischio o almeno evitando che le stesse possano essere utilizzate anche momentaneamente (vietando, ad esempio, tutti gli allacci ai pubblici servizi).

A cura di Arch. Paolo Oreto
Ing. Gianluca Oreto

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