Sblocca Cantieri: critiche e proposte dalla Rete delle Professioni Tecniche (RPT) su Codice dei contratti, Sisma e Testo Unico Edilizia

08/05/2019

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Sono iniziate lo scorso 6 maggio le audizioni informali in Commissioni riunite VIII e XIII del Senato nell’ambito del disegno di legge che dovrebbe convertire in legge dello Stato il Decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32 (c.d. Sblocca Cantieri) che, come è ormai noto, apporterà copiose modifiche al Decreto Legislativo 18 aprile 2019, n. 50 (c.d. Codice dei contratti) tanto da essere visto come un vero e proprio secondo correttivo.

Tra le diverse audizioni ha partecipato anche la Rete delle Professioni Tecniche (RPT) con una delegazione guidata dal Coordinatore Armando Zambrano e composta dai consiglieri Maurizio Savoncelli, Francesco Peduto, Mario Braga e Rino La Mendola.

Critica la posizione della Rete che ha sottolineato la scarsa coerenza dei contenuti del Decreto Legge rispetto alle promesse iniziali e come gli stessi consentano di fatto “non molte accelerazioni e semplificazioni delle procedure ad evidenza pubblica e dei “cantieri”, agendo di nuovo più sulla fase di selezione del contraente che dell’esecutore. In particolare, le più evidenti criticità riguardano le disposizioni su appalto integrato, offerta economicamente più vantaggiosa, incentivo ai dipendenti tecnici P.A., estensione ambito di applicazione procedura aperta”.

Appalto Integrato

La critica più forte è arrivata sulla deroga al divieto di ricorrere all’appalto integrato e alla norma che consentirebbe di effettuare interventi di manutenzione, anche straordinaria, di opere pubbliche in mancanza di una adeguata progettazione, sulle quali la Rete aveva già da tempo espresso la sua contrarietà. “Tanto per cominciare ogni appalto per l’esecuzione di opere pubbliche non può prescindere da una propedeutica redazione di un progetto esecutivo di qualità, redatto da un progettista qualificato secondo criteri precisi, incaricato dalla pubblica amministrazione e redatto sotto il controllo di quest’ultima. L’appalto integrato è una procedura anomala, che relega il progettista ad un ruolo marginale nel processo di esecuzione delle opere pubbliche, dovendo spesso basarsi su un progetto definitivo non sempre adeguato, redatto direttamente dalla p.a. Infatti, alimenta nuove varianti in corso d’opera, contenziosi, extracosti, allungamento dei tempi e, in definitiva, opere incompiute, come avvenuto purtroppo nel passato, tanto da essere ampiamente ridimensionato dal vigente codice”.

La Rete ha, quindi, proposta l’idea di abbandonare questa procedura anche temporanea che andrebbe contro le auspicate politiche di rilancio della qualità del progetto nei processi di trasformazione del territorio.

Incentivi ai Tecnici della P.A.

Contrari anche sulla reintroduzione dell’incentivo ai tecnici della P.A. che grazie allo Sblocca Cantieri potrà essere assegnato esclusivamente per le attività di progettazione, di coordinamento della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione, di verifica preventiva della progettazione e non più per le attività di programmazione della spesa per investimenti, di valutazione preventiva dei progetti, di predisposizione e di controllo delle procedure di gara e di esecuzione dei contratti pubblici, come sarebbe più corretto.

Modifica per la quale per la Rete ha chiesto la sua soppressione perché traviserebbe il ruolo dei dipendenti pubblici che “non dovrebbero ricevere incentivi extrastipendiali per attività ordinarie, ma dovrebbero semmai essere valorizzati soprattutto nell’ambito del controllo dell’intero processo di esecuzione delle opere pubbliche, riservando prioritariamente la progettazione ai liberi professionisti”.

Su questo argomento, però, per la prima volta la RPT ha lasciato aperto uno spiraglio affermando che nel caso si conceda ai tecnici della P.A. anche il ruolo di progettisti, gli stessi dovrebbero avere gli stessi requisiti di competenza ed esperienza richiesti dal codice per i liberi professionisti, in modo da assicurare la redazione di valide progettazioni. Non appare, comunque, condivisibile per la Rete l’affidamento dei lavori di manutenzione sulla base di un progetto sommario, peraltro privo di elaborati e documenti indispensabili per lo stesso appalto dei lavori.

Le proposte migliorative della Rete delle Professioni Tecniche

Oltre alle critiche puntuali su espresse, la Rete ha anche avanzato alcune proposte migliorative in tema di sisma e testo unico dell’edilizia.

In riferimento all’articolo 23 dello Sblocca Cantieri, che detta disposizioni relative all’accelerazione della ricostruzione pubblica nelle regioni dell’Italia centrale colpite dagli eventi sismici iniziati il 24 agosto 2016, la Rete ha rilevato una criticità relativa alle istruttorie per il rilascio delle concessioni di contributo e di tutti gli adempimenti conseguenti. L’istruzione delle pratiche da parte dei Comuni, d’intesa con l’Ufficio speciale per la ricostruzione si presterebbe a problematiche applicative complesse, stante la disomogeneità sotto molteplici profili dei vari comuni, sicché la Rete ha proposto la previsione di una linea guida ovvero di una circolare unitaria dell’USR competente, anche al fine di evitare disomogeneità foriere di ritardi e contenziosi.

Testo Unico Edilizia

In riferimento, infine, alle modifiche introdotte al D.P.R. n. 380/2001 (c.d. Testo Unico Edilizia) in tema di semplificazione della disciplina degli interventi strutturali in zone sismiche la Rete ha avanzato le seguenti proposte:

  • maggiore semplificazione mediante l’eliminazione dell’autorizzazione per gli interventi su edifici esistenti;
  • chiara distinzione tra interventi di minore rilevanza e quelli privi di rilevanza ma senza differenziarne poi la trattazione;
  • eliminazione per le sopraelevazioni della certificazione del competente ufficio tecnico regionale;
  • modalità di corretta definizione delle pratiche aperte nel caso di presentazione di eventuali varianti in corso d’opera.

A cura di Redazione LavoriPubblici.i

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