Ecobonus, le imprese contro lo sconto in fattura previsto dal Decreto Crescita

04/07/2019

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Lo sconto in fattura al posto della detrazione fiscale prevista per gli interventi di efficienza energetica non piace alle piccole e medie imprese. Dopo l'Antitrust, che aveva contestato l'originaria versione dell'art. 10 (Modifiche alla disciplina degli incentivi per gli interventi di efficienza energetica e rischio sismico) del D.L. n. 34/2019 precedente la conversione in legge (leggi articolo), adesso anche piccole e medie imprese, produttori e rivenditori mettono in discussione la norma contenuta nel Decreto Crescita che prevede la possibilità per il contribuente di richiedere uno sconto in fattura pari alla detrazione fiscale prevista.

L'art. 10 del Decreto Crescita (convertito con modificazioni dalla Legge 28 giugno 2019, n. 58) al comma 1 prevede una modifica all'articolo 14 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63 (convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90), inserendo dopo il comma 3 un nuovo comma che prevede la possibilità per il soggetto beneficiario della detrazione fiscale di optare, in luogo dell’utilizzo diretto delle stesse, per un contributo di pari ammontare, ad uno sconto sul corrispettivo dovuto anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e a quest’ultimo rimborsato sotto forma di credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione, in cinque quote annuali di pari importo. È anche prevista la possibilità per il fornitore che ha effettuato gli interventi di cedere il credito d’imposta ai propri fornitori di beni e servizi, con esclusione della possibilità di ulteriori cessioni da parte di questi ultimi o di cessione ad istituti di credito e ad intermediari finanziari.

In buona sostanza, un rivenditore di infissi che vende una finestra a taglio termico ad esempio a 1.000 euro (da lui acquistata almeno 500 euro), se il cliente lo chiede, dovrà effettuare uno sconto del 50%, incassando 500 euro e pagare una ritenuta dell'8%. Gli rimarranno in tasca, cioè, 420 euro. Le 500 euro di sconto potrà a sua volta girarle ai suoi fornitori di beni o servizi.

Riportiamo di seguito la lettera che Ennio Braicovich, Direttore editoriale di Nuova Finestra, invierà a Deputati e Senatori per mostrare le difficoltà operative di questa nuova previsione.

Gentile Onorevole,

il 27 giugno il Parlamento ha convertito in legge il DL Crescita. Per il mondo degli operatori dell’edilizia che operano sul fronte dell’efficientamento energetico degli edifici e della sostenibilità ambientale l’articolo 10 (Modifiche alla disciplina degli incentivi per gli interventi di efficienza energetica e rischio sismico) assume grande rilievo per l’introduzione dell’ecobonus scontato direttamente in fattura.

E’ del 1° luglio l’autorevole pronunciamento AS 1592 dell’AGCOM-Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato contro l’articolo 10. Per come è stato formulato, dice l’AGCOM, esso favorisce i grandi operatori e le multiutilities, distorce la concorrenza, colpisce tantissimi piccoli operatori e danneggia i consumatori.

Qui Le vorremmo sottoporre due casi che mostrano come il provvedimento, pur partito con le migliori intenzioni, sia inattuabile e si riveli un disastro economico per le aziende del settore, produttori e rivenditori, che vendono principalmente finestre, porte d’ingresso, schermi oscuranti e schermature solari. Per buona parte delle loro vendite viene richiesto l’ecobonus, attualmente nella misura del 50%.

CASO A/IL PRODUTTORE

Prendiamo il caso di un produttore di porte e finestre. Supponiamo che oggi egli venda un infisso a 1000 euro, posa compresa. Oggi il cliente finale ha diritto di richiedere l’ecobonus scontato direttamente in fattura (500€). Quindi pagherà 500 anziché 1000.

Come prevede l’articolo 10, egli porrà i 500 euro dell’ecobonus in detrazione come credito di imposta nei cinque anni successivi alla vendita: quindi 100 euro nel 2020, 100 nel 2021 e così via. Sono sempre soldi suoi ma non utilizzabili.

Gli rimangono 500 Euro. Immediatamente, però, all’atto del bonifico del cliente finale necessario per l’ecobonus, gli viene applicata per legge la ritenuta dell’8%, obbligatoria per ecobonus e bonus casa, che egli ricupererà l’anno successivo (80 euro).

Gli rimangono “in tasca” 420 Euro.

Con questi 420 euro egli dovrà pagare i fornitori. Mediamente tra il 30-40% del prezzo di vendita. Ipotizziamo una via mediana: 35%

Gli rimangono in cassa 70 Euro.

A questo punto come minimo dovrà conteggiare le spese generali (affitti, telefono, energia elettrica, assicurazioni, automezzi, personale…) che si aggirano mediamente tra il 20 e il 30%. Ipotizziamo una via mediana: 25% pari a 250 euro.

A questo punto il nostro operatore è già sotto di 180 euro. E può chiudere se vive, come tanti, di porte e di finestre, schermature solari, pergole.

CASO B/IL RIVENDITORE

Non dissimile è il caso di un rivenditore di porte e finestre. Egli acquista, in genere, a 500-600 e rivende, con i suoi ricarichi, a 1000, posa inclusa. Per semplicità facciamo 500.

Quando venderà, immediatamente si vedrà sottrarre 500 come ecobonus scontato in fattura. Anche lui avrà la ritenuta d’acconto dell’8%. Avrà a disposizione 420 euro ma dovrà pur pagare il suo fornitore (500). Anche lui andrà irrimediabilmente sotto. E non avrà più liquidità disponibile per gestire l’azienda.

Conclusioni

Come vede, caro Onorevole, qui non possiamo parlare più di profitto ma solo di chiusura delle aziende.

Migliaia di aziende chiuderanno se l’ecobonus scontato in fattura prenderà piede.

La ulteriore cessione del credito ai fornitori del serramentista, introdotta all’ultimo minuto, è una vera chimera perché, in generale, nessun fornitore si accollerà né il credito né gli oneri finanziari e i relativi rischi dell’operazione perché, in generale, nessuno di essi ha una tale capacità di assorbire il credito di imposta che gli verrebbe riversato dai propri clienti.

Come vediamo, l’idea, per quanto bella e suggestiva, di un ecobonus scontato direttamente in fattura si rivela impraticabile nella formulazione attuale.

Oggi l’articolo 10 è legge. Tuttavia dietro l’angolo c’è la Legge di Bilancio 2020 e questa può essere una buona occasione per porre rimedio.

Per il futuro…

Rimane il problema di fondo di come accelerare la transizione energetica del paese che è una grande occasione di lavoro, di benessere, di risparmio energetico e di lotta ai cambiamenti climatici. Qualcosa è stato fatto. Molto resta da fare. Per farlo meglio sarebbe opportuno che la politica parlasse di più con industria, artigianato e consumatori. Così non è stato in questo caso.

A cura di Redazione LavoriPubblici.it

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