Architetti e Ingegneri: cresce la disponibilità per i mercati esteri

Considerate le difficoltà del mercato italiano, che i professionisti del settore edile dovessero cominciare a sondare nuovi mercati era inevitabile e ne abbi...

27/04/2017
© Riproduzione riservata
Architetti e Ingegneri: cresce la disponibilità per i mercati esteri

Considerate le difficoltà del mercato italiano, che i professionisti del settore edile dovessero cominciare a sondare nuovi mercati era inevitabile e ne abbiamo già parlato all'interno di alcuni articoli (clicca qui). La dimostrazione di questa particolare tendenza è stata analizzata dall'Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE) all'interno del rapporto 2016 "sulla presenza delle imprese di costruzione italiane nel mondo" (clicca qui) che ha evidenziato come dal 2004 al 2015, per compensare la crisi del mercato interno, un numero crescente di aziende italiane si è riversato all'estero, occupando maggiori quote di mercato estero e di fatturato complessivo.

Stessi risultati sono arrivati dall'ultimo sondaggio effettuato da Fondazione Inarcassa sulle attività all’estero di architetti e ingegneri italiani che, su quasi 15.000 risposte, ha registrato:

  • il 13% ha svolto la propria attività accompagnando operatori italiani all’estero
  • il 23% del campione ha già avuto esperienze estere con committenza straniera
  • il 36% ha già avuto un’esperienza lavorativa all’estero
  • il 59% è disponibile a investire per fare acquisire conoscenze oltre confine

Il Sondaggio, condotto dal Dipartimento per l’Internazionalizzazione - creato da Fondazione Inarcassa e nato per valorizzare il ruolo degli ingegneri e degli architetti nello scenario internazionale - ha evidenziato la propensione della categoria a lavorare all’estero e comprendere altresì quanti tra architetti e ingegneri abbiano realmente già avuto commesse estere, oltre alle criticità che possano ostacolare l’avvio di un’esperienza internazionale al fine di individuare gli strumenti necessari ad agevolare un concreto processo verso i mercati esteri degli studi italiani.

Analizzando i risultati, il 23% del campione ha già avuto esperienze estere con committenza straniera, 13% ha svolto la propria attività accompagnando operatori italiani all’estero mentre il 64% è privo di qualsiasi esperienza in merito. L’interesse a crearsi occasioni di lavoro oltre confine è rilevabile anche dalla disponibilità della maggioranza dei partecipanti (il 59%) a investire proprie risorse in viaggi e missioni per acquisire conoscenze ed esperienze internazionali.

Come prevedibile, il tema è più sentito dalle giovani generazioni. Infatti, il 40% del campione ha meno di quarant’anni. Buona, inoltre, risulta la conoscenza delle lingue straniere, parlate dal 70% degli intervistati, mentre l’organico degli studi - per la stragrande maggioranza del campione - si colloca nella fascia da uno a tre addetti e solo il 3% può contane più di 10 addetti. Questa è la criticità maggiore che limita la competitività delle nostre strutture professionali rendendo necessaria la creazione di strumenti aggregativi.

Alla domanda “in quali aree geografiche ti interesserebbe operare”, le preferenze si sono concentrate sull’Unione Europea e il Nord America. Meno gettonate Nord Africa, Centro Sud America, Medio Oriente e Sud Est Asiatico.

Grande soddisfazione nel constatare - commenta Andrea Tomasi, Presidente Fondazione Inarcassa – l’interesse mostrato dalla categoria a dimostrazione che questa è una delle strade da percorrere per sostenere la libera professione ed ampliare le opportunità di lavoro per i colleghi iscritti”.

A cura di Redazione LavoriPubblici.it