Building Information Modeling (BIM), ambiti di applicazione, vantaggi e obblighi

La Legge delega per il recepimento delle tre Direttive comunitarie su appalti e concessioni ha previsto la necessità di valorizzare la fase progettuale attra...

10/03/2016
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Building Information Modeling (BIM), ambiti di applicazione, vantaggi e obblighi

La Legge delega per il recepimento delle tre Direttive comunitarie su appalti e concessioni ha previsto la necessità di valorizzare la fase progettuale attraverso il progressivo uso di metodi e strumenti elettronici specifici, quali quelli di modellazione elettronica e informativa per l'edilizia e le infrastrutture (Building Information Modeling, c.d. BIM).

Il Consiglio dei Ministri ha recentemente approvato in via preliminare il decreto legislativo di recepimento delle direttive europee su appalti e concessioni (2014/23/UE, 2014/24/UE, 2014/25/UE) e di riordino dell’attuale legislazione costituita i via principale dal Codice dei contratti (D.Lgs. n. 163/2016) e dal Regolamento di attuazione (D.P.R. n. 207/2010). Dopo varie modifiche, all'interno dell'articolato è stato eliminato l'obbligo di utilizzare tout court il BIM, ma è stato previsto un decreto del Ministero delle Infrastrutture che individuerà i tempi di progressiva introduzione dell’obbligatorietà del metodo, valutata in relazione alla tipologia delle opere da affidare e tenuto conto dei relativi importi, nonché adeguati sistemi di monitoraggio aggiungendo, anche, che l’utilizzo di tali metodologie costituisce parametro di valutazione dei requisiti premianti.

Il BIM entrerà, dunque, nella vita dei professionisti in modo graduale.

Abbiamo intervistato il prof. Giuseppe Martino Di Giuda, ricercatore al Dipartimento Architettura e Ingegneria dell’Ambiente del Politecnico di Milano, docente dei Corsi di Ergotecnica Edile alla Scuola di Ingegneria Edile/Architettura, direttore del Corso di “Information Model Management e Building Information Management” presso il Polo Territoriale di Lecco del Politecnico di Milano e responsabile scientifico di Progetti di Ricerca sulla implementazione BIM nei processi aziendali.

Di seguito la nostra intervista.

Building Information Modeling, se dovesse descriverla ad un bambino di 10 anni, quali parole utilizzerebbe?

Non vorrei essere denunciato a telefono azzurro per maltrattamento dei bambini rispondendo a questa domanda, però qualche giorno fa riguardando Beautiful Mind ho capito cosa avrei risposto ad un adulto che mi avesse chiesto: “cos’è il BIM?”.
La scena è quella in cui Russel Crow spiega l’equilibrio di Nash.
Tutti abbiamo contezza dello schema delle relazioni conflittuali tra i soggetti del settore AEC che grazie alla metodologia BIM si può trasformare in uno schema di relazioni condivise. Questo è possibile perché, come sostiene Nash nella sua teoria dei giochi, in tutte le relazioni esistono due strategie che mettono risalto il conflitto tra:

  • razionalità individuale: nel senso di massimizzazione dell’interesse personale
  • efficienza: ovvero miglior risultato possibile, sia individuale che collettivo.

Applicando una strategia individualistica infatti si ottiene un esito inferiore rispetto a quanto ottenibile nel caso in cui si possa raggiungere un accordo negoziale, ed è indubbio che l’applicazione della metodologia BIM favorisca se applicata non in senso meramente strumentale questa seconda opzione.

BIM e digitalizzazione dell'ambiente costruito

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Entrando più nel dettaglio, quali sono gli ambiti di applicazione del BIM?

Gli ambiti del BIM sono quelli tipici del settore delle costruzioni, sia in ambito civile che infrastrutturale. Le prime applicazioni sono certamente riferibili agli edifici, di qualsiasi dimensione e natura, poi mano a mano il concetto si è esteso alle infrastrutture a rete, il caso Cross Rail inglese è emblematico. Il nostro paese, ma non solo ha anche un’altra specificità che è legata alla conservazione del patrimonio esistente, del restauro o del riuso più in generale, anche in questo caso sono attive sia ricerche che sperimentazioni assai significative come il Duomo di Milano o il caso aquilano della Basilica di Colle Maggio.
In questo momento io, l’ing. Valentina Villa e più in generale con il mio gruppo di lavoro stiamo lavorando sugli aspetti innovativi di gestione delle gare con offerta economicamente più vantaggiosa in cui il BIM offre un supporto imprescindibile, che può ridare credibilità a sistemi che nell’opinione di molte dei soggetti coinvolti difettano di trasparenza.

Cos'è e cosa significa Industry Foundation Classes?

L’IFC rappresenta il linguaggio comune a cui tutti i software BIM oriented dovrebbero tendere, una sorta di esperanto, per evitare che nel passaggio, nel travaso di informazioni tra software differenti che compongono la piattaforma BIM del progetto ci siano perdite di informazioni, è la cosiddetta interoperabilità. L’Open BIM è un orizzonte interessante da traguardare, ma è certo molto lontano. Le logiche di protezionismo sono inevitabili, gli investimenti nello sviluppo dei sistemi software sono ingenti. Noi sulla scorta delle esperienze statunitensi stiamo usando come collegamento, come connettivo tra i diversi software excel, detta così può far sorridere, ma è stato un importante terreno di confronto perché ci ha costretto ad immaginare, senza che qualche softwarista lo avesse fatto per noi, il flusso di informazioni necessarie alla gestione del Processo.

Molti confondono il BIM con i software di progettazione, ci spieghi meglio la correlazione tra la "metodologia BIM" e i "software BIM"?

Partiamo da un concetto semplice, non esistono software BIM, esistono software orientati al BIM, ovvero orientato all’uso di metodologie BIM. In nessun campo, che sia produttivo, che sia intellettuale o di processo gli strumenti sostituiscono il metodo.
Tra le definizioni che più mi piace per definire il BIM c’è sicuramente quella contenuta nel Volume di Eastman che con Valentina Villa abbiamo curato per l’edizione italiana uscita per Hoepli qualche settimana fa, ovvero: “[…] il BIM non è né una cosa né un tipo di software, ma un’attività umana che coinvolge, in ultima analisi, ampie modifiche dei processi nel settore delle costruzioni.” Le faccio un esempi culinario. La metodologia BIM è il processo realizzativo, rappresenta l’idea, il metodo che ognuno dei cuochi si danno per realizzare nominalmente lo stesso piatto. Il risotto di Marchesi, il risotto di Oldani, il risotto della nonna milanese: sono risotti, ma ognuno e processato differentemente. I software BIM non esistono, esistono i software BIM oriented, per tornare al confronto con la cucina i software sono l’attrezzatura più o meno appropriata. Un conto è il tegame, in cui è comunque possibile cucinare del riso, un conto è la risottiera, in rame stagnato in cui cucinare un risotto.

Quali sono i vantaggi principali nell'applicazione del BIM?

Il principale vantaggio che sta portando la discussione intorno al BIM è data a mio giudizio dal fatto che finalmente si parla di processo, di elementi tipici del Project Management.
I dati che arrivano dai paesi maturi nell’applicazione delle metodologie BIM, Stati Uniti in testa, mostrano una significativa riduzione degli elementi patologici delle problematiche del settore delle Costruzioni (riduzione dei tempi di esecuzioni, riduzione delle ri-lavorazioni, riduzione dei costi sia a favore dei Committenti che delle stesse Imprese). Chuk Eastman affronta nei suoi studi e nelle sue analisi l’occasione persa nel settore delle costruzioni non applicando sin da subito (fine anni ’70) le opportunità che la digitalizzazione stava portando in termini di pre-costruzione virtuale del progetto, cosa invece fatta dal settore aeronautico e industriale in genere.
Questo ritardo è possibile recuperarlo, è diventerà indispensabile farlo in fretta, è evidente che la virtualizzazione della costruzione renderà più efficiente il sistema e finanziatori, assicuratori non potranno prescindere da questi metodi di verifica del progetto.

Nell'ultimo periodo si parla molto di BIM e della sua previsione obbligatoria all'interno del futuro quadro normativo sui lavori pubblici. A che punto si trova l'Italia rispetto agli altri Paese dell'UE?

Questo è un tema molto interessante che mette in discussione tutta una serie di questioni.
Se domani una committenza privata decidesse che i suoi fornitori di servizi e lavori debba applicare un metodo di lavoro BIM, è probabile che guadagnerebbe le prime pagine dei giornali e qualche premio per la grande capacità di visione strategica che con questa scelta metterebbe in atto.
Allo Stato, che pure critichiamo continuamente, applicheremmo un giudizio sicuramente inverso.
Il dibattito che si è scatenato sul tema dell’obbligatorietà ha fatto emergere con assoluta chiarezza le debolezze endemiche del settore e soprattutto l’incapacità di governance strategica che i diversi soggetti hanno, con l’esclusione di ANCE in cui però anche per questo tema si è arrivati a discutere delle dimissioni del Presidente De Albertis.
La scelta fatta di rendere graduale il passaggio da parte delle committenze pubbliche all’uso delle metodologie BIM è certamente saggio, nessun paese, o quasi, ha reso fino ad ora normativamente obbligatorio il BIM. Certo è che il previsto decreto ministeriale che dovrà affrontare il tema dell’obbligatorietà dovrà tener conto di una road map che tenga conto non tanto dei settori esterni alla committenza pubblica (è il mercato,bellezza!) quanto della necessaria qualificazione della domanda nell’uso del BIM. Personalmente sono impegnato nella scrittura, con il settore ingegneria di RAI della loro Linea Guida proprietaria per l’applicazione del BIM. Questa è la strada e RAI ha avuto il coraggio di partire non da una richiesta normativa, ma da una attenta analisi delle linee strategiche del settore.
Rispetto agli altri paesi europei, come è anche emerso al Convegno dello scorso 18 febbraio, che ci ha visti presenti alla Camera dei Deputati con Regno Unito, Spagna, Francia e Germania non siamo in ritardo per l’applicazione, siamo in ritardo nel definire attraverso un mandato governativo le tappe di questo percorso.
Però a tal riguardo l’impegno preso dall’Onorevole Paolo Coppola e dal Ministro Delrio di portare sul tavolo di Agenda Digitale la questione è assai significativo della comprensione della Politica della centralità della questione.

Ritiene sia indispendabile la previsione obbligatoria nel BIM per i lavori pubblici?Se si, perché?

Si, credo di si. Le politiche della riduzione e riqualificazione della Committenza pubblica non possano rinunciare a questo metodo fi acquisizione di servizi, fornitura e lavori.
Dopo aver letto le audizioni in Senato dei diversi soggetti auditi dalla Commissione per il recepimento delle Direttive Europee 23, 24 e 25 del 2014 avrei voluto scrivere un istant book dal titolo “con chi parlo, cosa faccio?” perche è evidente da quelle audizioni l’immaturità del settore ad affrontare la questione della Digitalizzazione e del cambio di paradigma che la situazione economica e industriale chiede al settore delle costruzioni.
A fronte di questa situazione, credo che il Parlamento, il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e gli Uffici, il Legislativo prima di tutti, di quest’ultimo abbiano fatto miracoli.

Ringraziamo il prof. Di Giuda per il prezioso contributo.

A cura di Redazione LavoriPubblici.it