Ddl Concorrenza, Ingegneri vs OICE: no a modifiche non condivise dell'articolo 31

Continua deciso e senza mezze misure lo scontro tra il Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri Armando Zambrano e l'Associazione delle organizzazi...

01/10/2015
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Ddl Concorrenza, Ingegneri vs OICE: no a modifiche non condivise dell'articolo 31
Continua deciso e senza mezze misure lo scontro tra il Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri Armando Zambrano e l'Associazione delle organizzazioni di ingegneria, di architettura e di consulenza tecnico-economica (OICE).

Il 60° Congresso Nazionale degli Ingegneri è, infatti, cominciato all'insegna della polemica in merito alla ormai "atavica" questione che riguarda l'attività delle società di ingegneria nel settore privato.

"Tutti devono rispettare le stesse regole, serve concorrenza leale e corretta", ha tuonato in apertura il Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri Armando Zambrano che è andato giù duro parlando di "Una vera indecenza, bisogna smetterla di fare regole al servizio di chi pensa di essere più forte ed è comunque più arrogante".

Il problema è sempre lo stesso e riguarda l'art. 31 del ddl Concorrenza che nell'ultimo hanno ha subito diverse e spesso contrastanti modifiche, con l'unica conseguenza di dimostrare una ormai consolidata schizofrenia normativa, spesso legata ai voleri delle parti interessate che riescono a fare la voce più grossa.
L'ultima modifica approvata obbligherebbe le Società di Ingegneria che intendono operare nel settore privato a rispettare gli stessi requisiti richiesti alle Società tra Professionisti (StP) ed, in particolare, l'iscrizione all'ordine professionale. Sembrerebbe, però, che la partita non sia ancora chiusa e che sia stato presentato un nuovo emendamento al Ddl senza aver consultato tutte le parti interessate e proprio per questo Zambrano ha affermato "Si vuole forzare le regole, aprendo il mercato privato alle società di ingegneria senza garantire regole uguali per tutti".

"Le istituzioni, il Parlamento e in particolare il Governo devono ascoltarci e non possono continuare a proporre correzioni in aperta violazione dei pareri espressi dalle Commissioni Giustizia e Ambiente della Camera, che hanno ribadito la necessità di un quadro regolatorio comune a tutti gli operatori nel settore, assicurando equità e correttezza. Gli ingegneri - ha proseguito Zambrano - hanno accolto gli impegni richiesti dalla riforma del settore in tema, ad esempio, di formazione e assicurazione obbligatoria, regole da noi prontamente accettate e digerite, tutti però devono essere sottoposti a questi principi. Le società di ingegneria (in realtà, solo una piccola minoranza di esse) che spingono per questa soluzione, intendono sottrarsi alle regole deontologiche e di correttezza".

Rivolgendo un appello direttamente al Governo, Zambrano ha anche aggiunto "che stiamo provando a convincere a tornare indietro su questa grave decisione", e alle forze parlamentari, affinché possano rivedere quegli emendamenti "che il Paese, non gli ingegneri, non meritano".

Fare "Rete"
Zambrano ha anche ammesso le "colpe" della categoria e di tutte le professioni tecniche, ammettendo che "Singolarmente non siamo ancora sufficientemente forti come dovremmo di fronte a questi attacchi, per questo occorre fare rete in misura ancora maggiore, serve più coesione e solidità. Del resto abbiamo dato l'esempio in tema di riorganizzazione interna e di riordino delle aree tecniche, proseguiamo allora su questa via prima che lo facciano altri, prima che una riorganizzazione diversa da quella che vogliamo ci venga imposta dall'esterno o dall'Europa".

"Gli ingegneri - ha concluso il Presidente Zambrano - devono collocarsi al centro della nuova rivoluzione industriale che investe in innovazione, dell'attività della Pubblica Amministrazione dove le nostre professionalità non sono abbastanza impiegate e dello stesso lavoro professionale". I prossimi obiettivi dichiarati dal numero uno del CNI sono: uno Statuto dei Lavoratori professionali, la costituzione degli Stati Generali delle professioni e la Carta dei Servizi per i singoli Ordini, in modo da rendere i servizi uguali e al massimo livello per tutti gli iscritti a livello nazionale.

La replica dell'OICE
Non si è fatta attendere la replica del principale organismo italiano di rappresentanza delle Società di Ingegneria. Il vice presidente OICE, ing. Giorgio Lupoi ha, infatti, commentato le dichiarazioni del Presidente Zambrano, invitandolo al rispetto del lavoro parlamentare.
"Invitiamo il Presidente Zambrano al rispetto del lavoro dei parlamentari che, di regola, sono ancora liberi di ragionare, checché ne dica il presidente con le sue offensive e intimidatorie dichiarazioni. Evidentemente al presidente Zambrano - che non ha alcun titolo a rappresentare tutta l'ingegneria, dovendosi limitare alla tenuta degli albi e alla formazione professionale - non sta bene che qualcuno stia liberamente riflettendo sul fatto che si sta introducendo un ulteriore balzello che non trova riscontri a livello europeo e che andrà soltanto a favore delle casse degli ordini, come se non bastassero le tasse che tutte le migliaia di professionisti pagano ogni anno e che consentono al C.N.I. di organizzare sfarzose assemblee annuali.
L'OICE, diversamente dal presidente Zambrano, rispetta il libero pensiero dei parlamentari e del Governo che ci si augura possano riflettere sul fatto che, per riaprire un problema di legittimità dei contratti privati già risolto dalla giurisprudenza, anche recentissima, si rischia di fare fuggire dal nostro paese strutture organizzate, anche di grandi dimensioni, oltre a compromettere ogni possibile forma di investimento dall'estero.
L'importante è che si sappia che la norma, oltre a determinare nuovi contenziosi, creerà una situazione di discriminazione inversa in danno delle nostre società; a nessuna società straniera infatti si potrà chiedere l'inutile e illogica iscrizione all'albo - che non andrebbe chiesta neanche alle società tra professionisti -, perché in materia vige il principio per cui un soggetto, abilitato nel suo paese ad operare secondo le regole in esso previste, non può essere discriminato in Italia da obblighi applicati ai soggetti residenti nel nostro paese. E' evidente che una norma del genere potrà senz'altro essere oggetto di reclamo alla Commissione europea con il rischio di una procedura di infrazione per l'Italia.
Va bene quindi l'obbligo di polizza e di indicazione del professionista, ma inutili, immotivati e illogici balzelli frutto dell'arroganza del potere ordinistico che sembra non trovare argine alcuno, avrebbero soltanto il pessimo risultato di causare possibili fughe all'estero o elusioni della norma, con perdita di gettito fiscale e di contribuzione Inarcassa, per non parlare delle conseguenze in termini occupazionali per i giovani professionisti che lavorano numerosi nelle società di ingegneria.
L'importante è che si sappia, poi decidano liberamente i parlamentari e il Governo"
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Certo che la partita non si chiuderà ancora tanto facilmente, lascio come sempre a voi ogni commento.

A cura di Ing. Gianluca Oreto