Elezioni Consiglio Nazionale Ingegneri: il punto di vista dell'Ing. Carla Cappiello per Ingegneri Protagonisti del Futuro

Si avvicina l'election day per il rinnovo delle cariche di vertice del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (votazioni il 14 novembre 2016). Per questo motivo...

09/11/2016
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Elezioni Consiglio Nazionale Ingegneri: il punto di vista dell'Ing. Carla Cappiello per Ingegneri Protagonisti del Futuro

Si avvicina l'election day per il rinnovo delle cariche di vertice del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (votazioni il 14 novembre 2016). Per questo motivo ho intervistato l'ing. Carla Cappiello, Presidente dell'Ordine degli Ingegneri di Roma e candidata con la lista "Ingegneri Protagonisti del Futuro" che ha gentilmente risposto ad alcune mie domande che riporto di seguito unitamente alle sue risposte.

1. Nell'ultimo decennio i professionisti dell'area tecnica hanno visto diminuire le loro "tutele", crollare i fatturati e contestualmente aumentare gli obblighi a loro carico. La prima conseguenza ha riguardato la crisi d'identità della professione che ha visto decadere la qualità delle prestazioni professionali. Come pensa sia potuta accadere questa vera e propria "debacle"?

I redditi dei professionisti dell’area tecnica nell’ultimo decennio hanno registrato un crollo verticale. I numeri sono davvero sconfortanti. Quasi il 50% degli ingegneri liberi professionisti ha un reddito inferiore a 15 mila euro annui. Il dato sconfortante è collegato a più motivazioni: burocrazia troppo stringente per professionisti e imprese, che non premia la libera iniziativa; elevata pressione fiscale, che paralizza l’attività del libero professionista; congiuntura economica negativa, soprattutto con il crollo del comparto edile cha ha causato la perdita di fatturato, se non addirittura la chiusura di numerosi studi; numerose riforme “pasticciate” che  hanno complicato la vita ai professionisti, aggiungendo inutili balzelli che sono andati a minare ulteriormente il terreno delle competenze.  In relazione a questo punto mi riferisco, solo per fare degli esempi, al Regolamento di attuazione del codice dei contratti pubblici (dpr 207/10), archiviato solo da pochi mesi, che, come ben sappiamo, ha introdotto l’annoso “massimo ribasso” e ha escluso dal competere dai bandi di gara i piccoli studi e i singoli professionisti. Oppure nel settore delle competenze un esempio è stato l’introduzione di numerosi altri soggetti, con nessuna conoscenza di progettazione, che possono rilasciare l’Attestato di Certificazione energetica…
Il nostro campo d’azione, nonostante l’aumento delle responsabilità, è andato a diminuire. La nostra categoria non si è dimostrata compatta davanti ai cambiamenti che hanno sconvolto la nostra professione. Non siamo stati capaci di creare con le Istituzioni, un dialogo costruttivo che ci difendesse e non siamo stati capaci di lavorare insieme per una politica comune di azione al nostro interno.

2. Minimi tariffari, formazione continua e assicurazione professionale. Sono solo alcuni dei temi più scottanti che hanno interessato i professionisti dell'area tecnica. Qual è il suo punto di vista?

Credo che sia avvenuto tutto molto in fretta, senza pensare adeguatamente alle conseguenze che ogni singolo punto avrebbe causato. L’abolizione dei minimi tariffari non è stata di certo una scelta positiva. Ci si trova di fronte a un mercato impazzito, dove il “cliente” non è più interessato alla qualità della prestazione professionale, ma al “prezzo”. Si è così costretti a lavorare in condizioni di difficoltà, attuando, anche in questo caso, “massimi ribassi” per avere la “chance” di lavorare e mantenersi. Le parcelle oggi sono inique e inadeguate, a fronte delle responsabilità etiche, civili e penali sempre più gravose. Si dovrebbero rivedere: la procedura degli studi di settore e la sua applicazione per la categoria, il regime dei minimi, perseguendo al contempo un sistema premiale basato su scaglioni di fatturato; il sistema di detraibilità e deducibilità dei costi sostenuti dai professionisti Ingegneri nel corso dello svolgimento della loro attività.
L’introduzione della formazione continua mi ha trovato sempre favorevole, poiché per esercitare la nostra professione oggi dobbiamo essere sempre al passo con i tempi. Ma la formazione è corretta solo se erogata da enti/istituzioni (Ordini professionali, università, etc.), che hanno realmente le competenze per farlo. Purtroppo, si è assistito dall’introduzione della Riforma Fornero, alla mercificazione dei crediti formativi, con il sorgere di “istituti” non ben identificati, che sono assurti a “formatori”, con corsi fatti pagare a caro prezzo, senza qualità nei contenuti offerti. Non trovo, poi, errata l’introduzione dell’Assicurazione professionale a garanzia del lavoratore, del lavoro e della committenza, ma solo se un professionista lavora realmente. Non si possono, infatti, caricare di ulteriori oneri professionisti che non hanno reddito o hanno un reddito minimo. O quantomeno i costi delle polizze dovrebbero essere realmente calmierati sulle reali possibilità economiche del singolo.

3. Parliamo del potere di rappresentanza. Nonostante la normativa non lo preveda, il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha ritenuto opportuno occuparsi della tutela dei propri iscritti. Quali risultati sono stati raggiunti e su quale direzione volete indirizzare il prossimo esecutivo nel caso in cui sarete eletti?

Ritengo che sia giusto che il CNI operi a tutela della nostra professione e che quindi gli sia conferito il potere di rappresentanza. Però  questo potere deve essere esercitato raccogliendo, portando avanti e dando voce alle proposte che vengono dalla base, rappresentata dagli Ordini territoriali  (Presidenti e Consiglieri) , e di conseguenza dagli iscritti. Gli Ingegneri, per il tramite del CNI, devono poter esprimere in maniera univoca e unitaria le loro idee e formulare le loro proposte. Non condivido il fatto che la rappresentanza della categoria sia affidata  a Organismi che vedono raggruppate tutte le professioni tecniche, le cui prerogative spesso non sono coincidenti e/o convergenti. Sono tanti i settori di competenza specifica degli ingegneri e la loro professionalità non può e non deve “appiattirsi” e omologarsi  con altre professioni che, peraltro, solo marginalmente si collegano a noi.  Trovo assurdo, ad esempio, che il nostro organo di rappresentanza non intervenga o non “possa” intervenire, su un disegno di legge come quello appena presentato  sulle “Lauree professionalizzanti” (vedi proposta di Legge 4030 del 9.9.2016 – “Disciplina della professione di geometra…”). Mi chiedo se il mancato intervento, che va a penalizzare tutti noi, poiché non si avrà più una distinzione di “chi può fare cosa”, sia collegato al fatto che chi ci rappresenta ha anche il coordinamento della Rete delle professioni Tecniche . Ma vale anche il contrario, la RPT vincola anche le altre professioni. Non a caso di recente anche gli Architetti non concordavano sul modus operandi del suo coordinatore.

4. Tornando al potere di rappresentanza: le sembra corretto il modus operandi dell'attuale direttivo che rapportandosi al mondo della politica ha portato avanti idee proponendole a nome "di tutti gli Ingegneri italiani" senza alcuna consultazione con la base degli iscritti (mi riferisco in particolare alle proposte per la ricostruzione delle zone colpite dal sisma)?

Sinceramente credo che diverse volte non si sia rispettato il volere della base. O forse, per meglio dire, la base non è stata neanche ascoltata, pur agendo “in nome di tutti gli ingegneri italiani”. Io e la squadra “Ingegneri Protagonisti del Futuro” riteniamo che sia necessario che il CNI ridia centralità all’Assemblea dei Presidenti, anche con la partecipazione dei Consiglieri, come luogo di confronto della categoria. I Presidenti sono portatori delle richieste dei singoli territori e l’Assemblea rappresenta il momento di confronto, da cui deve nascere il fondamentale e ineludibile ruolo d’indirizzo e, poi, di verifica dell’attività del CNI. L’Assemblea dei Presidenti deve ritornare a svolgere, in maniera più appropriata, le funzioni e le competenze per le quali è stata costituita. Solo così si potrà parlare di reale rappresentanza della categoria. L’Assemblea, invece, oggi è svilita delle sue funzioni. E le decisioni del vertice non corrispondono, molte volte con quelle della base, per la maggior parte dei casi “poco informata dei fatti”.  Ci sono diversi elementi giudicati da tutti non a favore della categoria. Tra questi, a titolo, esemplificativo, cito che gli ingegneri debbano pagar il corso della Protezione Civile per andare a svolgere gratuitamente la loro attività professionale nelle aree colpite da catastrofe. Questo “giro” mortifica sempre di più la nostra professione.

5. Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha creato insieme agli altri Consigli Nazionali una struttura (Rete delle Professioni Tecniche) che si è unita ed in alcuni casi sovrapposta nel rapporto con la politica. Qual è il vostro punto di vista su questo argomento?

Come da nostro programma riteniamo che Il dialogo tra professionisti sia una risorsa fondamentale per la crescita culturale ed economica del Paese. In quest'ottica, la Rete delle Professioni Tecniche è uno strumento per lo sviluppo di temi e problematiche comuni a più categorie professionali, quali fiscalità, previdenza, concorrenza, ecc., ma non può rappresentare gli Ingegneri in tutto e per tutto. Sono tanti i settori di competenza specifica degli Ingegneri e la loro professionalità non può e non deve “appiattirsi” e omologarsi con altre categorie tecniche che, peraltro, solo marginalmente si collegano ad alcuni settori dell’ingegneria. Gli Ingegneri” devono poter esprimere in maniera univoca e unitaria le loro idee e formulare le loro proposte, che molto spesso non coincidono con quelle delle altre categorie tecniche. Considerato il valore della nostra professione per la crescita del Paese e per il miglioramento della qualità della vita dei suoi cittadini, si deve puntare a un CNI che, anche da solo, dia un sostegno continuo alle necessità di tutti gli Ingegneri e pretenda il giusto riconoscimento. Dovranno invece ampliarsi i rapporti con il “mondo” delle altre professioni, con le quali gli Ingegneri si interfacciano quotidianamente e, con loro, “fare sistema” per il perseguimento di obiettivi utili alla categoria.

6. Nonostante il crollo dei fatturati, il costo della struttura facente capo al Consiglio Nazionale degli Ingegneri e a tutte le strutture collegate sono aumentate negli anni in spregio di qualsiasi logica di spending review. Entrando nel dettaglio. Dal 2012 al 2015 sono stati spesi:

  • 141.186,35 euro per "Ristrutturazione e/o riadeguamento sicurezza sede" (media annua 35.296,59 euro)
  • 195.127,54 euro per "Mobili e Attrezzature d'ufficio" (media annua 48.781,89 euro)
  • 151.683,48 euro per "Impianti Interni" (media annua di 37.920,87 euro)
  • 403.064,04 euro per " Progetto sito Web e servizi correlati" (media annua 100.766,01 euro)
  • 694.868,75 euro per "Iniziative strutturali a favore della categoria" (media annua 173.717,19 euro)

Come pensa sia stato possibile e qual è il vostro modello per il futuro? Intendete porre un freno a talune voci di bilancio?

Il costo dell’attuale struttura CNI è davvero troppo elevato, se si considerano anche queste spese annue:
Presidente, euro 80 mila; Organi istituzionali, euro 55 mila; Consiglieri, euro 45 mila. Il Presidente e il Consiglio costano € 945.000 ogni anno. Complessivamente € 4.725.000,00 in 5 anni. Gli emolumenti assorbono circa il 16% del bilancio. Inoltre, il totale delle spese di trasporto, vitto e alloggio per il 2015 è stato di circa €  556.000,00. Quindi, facendo un rapido calcolo, si spendono più di € 1.500.000,00 (un milione e cinquecento mila euro) solo per il Consiglio.
Se poi si analizza il dettaglio delle spese, ci si trova davanti a situazioni, che a mio avviso andrebbero ricontrollate. Infatti, c’è il costo mensile dell’affitto di una casa (dotata di terrazzo e in zona super centrale) a uso foresteria per il Presidente, la cui presenza a Roma è mediamente stimabile per un paio di giorni a settimana, a €1.600,00 (costo annuo € 23.400,00), più le spese che il mantenimento di una casa comporta. Andando a “spulciare” il bilancio, ci si accorge dell’affitto di garage a nome del CNI, quando il CNI non è possessore di nessuna vettura. C’è anche l’affitto di uno scooter per una rata trimestrale di circa € 1.772,00 (circa €/anno 7.000,00), il cui costo stride con quello delle spese di trasporto su menzionate. Sempre leggendo il bilancio ci si accorge di “ripetizioni” di spese. Si paga un contratto con Legislazione Tecnica quando però il CNI ha all’interno il suo ufficio legale.
A nostro avviso, si dovrebbe avviare un processo di razionalizzazione della spesa. Per far questo, si dovrebbero ridurre le spese del CNI e dei suoi rappresentanti, nonché le indennità dei consiglieri. Dovrebbero ridursi le spese della Fondazione e degli Organismi collegati, alleggerendo di conseguenza il peso sugli Ordini territoriali. Sarebbe d’altro canto importante, reperire risorse finanziarie esterne con l’attivazione di partnership con aziende e altri enti, valutando tutte le specifiche opportunità che il mercato offre. Le entrate e le uscite economiche dovrebbero essere sempre rendicontate, dettagliate e a disposizione di tutti coloro che ne vorranno richiedere in ogni momento un controllo. Dovranno altresì essere razionalizzate le spese del personale/consulenti e delle cariche dirigenziali.

7. Quale ruolo dovrebbero assumere Ordini professionali e Consigli Nazionali? Crede sia necessario riformare il loro ruolo? Se si, in che modo?

Noi siamo convinti che gli Ordini debbano continuare ad essere i 106 attualmente presenti, poiché sono i rappresentanti di una determinata realtà geografica, ma che ci debbano essere delle strutture più moderne e al passo con i tempi. A mio avviso gli Ordini Professionali devono sicuramente affrontare, come anche i Consigli Nazionali, un processo di “sburocratizzazione”. Non è più possibile pensare agli Ordini come strutture desuete. Il mondo del lavoro è cambiato e sono cambiate le esigenze dei nostri iscritti e dobbiamo cambiare anche noi, pensando a dei modelli procedurali snelli ed efficienti. Il CNI dovrebbe operare per realizzare modelli da offrire agli Ordini territoriali per semplificare l’organizzazione del lavoro, modelli questi ultimi basati sull’ottimizzazione delle risorse umane ed economiche, sul management, sulla progettualità, sul rispetto della normativa anticorruzione, etc.
Verso una direzione di meno burocrazia deve andare anche il CNI

8. A breve si rinnoverà il direttivo del CNI, come giudica il sistema di elezione dei Consigli Nazionali?

Come sappiamo il sistema di elezione del nostro Consiglio Nazionale è regolato dal DPR 169/2005. Purtroppo, questo sistema, da un lato prevede un elettorato attivo costituito dai consigli degli Ordini territoriali (Presidenti e Consiglieri), ma dall’altro consente strani e “sleali” meccanismi. In base a questi, a volte i Presidenti degli Ordini si impegnano per i Consigli,  impedendo che i Consiglieri possano accedere ad una libera valutazione dei programmi di ciascun candidato, alle sue competenze, alle sua capacità di “rappresentanza”. Si assiste alla richiesta pressante del voto “compatto” con varie conseguenze. Il voto dei consigli è poi di fatto “palese” ovvero il voto dei singoli consigli viene trasmesso al Ministero della Giustizia ed è facilmente conoscibile. Questo, a mio avviso, porta ad azioni di campagna elettorale non sempre improntate sulla lealtà. Sia a livello territoriale, sia a livello nazionale, sarebbe necessaria una nuova procedura elettorale, che preveda meccanismi che consentano l’effettiva possibilità di valutare, da parte dell’elettorato attivo, la rappresentatività del singolo candidato, garantendo in tal  modo una qualificata rappresentanza. E soprattutto si dovrebbe assicurare la possibilità di conoscenza e valutazione dei programmi e delle persone, per l’effettiva libera espressione di voto  di tutti.

9. Quali obiettivi dovrebbe portare avanti il direttivo del CNI che sarà in carica nel prossimo quinquennio?

Sono tanti gli obiettivi che il nuovo Direttivo del CNI dovrebbe portare avanti: sostenere l’attività professionale di tutti gli iscritti e in particolare dei giovani ingegneri, formare gli Ordini in chiave moderna, riconsiderare il ruolo della RPT, incentivare i rapporti internazionali, lottare per riottenere il ripristino delle tariffe per la determinazione del giusto compenso, rivedere l’organizzazione di Fondazione e Organismi collegati, eliminare il cumulo degli incarichi e dei ruoli, rafforzare gli accordi quadro con Enti ed Istituzioni, attuare una gestione trasparente delle spese, attuare una politica di spendig review…. E rendere gli “Ingegneri” Protagonisti del Futuro!

Ringrazio l'ing. Carla Cappiello per la gentile collaborazione e lascio come sempre a voi ogni commento.

A cura di Ing. Gianluca Oreto