Il CdM approva la direttiva ricorsi con un tetto di 100.000 Euro per gli arbitrati

Il Consiglio dei Ministri nella scorsa seduta di venerdì 19 marzo ha approvato in via definitiva il decreto legislativo recante "Attuazione della direttiva 2...

22/03/2010
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Il Consiglio dei Ministri nella scorsa seduta di venerdì 19 marzo ha approvato in via definitiva il decreto legislativo recante "Attuazione della direttiva 2007/66/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2007, che modifica le direttive 89/665/CEE e 92/13/CEE del Consiglio per quanto riguarda il miglioramento dell'efficacia delle procedure di ricorso in materia d'aggiudicazione degli appalti pubblici" che aveva già incassato il previsto parere del Consiglio di Stato e delle Competenti commissioni di Camera e Senato ma che il 12 marzo, a sorpresa, era stato stralciato dal precedente ordine del giorno.

Nell'ultimo testo (allegato alla presente notizia) del decreto legislativo viene inserito un tetto per salvare gli arbitrati negli appalti ma, anche, per ridare moralità ai compensi dei giudici privati, sino ad ora legati in modo automatico al valore dei lavori per i quali era richiesto l'arbitrato stesso.
La settimana scorsa il Ministro dell'Economia Giulio Tremonti, appoggiato dal Ministro delle infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli, aveva richiesto un segnale di moralizzazione delle parcelle d'oro degli arbitri, tornate alla ribalta anche successivamente all'inchiesta sugli appalti del G-8.
La soluzione è stata trovata con l'idea di fissare un limite insuperabile agli incassi dei giudici valido per tutti senza eccezioni: il limite è stato individuato in 100mila euro complessivi per tutto il collegio (due arbitri di parte più il presidente) e comprensivo dell'eventuale compenso per il segretario. In riferimento, poi, al fatto che al presidente va il 40% dell'onorario, lo stesso potrà incassare, al massimo, 40mila euro mentre l'onorario degli altri commissari non potrà superrare 30mila euro; cifre veramente lontane da quelle milionarie, legate al valore della controversia, con le quali finora sono stati ricompensati gli arbitri.
Secondo l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, nel 2008, 98 arbitrati sono costati in parcelle ben 17 milioni di euro e, ad esempio, per una lite su un'opera da 55 milioni l'Anas e l'impresa hanno dovuto sborsare 1,4 milioni mentre per un lavoro Anas da 26 milioni la parcella finale è statà di 450mila euro.

Ma il decreto legislativo in argomento contiene, anche, importanti novità sulle aggiudicazioni con una corsia preferenziale ai sistemi alternativi alla giustizia ordinaria per risolvere le liti quali l'accordo bonario e l'arbitrato.
La firma del contratto vine bloccata per 35 giorni dopo l'aggiudicazione, in modo da permettere a chi non ha vinto di fare ricorso ma nello stesso tempo viene limitato a 30 giorni il termine massimo per impugnare l'aggiudicazione e l'annuncio della lite basta a bloccare l'ente appaltante che non può più firmare il contratto sino alla decisione del giudice sulla richiesta di sospensiva.
E per quanto concerne l'esecuzione del contratto, in un eventuale contenzioso, la preferenza andrà all'accordo bonario con una proposta di mediazione portata avanti dal funzionario resposnabile o, nelle opere di maggiore entità, da una Commissione della quale potranno far parte anche ingegneri ed architetti.

A cura di Paolo Oreto