Il Festival di Sanremo: amato, odiato, deriso, criticato, ma guardato da una grande fetta della nostra popolazione

Da 65 anni fa proprio parte del nostro DNA. E non deve stupire. Quando è nato, raccoglieva i cantanti più importanti del belpaese, era un "evento" per il ...

11/02/2015
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Da 65 anni fa proprio parte del nostro DNA. E non deve stupire. Quando è nato, raccoglieva i cantanti più importanti del belpaese, era un "evento" per il quale riunirsi al Bar o nelle case di coloro che avessero una radio e una televisione (anche se verrà trasmesso in TV non prima del '55).

E'dunque diventato un rito, quasi una sorta di "festività pagana" irrinunciabile, anche quando dalla "qualità" si è cominciato a virare verso il "costume", inanellando una serie di polemiche infinite ed anche fatti di cronaca parecchio tristi (come il suicidio di Tenco che "per protesta" si toglie la vita dopo l'esclusione del suo brano).

Da Sanremo sono passati i MIGLIORI, inutile negarlo (con esclusione dei Beatles) e moltissimi, importanti autori internazionali hanno cantato o duettato in italiano (quando ancora fare una canzone in italiano era considerato un onore e un "must").

Ad oggi è rimasto il "rito", ma si è perso decisamente il fascino del passato: non ci sono più divi della musica e non ci sono più canzoni che restano nel tempo, per diventare patrimonio della nostra cultura.

Ci sono, come dice lo stesso Carlo Conti "motivetti da fischiettare", che magari per la loro orecchiabilità si insinuano meccanicisticamente nel cervello ma, privi di contenuto («Disegna una finestra tra le stelle da dividere col cielo» (che vuol dire?); «Baciarti e poi scoprire che l'ossigeno mi arriva dritto al cuore» (mah!), due versi di due canzoni firmate da Kekko - e già uno che mette nel nome tutte queste "K" la dice lunga - dei Modà) o assolutamente "sentite", senza un vero sforzo creativo e con melodie ed arrangiamenti "standard", triti e ritriti, nell'usuale attitudine odierna delle case discografiche di confezionare un prodotto "usa e getta", a basso costo e ad immediato reddito, almeno fino alla successiva produzione, che anche le emittenti dai palinsesti più "nazional popolari" e commerciali fanno fatica a passare in rotazione.

Ed anche ciò che c'è intorno lascia alquanto perplessi e delusi: Emma rappresenta l'italica consuetudine alla sgrammaticatura e all'incapacità di susseguire due parole di fila di senso compiuto, Arisa è trash fino al midollo e la sua "pulita ingenuità" non da un senso di "leggerezza", semmai di inadeguatezza per il ruolo. Rocìo è bella, elegante e stop, perfetta nel cliché di valletta sanremese.

Tra gli ospiti, il siparietto tra Albano e Romina sa di tristezza infinita per i tempi che furono, dato che sembra stiano "insieme", in questa reunion, molto forzatamente, più per mere questioni "altre" che per un rinnovato, reale feeling e appaiono lontani da quel "rispetto" di cui parla il cantante pugliese; gli Imagine Dragons, pur non brillando e con qualche stonatura di troppo sono stati comunque il momento musicale più "alto", ed è stato encomiabile il discorso da "anti eroe" del Dottor Pulvirenti, il medico guarito da Ebola, che lancia l'appello al nostro mondo occidentale, "passivo e disattento", ad impegnarsi per questa ed altre cause.
Tiziano Ferro può piacere o meno, ma indubbiamente è uno che sa scrivere musica e sa farlo piuttosto bene (e non è un caso che il web lo indichi come "il vincitore di Sanremo", tra serietà e sarcasmo verso la pochezza dei concorrenti), Siani fa battute fin troppo scontate e si perde perfino in una gaffe piuttosto sciocca con il "bambino grassoccio" (dimostrando ancora una volta che paragonarlo a Troisi è qualcosa di assolutamente azzardato).

Insomma, il momento più "atteso" dagli spettatori e tra i commenti sui social è stato veramente l'arrivo del maestro Beppe Vessicchio, ormai un'icona mediatica del Festival, e tra commenti, critiche, satira, sfottò e pareri si attende, ora, la seconda serata e gli altri 10 "campioni", anche se già un primo verdetto sembra essere piuttosto impietoso.

Vedremo e ascolteremo.

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