Istat e Indici prezzi al consumo settembre 2018: - 0,5% rispetto mese precedente

L'Istat ha comunicato il dato definitivo sull'incremento dell'indice dei prezzi al consumo nel mese di Settembre 2018; l'indice dei prezzi al consumo per le ...

17/10/2018
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Istat e Indici prezzi al consumo settembre 2018: - 0,5% rispetto mese precedente

L'Istat ha comunicato il dato definitivo sull'incremento dell'indice dei prezzi al consumo nel mese di Settembre 2018; l'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati ha avuto una variazione positiva nel mese di settembre 2018 attestandosi, con la nuova base 2015, sul valore 102,50 con una sensibile diminuzione rispetto a quello del mese precedente.
La variazione mensile, al lordo dei tabacchi è stata del -0,50% e quella annua del +1,40%. Ai fini della determinazione del trattamento di fine rapporto (TFR) maturato nel periodo tra il 15 Settembre 2018 ed il 14 Ottobre 2018, occorre rivalutare la quota accantonata al 31 Dicembre 2017 del + 2,089392%.

Con gli indici di gennaio 2018, l’Istat avvia, per la stima dell’inflazione, l’utilizzo dei dati sui prezzi registrati alle casse di ipermercati e supermercati mediante scannerizzazione dei codici a barre (scanner data). Questo utilizzo riguarda i prezzi dei beni alimentari confezionati, per la cura della casa e della persona. Come previsto dal Regolamento (CE) n. 1921 (19/10/2001), nel corso del 2018 sarà diffusa la stima dell’impatto di questa nuova fonte di dati sul tasso di variazione tendenziale dell’indice dei prezzi al consumo armonizzato (IPCA).

Ricordiamo che a partire dai dati di gennaio 2016, la base di riferimento dell'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (NIC) e dell'indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) è il 2015 (la precedente era il 2010).

Il coefficiente di raccordo dalla base 2010 alla base 2016 dell'indice generale dei prezzi al consumo per le Famiglie di Operai e Impiegati (senza tabacchi) è pari a 1,071.

Nel mese di settembre 2018, si stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, diminuisca dello 0,5% rispetto al mese precedente ed aumenti dell’1,4% su base annua (era +1,6% ad agosto). La stima preliminare era +1,5%.

Il rallentamento dell’inflazione si deve principalmente alla dinamica dei prezzi dei Beni alimentari sia lavorati (la cui crescita in termini tendenziali passa da +1,9% a +1,2%) sia non lavorati (da +3,1% a +2,4%) alla quale si aggiunge quella dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,8% di agosto a +2,5%) e dei Beni energetici non regolamentati (da +9,5% del mese precedente a +9,3%), che tuttavia continuano ad aumentare a ritmi sostenuti.

L’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici registrano una decelerazione rispettivamente da +0,8% a +0,7% e da +1,1% a +0,9%.

La diminuzione congiunturale dell’indice generale dei prezzi al consumo si deve prevalentemente al calo dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (-4,9%) e, in misura più contenuta, dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,8%), a causa, prevalentemente, di fattori di natura stagionale; a contribuire alla flessione sono anche i Beni alimentari lavorati che si riducono dello 0,6% su base mensile.

L’inflazione decelera per i beni (da +2,0% registrato nel mese precedente a +1,7%) e per i servizi (da +1,1% a +1,0%); il differenziale inflazionistico tra servizi e beni rimane negativo, ma di ampiezza meno marcata rispetto ad agosto (da -0,9 punti percentuali a -0,7).

L’inflazione acquisita per il 2018 è +1,2% per l’indice generale e +0,8% per la componente di fondo.

Si attenuano le tensioni sui prezzi dei prodotti di largo consumo: i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona registrano un rallentamento marcato da +2,1% a +1,5%, mentre quelli ad alta frequenza d’acquisto passano da +2,7% a +2,3% rimanendo con un’inflazione ad un livello più alto rispetto all’indice generale.

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dell’1,7% su base mensile, a causa della fine dei saldi estivi di cui il NIC non tiene conto, e dell’1,5% su base annua (da +1,6% rispetto ad agosto). La stima preliminare era +1,6%.

L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, diminuisce dello 0,5% su base mensile e cresce dell’1,3% rispetto a settembre 2017.

Dopo quattro mesi di accelerazione, a settembre l’inflazione rallenta. A decelerare di alcuni decimi di punto è anche l’inflazione che pesa sulle spese quotidiane (Beni alimentari, per la cura della casa e della persona e prodotti ad alta frequenza d’acquisto) a causa del rallentamento sia delle componenti più volatili del paniere, come frutta, vegetali freschi e carburanti, sia dei prodotti alimentari lavorati. Per i prodotti di largo consumo, così come per gli Energetici regolamentati (gas ed elettricità) la crescita dei prezzi rimane comunque più alta di quella che si registra per il paniere nel suo complesso.

L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, diminuisce dello 0,5% su base mensile ed aumenta dell’1,3% rispetto a settembre 2017.

Per quanto concerne le locazioni l'indice annuale, ridotto al 75%, si è attestato al +0,975% e l'indice biennale al +1,800%
L'Istat spiega che, nel mese di settembre 2018, per quanto concerne l'indice dei prezzi al consumo per l'intera collettività, gli incrementi congiunturali più significativi si sono verificati nei capitoli Trasporti, (+4,1%), Bevande alcoliche e tabacchi (+3,4%), Abitazione, acqua, energia  (+2,7%), Altri beni e servizi (+2,4%), Alimentari e bevande analcoliche (+1,5%), Servizi ricettivi e di ristorazione (+1,3%), Abbigliamento e calzature (+0,3%), Ricreazione spettacoli e cultura (+0,2%), Mobili, articoli e servizi per la casa (+0,2%), Salute (+0,2%),.

Variazioni nulle si sono registrate in nessun capitolo

Variazioni congiunturali negative si sono verificate nei capitoli Istruzione (-16,0%), Comunicazioni, (-3,5%).

Gli incrementi tendenziali più elevati si sono registrati nei capitoli Beni energetici (+7,6%), Tabacchi (+2,9%), Beni alimentari (+1,7%), Servizi relativi ai trasporti (+2,5%), Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,2%).

Quelli più contenuti si sono registrati nei capitoli Servizi relativi all'abitazione (+0,4%), Servizi vari (+0,5%).

Incrementi tendenziali nulli si sono registrati in nessun capitolo.

Gli incrementi tendenziali negativi si sono registrati nei capitoli Servizi relativi agli Altri beni (-0,3%).

Nell'ambito delle 20 città capoluogo di regione, gli aumenti tendenziali più elevati dell'indice NIC si sono verificati nelle città di Reggio Emilia (+2,2%), Bologna e Ravenna (+2,1% per entrambe), Bolzano (+1,9%), Livorno e Verona  (+1,8% per entrambe), Padova,Torino, Trento e Trieste  (+1,6% per tutte e quattro), Bari, Brescia e Genova, (+1,5% per tutte e tre), Roma (+1,4%), Catania, Milano, Napoli e Reggio Calabria (+1,3% per tutte e quattro), Aosta, Palermo e Parma  (+1,2% per tutte e tre), Catanzaro, Firenze, Messina, Modena e Venezia e (+1,1% per tutte e cinque), Cagliari (+1,0%), Ancona (0,8%), Potenza (+0,6%), Perugia (+0,5%).

I prossimi indici saranno pubblicati il 16 Novembre 2018.       

A cura di Redazione LavoriPubblici.it

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