La Sardegna taglia la progettazione esterna: dura posizione di CNI e OICE

Chiunque si occupa di costruzioni e lo fa con un po' di buon senso sa bene che la bontà di un'opera dipende principalmente da com'è stata progettata. Una ser...

22/01/2015
© Riproduzione riservata
Chiunque si occupa di costruzioni e lo fa con un po' di buon senso sa bene che la bontà di un'opera dipende principalmente da com'è stata progettata. Una seria fase di progettazione evita intoppi (per quanto sia possibile), varianti o che la realizzazione dell'opera possa interrompersi.

Proprio recentemente, il Presidente dell'Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) Raffaele Cantone, parlando del sistema degli appalti in Italia e dei criteri di aggiudicazione, aveva ammesso che il sistema del massimo ribasso funziona male nel caso di pessima progettazione ma che funziona bene se, invece, la progettazione è effettiva. Queste parole, dette all'VIII Commissione del Senato, hanno lasciato presagire la voglia di puntare nuovamente ad un sistema di qualità basato su una sana fase progettuale.

La progettazione delle opere pubbliche comprende delle complessità tali da non poter essere spesso affrontata internamente dal personale interno alle pubbliche amministrazioni che, budget permettendo, tendono ad affidarla all'esterno nel caso di progetti complessi. Su questo, esistono due diverse scuole di pensiero capitanate (naturalmente) da liberi professionisti e tecnici della P.A. Tutti conosciamo gli scontri degli ultimi anni in merito all'incentivo del 2%.

Il problema sembra, però, essere stato risolto in Sardegna che nel disegno di legge presentato per la Finanziaria 2015 ha inserito un articolo (art. 5, comma 1) in cui viene prevista la prossima presentazione di un Ddl che attribuisca le funzioni di studio, progettazione ed attuazione delle opere pubbliche di competenza regionale, eliminando totalmente gli "intermediari esterni" (i liberi professionisti).

In particolare la Regione Sardegna ha constatato le difficoltà intrinseche della realizzazione delle opere pubbliche, spesso legate all'iter procedurale di progettazione, affidamento e realizzazione delle stesse. Per tale motivo si è pensato di concentrare in un'unica misura di intervento i molteplici finanziamenti che ancora l'Assessorato dei lavori pubblici eroga a favore degli enti per opere di loro interesse, definendo regole per quanto possibile comuni per l'attribuzione dei finanziamenti e per l'erogazione della spesa.

Ciò si dovrà tradurre in sole due ipotesi:
  1. la Regione Sardegna prevederà l'istituzione di una centrale di progettazione con l'assunzione in massa di tecnici dalle diverse competenze e che possieda gli stessi requisiti professionali richiesti ai liberi professionisti;
  2. la definitiva morte della fase di progettazione.

Il commento del Consiglio Nazionale degli Ingegneri
Pronta è stata la reazione del Consiglio Nazionale degli Ingegneri che, nonostante l'impegno dell'Assemblea Nazionale, è intervenuta con il vicepresidente cagliaritano Gianni Massa che ha affermato "I progettisti esterni rappresentano professionalità e posti di lavoro. Se la PA vuole progettare in house non può farlo in maniera occasionale e deve affidarsi a progettisti che abbiano gli stessi requisiti richiesti ai liberi professionisti".

"I cosiddetti "intermediari esterni" della progettazione e realizzazione, come definiti nel disegno di legge - ha affermato il vicepresidente Massa - sono i professionisti che ogni giorno lavorano sul campo della progettazione, del controllo e della realizzazione delle opere pubbliche. E' piuttosto singolare che il governo regionale si esprima, in particolare nel disegno di legge sul Bilancio che rappresenta la traduzione applicativa del pensiero politico, nella direzione della loro eliminazione. E' bene ricordare che solo i professionisti dell'area tecnica in Sardegna sono oltre 10.000, senza considerare l'indotto, e rappresentano una percentuale rilevante del Pil della nostra regione. Le cosiddette intermediazioni esterne altro non sono che posti di lavoro".

Posti di lavoro che, con sacrificio e con una pressione fiscale oltre il limite della sopportazione, cercano quotidianamente di contribuire alla realizzazione degli interventi pubblici, assumendo ruoli di responsabilità spesso non commisurati ai compensi percepiti.

"Il progetto - osserva ancora Gianni Massa - non è il risultato della somma di norme né il risultato di una scomposizione in problemi semplici. Elaborare il progetto e seguirne la realizzazione è un lavoro di grande responsabilità e il percorso scientifico, normativo, creativo, di mediazione di linguaggi, ha a che fare con la gestione della complessità e deve essere riconosciuto. In primo luogo da chi è deputato, nelle istituzioni, ad attuare un progetto per il futuro della collettività!"

Le capacità per ideare, elaborare e realizzare un progetto si costruiscono sul campo, con passione, impegno, studio, dedizione. E' corretto pensare di istituire uffici di progettazione interni alla PA (senza che questo possa presupporre "l'eliminazione dei professionisti esterni"), ma questo implica la costruzione di uffici che lo fanno quotidianamente, specializzati nelle differenti discipline. Redigere il progetto non può essere un impegno "occasionale" o che va a discapito di altre fondamentali funzioni tecnico-amministrative, quali il controllo e il management del procedimento.

"Se la Pubblica Amministrazione - precisa il vicepresidente - vuole occuparsi della progettazione, è corretto istituire uffici preposti a patto, però, che i progettisti impiegati siano obbligati a possedere e documentare i medesimi requisiti professionali richiesti ai liberi professionisti e che il progetto sia unico e multidisciplinare, non la somma di consulenze esterne".

"Prima di preoccuparsi di progettare al proprio interno - conclude Massa - la Pubblica Amministrazione dovrebbe impegnarsi ad offrire al cittadino un servizio di qualità e in tempi certi attraverso un buon management del processo di progettazione e realizzazione".

Il commento dell'OICE
L'OICE prende posizione sul disegno di legge regionale della Sardegna in tema di disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale (finanziaria 2015) in cui si prevede una delega a riformare l'AREA internalizzando tutte le funzioni tecniche.

E' l'ing. Maurizio Boi, vice presidente dell'OICE, ad esprimere il punto di vista dell'Associazione che da venti anni chiede con forza una maggiore esternalizzazione della progettazione e una modifica del ruolo della Pubblica Amministrazione: "Colpisce in primo luogo che nella relazione di accompagnamento del provvedimento si parli testualmente di intermediari esterni della progettazione; è assurdo che un ente pubblico si permetta di insultare una intera categoria che da sempre è al servizio dello Stato per dare concretezza ai programmi di investimento e che negli ultimi anni è sempre più vessata sotto ogni profilo. In primo luogo quindi, ci vuole rispetto per professionisti e società di ingegneria che con corrispettivi ridicoli progettano il territorio".

Nel merito Maurizio Boi critica l'impostazione che guida la scelta di riformare l'AREA: "E' la seconda volta che la Regione annuncia in un disegno una nuova internalizzazione delle attività tecniche. Nulla da eccepire dal punto di vista normativo perché nessuno può negare la legittimità della P.A. di rafforzare i propri organici. Ma è sul punto dell'opportunità che tutto ciò è assurdo. Il rafforzamento deve essere sulle fasi di programmazione e controllo, mentre è antistorico, fonte di inefficienza e diseconomia rafforzare la progettazione. Anche la mia esperienza come membro del board EFCA e in FIDIC mi fa dire che in tutto il mondo le amministrazioni esternalizzano al massimo l'attività progettuale che oggi è sempre più tecnicamente sofisticata e richiede metodologie e processi altamente innovativi quali ad esempio il BIM. E' folle pensare di potere attrezzare e formare decine di tecnici interni alle amministrazioni, peraltro da tenere costantemente aggiornati, per fare quello che a costi più bassi e a qualità maggiore può essere fatto dai privati scelti con le dovute garanzie di trasparenza e qualità".

Pesanti anche i rischi dal punto di vista finanziario per la Regione stessa: "Infine - conclude Maurizio Boi - mi permetto di notare come tutto questo sarebbe un boomerang per le stesse finanze regionali in quanto così facendo si favorirebbe l'applicazione dell'incentivo del 2% a favore dei tecnici pubblici, ancora follemente previsto dalla nostra normativa e in molti casi fonte di distorsioni di vario tipo. Chiediamo un immediato intervento delle forze politiche che hanno a cuore la dignità della professione e gli interessi pubblici generali affinché sia al più presto modificata la norma e ricondotto il ruolo della Pubblica Amministrazione alle necessarie funzioni di programmazione e controllo. Diversamente ci si prepari ad affrontare una crescente disoccupazione professionale, un'inefficienza dell'azione amministrativa e una pessima qualità progettuale".

Documenti Allegati