La norma UNI/PdR 13:2015: come si valuta la sostenibilità ambientale nelle costruzioni?

Il tema della sostenibilità in edilizia, ormai ampiamente trattato e trasposto dalle costruzioni a quasi tutti gli aspetti del nostro vivere, da quelli ambie...

17/02/2015
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Il tema della sostenibilità in edilizia, ormai ampiamente trattato e trasposto dalle costruzioni a quasi tutti gli aspetti del nostro vivere, da quelli ambientali a quelli economici e sociali, è trattato, in termini di legge, dal Comitato Tecnico CEN/TC 350 che ha elaborato una serie di norme, di carattere europeo, a livello sia di singolo edificio che di prodotto edilizio, e definite con il contributo di esperti provenienti dai diversi Paesi dell'Unione, Italia inclusa.

Si comprende subito come l'interazione di professionisti del settore, di matrice differente sia per cultura che per formazione, e provenienti da contesti edilizi, zone climatiche e paesi con identità diverse, possa dare vita ad un collage variegato di influenze ma che abbia, come unico obiettivo, la stesura di un metodo unico per la valutazione della sostenibilità ambientale degli edifici che possa essere utilizzato, poi, sia a scala nazionale che, in dettaglio, a scala locale.

Con queste premesse il 30 gennaio 2015 sono state pubblicate, in Italia, le norme UNI/PdR 13:2015 in merito alla nuova prassi di riferimento per la Sostenibilità Ambientale nelle Costruzioni (Environmental sustainability of construction works - Operational tools for sustainability assessment General framework and methodological principles), che indica i nuovi strumenti operativi per la valutazione della sostenibilità nel campo delle costruzioni, illustrando l'inquadramento generale e i principi metodologici e procedurali che sottendono al sistema di analisi e studio per la valutazione della sostenibilità ambientale degli edifici, ai fini della loro classificazione attraverso l'attribuzione di un punteggio che ne indichi, poi, la prestazionalità. Oggetto è, dunque, l'analisi, non solo del singolo edificio, ma anche dell'area esterna di pertinenza. Altra caratteristica riguarda il campo di applicazione, che comprende sia edifici di nuova costruzione che edifici esistenti e oggetto di ristrutturazione.

Nel caso italiano, la presente prassi di riferimento non è una norma nazionale ma un documento, pubblicato da UNI, come previsto dal Regolamento UE n. 1025/2012, che raccoglie le prescrizioni relative ad un iter metodologico, condiviso e sottoscritto con l'Istituto per l'innovazione e trasparenza degli appalti e la compatibilità ambientale ed elaborato dallo specifico Tavolo "Sostenibilità ambientale nelle costruzioni", costituito da un nutrito cast di esperti del settore, provenienti non solo dai Politecnici o dalle Università italiane ma anche da istituti quali l'ICMQ e l'iiSBE Italia.

La UNI/PdR 13:2015 è stata, dunque, strutturata in due sezioni, a partire dal Protocollo ITACA, sviluppato proprio dall'Istituto per l'innovazione e trasparenza degli appalti e la compatibilità ambientale, che possono essere, così, schematizzate:
- La Sezione 0, che fornisce l'inquadramento generale e i principi metodologici e procedurali che sottendono al sistema di analisi per la valutazione della sostenibilità ambientale degli edifici, ai fini della loro classificazione attraverso l'attribuzione di un punteggio di prestazione.
- La Sezione 1, che specifica i criteri per la valutazione della sostenibilità ambientale, dell'edificio in esame, e il relativo calcolo del punteggio di prestazione, anche per gli edifici con destinazione d'uso residenziale. Tali criteri sono stati organizzati secondo apposite schede e sono raggruppati per categoria di riferimento.

Il punteggio, poi, viene determinato seguendo una procedura di valutazione, dei criteri individuati, che afferiscono a 5 aree tematiche, definite dal tavolo di lavoro, ovvero:
- area A. Qualità del sito;
- area B. Consumo di risorse;
- area C. Carichi ambientali;
- area D. Qualità ambientale indoor;
- area E. Qualità del servizio.

Ogni area, inoltre, comprende più categorie (in numero variabile a seconda dell'area considerata), ciascuna delle quali tratta un particolare aspetto della tematica di appartenenza. Le categorie sono, a loro volta, suddivise in criteri, ognuno dei quali approfondisce un particolare aspetto della categoria di appartenenza. I criteri rappresentano, infine, le voci di valutazione del metodo e vengono usati per caratterizzare le performance dell'edificio all'inizio del processo valutativo. Atto conclusivo, dopo il calcolo del punteggio sulla prestazionalità tramite le suddette schede, è la redazione della così detta relazione di valutazione, effettuata sia sul singolo edificio che sulla sua area esterna di pertinenza, e contenente gli esiti della valutazione rispetto all'insieme dei criteri presi in considerazione.

È, allora, chiaro che la scala prestazionale e il metodo di calcolo possono subire modifiche, in funzione della tipologia di intervento, a seconda che si tratti di nuova costruzione o di una ristrutturazione o di una demolizione e ricostruzione. L'applicabilità, o meno, della scheda-criterio alla tipologia di intervento può, quindi, variare caso per caso.

In tal senso, allora, ci si potrebbe chiedere: "cosa accadrà in Italia?" I professionisti del nostro Paese possono davvero applicare tali criteri agli edifici da valutare, considerando che il parco immobiliare italiano è, non solo tra i più variegati d'Europa, ma che lo è, spesso, anche al suo interno, cioè tra nord e sud? E' davvero possibile dare un punteggio netto, in qualunque situazione analizzata? In una visione d'insieme, un'attenta analisi tenderebbe, pertanto, a lasciare molte perplessità in merito ai quesiti poc'anzi esposti. Le 5 tematiche suddette rappresentano, infatti, delle macro-aree che andrebbero, poi, calate nel contesto dell'edificio che ci si trova ad analizzare. Dato che la fase di caratterizzazione prevede che alle performance dell'edificio venga attribuito, per ciascun criterio, un valore numerico ben definito, oppure che questo avvenga attraverso la comparazione con uno o più scenari di riferimento definiti all'interno del corrispondente indicatore, tale prassi, essendo una prescrizione al servizio della normazione stessa, andrebbe senz'altro riferita ad una legislazione nazionale unica, più dettagliata al contesto in cui si opera, e che non lasci dubbi in merito a come agire. Una sorta di abaco che, spostandoci a scala più grande e in una visione più generale, ogni Stato membro dell'Unione, con le proprie norme di riferimento in materia di sostenibilità, potrebbe redigere per classificare i casi-tipo e che darebbe anche un'idea di come la diversità edilizia europea possa confluire, un domani, in un'unica prassi, senza lasciare che siano i professionisti a dover, poi, interpretare la norma caso per caso, a riprova che l'Unione Europea può diventare tale negli intenti senza dover rinunciare alle singole identità degli Stati che ne fanno parte.

Non è un caso, forse, che le UNI/PdR 13:2015 saranno illustrate all'interno del salone BuildSMART! del Made Expo 2015, ovvero un incontro su scala globale, rivolto a ingegneri, architetti, geometri, imprese di costruzione, imprese edili-artigiane, organismi per la certificazione, committenti, regioni e comuni, dove si discuterà, più in dettaglio, del procedimento di valutazione appena descritto e che potrebbe essere l'occasione giusta, per il nostro Paese, per farsi non solo promotore di un dibattito culturale internazionale, su tali problematiche, ma, allo stesso tempo, per porre le fondamenta su quella serie di relative soluzioni, in risposta ai dubbi e alle perplessità che tale procedimento, tutt'ora, lascia in chi si troverà a dover compilare una scheda di valutazione sulla sostenibilità edilizia.

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