Per la Sicurezza, sistemi urbanistici equilibrati e integrazione sociale

"La sicurezza non può essere garantita solo mantenendo l’ordine pubblico. Occorre invece attuare più politiche che riguardano, ad esempio, il decoro delle ci...

20/09/2017
© Riproduzione riservata
Per la Sicurezza, sistemi urbanistici equilibrati e integrazione sociale

"La sicurezza non può essere garantita solo mantenendo l’ordine pubblico. Occorre invece attuare più politiche che riguardano, ad esempio, il decoro delle città e l’integrazione sociale".

Lo ha affermato il ministro dell'Interno Marco Minniti in audizione alla Camera dinanzi alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie.

"L'idea della sicurezza che mi appartiene - ha spiegato il ministro Minniti - non è soltanto ordine pubblico. E quindi garantire la sicurezza del territorio significa utilizzare, e praticare, più politiche. Per garantire la sicurezza di una piazza è importante che sia presidiata dalle forze di polizia, ma è altrettanto importante che quella piazza sia illuminata, che sia dentro ad un sistema di sviluppo urbanistico equilibrato, e che quella piazza sia al centro anche di un progetto di integrazione sociale. Tutte queste cose non le può fare, da solo, il ministero dell'Interno".

Il Ministro dell'Interno ha parlato di "percezione" della sicurezza e di "sentirsi" in sicurezza. Quest'ultimo richiede uno sforzo condiviso tra le istituzioni nazionali e locali, con il coinvolgimento di regioni e comuni che devono garantire politiche di inclusione sociale e sviluppo urbano.

Nel dettaglio, il ministro Minniti è intervenuto sui vari aspetti che riguardano la sicurezza:

  • Sicurezza delle periferie
  • Controllo del territorio
  • Antiterrorismo
  • Accoglienza e integrazione degli stranieri
  • Patto con le comunità musulmane in Italia
  • Flussi migratori
  • La criminalità
  • Occupazioni e sgomberi
  • Roghi tossici
  • Ostia

Sicurezza delle periferie

Le operazioni “periferie sicure” e “città sicure” hanno «cercato in questi mesi di mettere al centro la sicurezza delle città» all’interno di un quadro in cui, ha detto Minniti, «abbiamo sviluppato e svilupperemo gli strumenti che il decreto sicurezza ci consente, come l'uso delle nuove tecnologie». La diffusione dei sistemi di videosorveglianza, infatti, comincia ad avere un certo successo, come mostrano alcune operazioni sperimentali eseguite a Napoli. «Intendiamo estenderle in maniera molto significativa», ha dichiarato Minniti, naturalmente sempre d'intesa con i sindaci. «È una nostra priorità».

L’operazione “periferie sicure” che ha coinvolto 12.000 agenti, partita a maggio e suddivisa in fasi, ha già permesso di controllare 55.000 persone e 10.000 veicoli, di arrestare 327 persone, di denunciarne 849 e di sottoporne 123 a misure di prevenzione, oltre a consentire il sequestro di 57 auto.

L'operazione “città sicure” ha visto l'impiego di 3.600 agenti, con 1.300 posti di controllo, 13.000 persone identificate e 50 arrestate.

«Stiamo lavorando a tappe forzate all'attuazione del decreto sulla sicurezza urbana - ha spiegato Minniti - e alla chiusura delle linee guida, quelle per la  promozione della sicurezza integrata e quelle per l'attuazione dei patti per la sicurezza urbana sono già pronte. Devono passare all'esame rispettivamente della Conferenza unificata e della Conferenza Stato città».

In particolare, il ministro Minniti ha fatto riferimento a tre realtà sul territorio molto difficili: Manfredonia, San Ferdinando e Castel Volturno. Per questi luoghi, divenuti centri di illegalità, stanno lavorando tre commissari. L’impegno è quello di arrivare a una riconversione del territorio con processi coordinati di contrasto al caporalato e all’illegalità, con nuove tendopoli che superino il degrado fornendo una sistemazione più dignitosa anche ai lavoratori.

Controllo del territorio

«La cooperazione fra le forze di polizia nazionali e quelle locali è un elemento cruciale per il controllo del territorio - ha affermato Minniti - Abbiamo molto sensibilizzato i prefetti, perché nel rapporto con i sindaci e nel rapporto con i comitati provinciali e metropolitani per la sicurezza pubblica, si ragionasse insieme per avere misure di controllo del territorio che fossero compatibili con la vivibilità delle città».

L'Italia ha due forze di polizia a competenza generale: la Polizia di Stato e l'Arma dei Carabinieri. Il controllo del territorio può migliorare con il massimo livello di complementarietà tra le varie forze di polizia, anche se «non si può mai raggiungere una complementarietà assoluta». La direttiva firmata a Ferragosto dal ministro va proprio in questa direzione: rafforza la cooperazione e tende al massimo la complementarietà sul territorio.

Antiterrorismo

Anche di fronte alle minacce terroristiche è importante il rafforzamento del controllo del territorio. Il ministro Minniti ha fatto riferimento al caso di Anis Amri, a titolo di esempio, che è stato «neutralizzato a Sesto San Giovanni da una normale pattuglia di polizia di Stato, impegnata in un'operazione di controllo del territorio».

«Siamo in una fase quasi conclusiva dell'estate, abbiamo affrontato flussi turistici particolarmente importanti e tuttavia lo abbiamo fatto con misure sulla sicurezza rilevanti. Al 12 settembre - ha riferito Minniti - sono stati emanati più di 700 ordini di allontanamento, come previsti dalla legge, cui sono poi conseguiti 80 daspo urbani. La maggior parte dei quali hanno riguardato due grandi città, Napoli e Palermo».

Accoglienza e integrazione degli stranieri

Per garantire la sicurezza nel Paese, occorre anche capacità di integrazione. «Anche se i numeri non sono ancora sufficienti», il ministro Minniti crede nella strategia dell’accoglienza diffusa, con la realizzazione di progetti Sprar nei comuni. La distribuzione diffusa degli stranieri, infatti, a piccoli numeri, consente «processi più solidi di integrazione e garantisce sia i diritti di chi accoglie sia i diritti di chi viene accolto». Ma lo Sprar si fonda sulla volontarietà. «Non esiste – ha precisato il ministro dell'Interno - una misura legislativa o uno strumento impositivo per obbligare i comuni ad accogliere». Per questo, sono stati pensati strumenti premiali da incentivo ai comuni, come lo sblocco del turnover e delle assunzioni per la polizia locale.

Minniti intende arrivare al «progressivo superamento dei grandi centri di accoglienza», «luoghi non particolarmente favorevoli per l'integrazione», e «governare» il fenomeno dei flussi migratori, piuttosto che «inseguirlo» con soluzioni emergenziali. «Sicurezza - ha precisato - vuol dire anche capacità di integrazione».

Patto con le comunità musulmane in Italia

«È un tassello fondamentale delle politiche di sicurezza nel nostro Paese» e, ha riferito Minniti, «sta funzionando». Tra i punti più importanti, la possibilità di conoscere i nominativi degli imam in Italia e la predisposizione di un piano per la loro formazione nelle nostre università. «È importante - ha sottolineato Minniti ricordando l’attentato a Barcellona - evitare che ci possano essere imam “fai da te”». Il patto prevede, inoltre, che le moschee siano considerate luoghi pubblici, sempre aperti al pubblico, che il sermone venga fatto in italiano e che in caso di costruzione di una nuova moschea, siano rese note le fonti di finanziamento interne e internazionali.

Il valore del Patto, ha sottolineato il ministro, è che non c’è stata alcuna imposizione di legge, e non sarebbe stato possibile, ma è il frutto di un accordo con le maggiori comunità religiose.

Flussi migratori

«Solo con gli interventi sui punti di partenza e transito, non soltanto su quelli di arrivo», è possibile governare i flussi migratori, ha dichiarato il ministro Minniti ricordando gli accordi con i Paesi africani.

La Libia, che non ha mai firmato la convenzione di Ginevra e che rappresenta il luogo di transito per il 97% degli stranieri, sta ora permettendo all'Unhcr di intervenire sul suo territorio. Fatto mai accaduto negli ultimi 66 anni. L’organismo ha potuto visitare 27 dei 29 centri di accoglienza in Libia e di individuare un migliaio di persone più fragili e degne di protezione internazionale. Anche l’Organizzazione mondiale dell’immigrazione (Oim) è stata libera di intervenire avviando 7.300 rimpatri assistiti. L’Oim prevede di arrivare a 15.000/20.000 entro l’anno.

«Questo per me - ha affermato Minniti - è un passo in avanti nel rispetto dei diritti umani delle persone più fragili».

Il ministro Minniti ha anche rivendicato il valore del Codice di regolamentazione per le Ong che, firmato da 5 organizzazioni non governative sulle 8 complessive che operano nel Mediterraneo, ha contribuito a tutelare le organizzazioni, fermando accuse generalizzate sul loro lavoro.

La criminalità

«Abbiamo un quadro dell'andamento della delittuosità a carattere nazionale che è caratterizzato da significative diminuzioni. I dati sono abbastanza evidenti. Diminuiscono in maniera significativa le rapine in banca, le rapine in uffici postali, l'usura, l'estorsione, la ricettazione, i furti in abitazione e le rapine in abitazione. Aumentano, invece, gli incendi e i danneggiamenti in seguito ad incendi».

Rispetto al contrasto a quest’ultimo fenomeno, il ministro ha riferito di aver chiesto alle forze di polizia di rafforzare l'attività e che l'Arma dei Carabinieri, su repressione e prevenzione, ha prodotto significativi risultati.

Dalla criminalità degli adulti e dal loro egoismo, ha aggiunto Minniti, dobbiamo difendere i minori, pensando a combattere il fenomeno dell’abbandono scolastico. Il ministro si è mostrato «particolarmente intransigente» sulla questione, poiché considera «l’obbligo scolastico il primo presupposto di civiltà».

Occupazioni e sgomberi

Occorre «un monitoraggio permanente», ha detto Minniti, e in caso di eventuali nuove occupazioni, queste vanno risolte in tempi rapidi per evitare che situazioni di illegalità si consolidino nel tempo rendendo più complicati gli interventi.

La direttiva sugli sgomberi, emanata ad agosto dal ministro, «tiene insieme il principio della legalità, irrinunciabile, con quello dell'umanità, per i soggetti più fragili» a cui bisogna trovare una soluzione alternativa.

Per superare il fenomeno dell'occupazione abusiva, anche dei luoghi pubblici, Minniti auspica buoni risultati dalla costituzione di una cabina di regia tra ministero dell'Interno, regioni e Anci e dal censimento dei beni dello Stato e di quelli inutilizzati dei Comuni.

Roghi tossici

Il messaggio del ministro dell’Interno è «tolleranza zero» sul fenomeno «perché impatta sulla vita e sulla salute dei cittadini ed è il punto terminale di una catena criminale che va spezzata e sconfitta». Minniti pensa a misure di carattere straordinario per migliorare il controllo del territorio, sempre d'intesa con i comuni, attraverso la cooperazione tra forze di polizia nazionali e locali, «valutando realtà per realtà», perfino facendo intervenire l’esercito, se necessario.

I roghi tossici riguardano soprattutto: Roma, dove è stato attivato già un tavolo apposito; Napoli e il quartiere Scampia, su cui c’è una vigilanza h34; Torino, dove c’è un’attenzione particolare al fenomeno; infine, in misura minore, la città di Milano.

«L’importante - ha detto - è agire con tempestività e con fermezza».

Ostia

Il commissariamento al municipio di Ostia, deciso dopo l'inchiesta su mafia capitale, è durato il massimo consentito, ha detto Minniti. «Il municipio di Ostia - ha ricordato - è stato sciolto e commissariato; il commissariamento è stato prolungato fino al massimo limite consentito dalla legge, per 24 mesi, poi si torna al corpo elettorale». Il ministro, infatti, ha fissato per domenica 5 novembre la data di svolgimento delle consultazioni per le elezioni.

Tag: