Professioni tecniche: quali possibilità nel mercato estero?

Benché molti non vogliano parlarne e preferiscano la "positività per forza" (spesso sintomo di scarsa conoscenza), quando si parla di professioni tecniche ed...

21/07/2015
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Professioni tecniche: quali possibilità nel mercato estero?
Benché molti non vogliano parlarne e preferiscano la "positività per forza" (spesso sintomo di scarsa conoscenza), quando si parla di professioni tecniche ed edilizia non si può fare a meno di rilevare la pesante situazione che tutti i professionisti stanno vivendo. Una crisi culturale, d'identità ma soprattutto (ed è bene non dimenticarlo) una forte crisi economica che da una parte ha ridotto all'osso il mercato dell'edilizia con riduzioni del 70% e dall'altro ha creato una situazione di degrado che ha cancellato la parola qualità dal vocabolario di molti professionisti (non tutti per fortuna!).

Piuttosto che piangersi addosso o, peggio, far finta di nulla, da tempo ho pensato all'utilità di una serie di articoli o meglio compendi che potessero trattare gli aspetti più interessanti (tecnici e amministrativi in primis) che un professionista dovrebbe conoscere per poter lavorare in Qatar, Russia, Polonia, Inghilterra...insomma in qualsiasi Paese che non sia l'Italia. Dopo un confronto su alcuni forum (Comitato delle Professioni Tecniche su tutti) e con alcuni professionisti amici (ringrazio il caro Mauro Fusco per le sue perle preziose), ho potuto constatare il forte interesse verso questi temi e, quindi, mi sono subito attivato.

È bene sottolineare che chiunque volesse cominciare a lavorare all'estero ha davanti 2 strade ben definite:
  • può partire all'avventura nella speranza di poter trovare lavoro in uno studio (sono tanti i professionisti che hanno avuto la fortuna di riuscirci e tanti anche quelli che hanno fallito);
  • può attivarsi prima di partire con le tante società di ingegneria e architettura che lavorano nel mondo.

In questo primo articolo cercherò di fornire informazioni utili per chi volesse cercare lavoro in una società di ingegneria e architettura. Per questo ho chiesto opportune informazioni all'OICE (Associazione delle organizzazioni di ingegneria, di architettura e di consulenza tecnico-economica) che ha fornito un contributo determinante.

Nella competizione globale (come ormai avviene da qualche anno nel mercato interno), le società di ingegneria e architettura hanno cominciato a trovare non poche difficoltà a reggere il confronto con organizzazioni imprenditoriali straniere che rendono gli stessi servizi ma che hanno dimensioni e livelli di fatturato ben diversi. Nonostante questo, le società italiane sono sempre riuscite a distinguersi per la propria eccellenza. Un lavoro su tutti?L'ampliamento del Canale di Panama, la cui realizzazione è composta da più parti, di cui la più rilevante è il Progetto Terzo Set di Chiuse, affidato a un consorzio internazionale, il Grupo Unidos por el Canal (GUPC), composto da leader delle infrastrutture e dei lavori d’ingegneria: l’italiana Salini Impregilo, la spagnola Sacyr e la belga Jan de Nul, insieme alla CUSA di Panama. "Un’opera mastodontica, in cui "il genio del made in Italy viene fuori in tutto e per tutto". Con queste parole è stato descritto il progetto dal programma Porta a Porta che in un servizio del 22 giugno 2015 ha parlato di "una delle opere più importanti mai costruite dall’uomo" in cui hanno partecipato 100 neo ingegneri assunti da Salini Impregilo nell'ambito della campagna "Il Coraggio del Lavoro".

Come indicato nella Classifica ENR 2014 sul mercato globale delle società di ingegneria: il fatturato di servizi di ingegneria e architettura forniti alla committenza pubblica e privata dalle top 100 a livello mondiale è pari a 72 miliardi; in Europa scende a 40 miliardi scarsi; in Italia gli associati OICE fatturano 1,4 miliardi, anche se i nostri associati non rappresentano la totalità dell'ingegneria organizzata. Appare evidente che le dimensioni del mercato internazionale delle società di ingegneria risultano essere di diversi ordini di grandezza superiori a quelle del mercato italiano.
In particolare, se si guarda al posizionamento sul mercato internazionale dell'ingegneria organizzata italiana (esclusa l'impiantistica), si ricava che vi sono sei società italiane classificate fra le prime 225 per fatturato, a livello mondiale, e che esse coprono insieme 0,6 $ mld, solo lo 0,82% del totale.

Posizionamento sul mercato internazionale delle prime 225 società di ingegneria del mondo - Dati fatturato per ingegneria 2013 (fonte ENR - Classifiche 2014)

Anche a livello europeo la situazione non migliora: fra le prime trecento società di ingegneria e architettura per dimensione, le prime 10 - tutte con più di 10.000 addetti - sono: 4 francesi, 3 olandesi, 2 inglesi e una tedesca.
Nessuna società italiana si colloca fra le prime 100 e la prima italiana dichiara 500 addetti.

Classifica per dimensione delle prime 300 società di ingegneria europee (Fonte: Classifica della Swedish Federation consulting engineers and architects - dic. 2014)
(Estratto dalla rilevazione OICE-Cer 2015 pp. 19-20)

Il valore della produzione OICE resta in larga misura concentrato sul territorio nazionale, ma l'indagine mostra come anche nel 2014, e in prospettiva nel 2015, prosegua lo sforzo di proiezione sui mercati esteri (Figura 8). Proprio quest'ultima, anzi, è all'origine dei buoni andamenti produttivi registrati nel 2014 e attesi per il 2015 dall'indagine. Passando da 211 a 243 milioni, il valore della produzione realizzato al di fuori dell'Italia avrebbe messo a segno, lo scorso anno, un incremento superiore al 15 per cento, laddove sul mercato domestico si sarebbe registrata una sostanziale stagnazione; l'aumento di produzione estera indicato per il 2015 è ugualmente robusto (11,5 per cento), a fonte di un lieve recupero atteso sul mercato nazionale (2 per cento). A sintesi di queste dinamiche, la quota di produzione realizzata all'estero salirebbe, alla fine del corrente anno, al 20,6 per cento, oltre tre punti e mezzo in più di quanto riscontrato nel 2013.


Due aree, in particolare, hanno fornito un bacino di domanda in forte ampliamento: la Penisola Arabica, la cui quota sul valore della produzione estera è passata, tra il 2013 e il 2014,dall'11,3 al 23 per cento, e l'Africa non mediterranea, che, nello stesso periodo,ha visto aumentare il proprio peso dall'8,7 al 14,4 per cento; risultati che si consoliderebbero nel corso del 2015. Decrescono, di contro, l'importanza del mercato europeo (soprattutto dell'Unione) e dell'Asia. Residuali si confermano, infine, i mercati americani. Nel complesso, la proiezione estera si conferma una chiave fondamentale per espandere le dimensioni produttive delle imprese OICE e per irrobustire le prospettive future di crescita. Ciò è in linea con le più generali dinamiche dell'economia mondiale, caratterizzate da andamenti di crescite e ancor più di accumulazione più pronunciati nelle aree emergenti. A tempo stesso, il posizionamento sui mercati esteri presenta elementi di forte complessità, che possono richiedere sforzi ingenti di investimento e riorganizzazione aziendale. Su questo campo, ampio sembra essere lo spazio per una più stretta sinergia fra iniziativa privata e sostegno pubblico, volta a rendere l'internazionalizzazione una vera e propria strategia di sistema, laddove a tutt'oggi sembrano prevalere casi di successo di singole aziende, che per quanto brillanti non possono essere sufficienti a trainare le prospettive di sviluppo dell'intero settore.

Questo è il primo di una lunga serie di articoli a cui spero potrà partecipare attivamente chiunque abbia avuto un'esperienza significativa di lavoro (di natura tecnica) all'estero. Nel caso tu voglia raccontarmi qualcosa, scrivimi a redazione@lavoripubblici.it, sarò felice di poter raccontare la tua storia e le tue esperienze.

A cura di Gianluca Oreto