Rete delle Professioni Tecniche (RPT): la posizione del Presidente dei Geologi italiani

Mi è stato chiesto di sapere cosa ne pensi della Rete delle Professioni Tecniche, a seguito di un'intervista al suo coordinatore Armando Zambrano. Rispetto a...

22/07/2014
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Mi è stato chiesto di sapere cosa ne pensi della Rete delle Professioni Tecniche, a seguito di un'intervista al suo coordinatore Armando Zambrano. Rispetto a quanto da questi affermato, che personalmente condivido, mi preme sottolineare il fatto che la rete nasce dalle ceneri prima del vecchio CUP, quello che raccoglieva tutte le professioni ordinistiche, e dopo del PAT, organismo questo che raccoglieva quasi tutte le professioni tecniche, ad esclusione degli architetti (leggi news).

Sottolineo che la Rete sia nata dalle quelle ceneri, perché essere giunti a questo nuovo organismo, che raccoglie finalmente tutte le professioni tecniche, non è stata cosa da poco ed il fatto che questo stesso organismo stia lavorando su tante questioni, al di la dei risultati, non può essere dato per scontato soprattutto da chi conosceva la situazione di qualche anno fa.

Lo sforzo di unirsi e di superare le tante incomprensioni degli anni passati, quasi sempre dovute ai mai sopiti conflitti per l'attribuzione di competenze, ci sia almeno riconosciuto. E ci sia anche riconosciuto che le questioni oggi sul tavolo della politica vengono tutte affrontate e pur con i ritmi serrati di questo governo, che impone audizioni parlamentari frequenti e, come non mai, fissate in date ed orari improbabili, possiamo almeno dire di esserci sempre stati e di aver detto la nostra.

La questione interessante che la Cicirello pone nel suo articolo (leggi news) è quella che investe la capacità di comunicazione della Rete, che in effetti poche volte riesce a far conoscere ai propri iscritti, ma anche ai media, le proprie attività, le proprie strategie e le finalità con le quali essa si muove. Di documenti prodotti, di audizioni, di incontri con i Ministri, che pure sono stati tanti, poco si sa. Se da una parte, osserva la giornalista, i Consigli Nazionali fanno comunicazione quotidiana, dall'altra non lo fa la Rete, almeno non con la stessa intensità.

Non posso che prendere atto di questa giusta osservazione, che deve stimolare una riflessione all'interno dell'assemblea. L'ing. Zambrano ha già detto che la Rete si sta dotando di un proprio sito web e che comunque si sta attrezzando in questa direzione, ma credo che uno scatto in avanti sul tema della comunicazione, interna ed esterna, debba essere compiuto al più presto.

Anche perché, come ho già detto in un recente articolo pubblicato da Lavoripubblici (leggi news), dobbiamo interrogarci sul perché le professioni in genere, e quelle tecniche in particolare, non riescano ad incidere, se non marginalmente, nelle scelte politiche. Ritengo che nella fattispecie molto si possa fare proprio attraverso la comunicazione, che però deve essere coraggiosa, talvolta aggressiva e, permettetemi il termine, persino incazzata.

Come non esserlo infatti dopo la presa di posizione della Conferenza Stato Regioni, che chiede l'abolizione dell'art. 13 "Incentivi per la progettazione" del decreto legge n. 90/2014 (cosiddetto "Pubblica Amministrazione"), che di fatto escluderebbe il dirigente tecnico della stazione appaltante dall'attività di progettazione, con la motivazione che lo stesso dirigente, su cui incombe la maggiore responsabilità dell'attività di progettazione, sarebbe indotto ad affidare esternamente gli incarichi di progettazione, facendo aumentare il costo delle attività.

Ribadisco innanzitutto che trovo mortificante che i professionisti della pubblica amministrazione possano percepire una sorta di mancia per le loro prestazioni, a fronte di responsabilità civili e penali non indifferenti nel progettare un'opera e a fronte a enormi difficoltà all'interno di uffici tecnici spesso privi persino della carta per fotocopie.

Ma evidenzio soprattutto che è già capitato troppe volte che i progetti redatti da quelle pubbliche amministrazioni prive, non solo della carta, ma anche di professionalità adeguate, abbiano comportato costi ben maggiori di quelli necessari ad una buona progettazione.

Come si può essere così miopi da non comprendere che i maggiori costi dell'affidamento esterno sono ben poca cosa rispetto ai costi di una progettazione carente? Come non accorgersi che l'assenza di controlli, soprattutto a valle di una progettazione scadente, che lascia margini di manovra troppo ampi, produce ben altri maggiori costi? Come non comprendere che non è più possibile demandare al cantiere la modifica di progetti inadeguati o inesatti o ricorrere a perizie di variante per coprire, nel migliore dei casi, errori progettuali anche gravi?

Il progetto è frutto di una attività in cui la sfera intellettuale e la capacità organizzativa sono aspetti complementari e si configura come il prodotto di azioni riconducibili alla necessità di gestire problematiche, criticità varie, competenze differenti, in cui la qualità del gruppo di progettazione gioca un ruolo certamente decisivo. L'atto mentale di produzione di idee nasce e si sviluppa attraverso una fase in cui il gruppo di progettazione arriva, per successive approssimazioni, a quelle che saranno le scelte finali.

Pensiamo davvero che tutto questo si possa configurare all'interno della pubblica amministrazione, della nostra pubblica amministrazione?
Ed allora non ricadano sempre e soltanto sui liberi professionisti scelte inadeguate che dovrebbero ridurre i costi e finiscono col farli lievitare, la si finisca col crederli ancora dei privilegiati e soprattutto non sfugga il dato recentemente pubblicato da Inarcassa, tragico oltre la più nera previsione, secondo cui il 27% degli architetti e degli ingegneri vive sotto la soglia di povertà. Per i geologi la nostra cassa di previdenza non ci ha ancora fornito il dato, ma sono sicuro che, insieme ad altre categorie, questa percentuale sarà sicuramente più alta.

E' retorico dirlo, ma non è certo demagogico, che i liberi professionisti non hanno ferie pagate, non hanno indennità di fine rapporto, ma hanno obblighi, tanti obblighi, compreso quello ridicolo, ma molto significativo, del POS.

E allora, tornando alla capacità di fare comunicazione, da componente della Rete PAT auspico che domani mattina su questo specifico tema noi si sia capaci di dire a gran voce ai nostri iscritti e alla stampa, che siamo incazzati, ma veramente incazzati, ed ai tecnocrati dei ministeri ed a quei politici che dichiarano certe cose per poi farne della altre, che non solo lo siamo, ma che contro di loro punteremo il dito dei nostri comunicati stampa.

Gian Vito Graziano - Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi