Riduzione del rischio idrogeologico: piani strategici nazionali e Programmi di interventi urgenti

La relazione riferisce sulla gestione degli interventi per la riduzione del rischio idrogeologico posti in essere a partire dal 2010, in attuazione di accord...

26/03/2015
© Riproduzione riservata
Riduzione del rischio idrogeologico: piani strategici nazionali e Programmi di interventi urgenti
La relazione riferisce sulla gestione degli interventi per la riduzione del rischio idrogeologico posti in essere a partire dal 2010, in attuazione di accordi di programma sottoscritti dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del territorio e del Mare (MATTM) con i soggetti attuatori, nonché sullo stato di avanzamento di plurimi programmi attivati, agli stessi fini, nel decennio 1998-2008 - oggetto di precedenti relazioni della Corte - in parte ancora in corso di attuazione.

La politica di tutela del territorio continua a destinare ancora la gran parte delle risorse disponibili, che restano comunque scarse, all'emergenza, anziché ad una effettiva opera di prevenzione.
Negli ultimi 5 anni quasi 1.500 milioni di euro sono stati stanziati per l'emergenza a fronte di 2.000 milioni di euro destinati nell'ultima programmazione 2010-2011 agli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico, peraltro promiscuamente destinati anche a fronteggiare situazioni emergenziali.

L'istruttoria ha evidenziato diversi profili di criticità.
Inconciliabile con l'urgenza di provvedere, presupposto dell'istituzione di Commissari straordinari, è la dilatazione dei tempi di attuazione degli interventi sia per la programmazione attivata nel decennio 1998-2008 sia per gli Accordi di programma sottoscritti a partire dal 2010. In particolare, per questi ultimi, su un totale di 1621 interventi, una parte significativa (207) risulta tuttora "da avviare o dati non comunicati" mentre risultano conclusi soltanto 317 interventi, per 200 milioni di euro rispetto a un finanziamento complessivo pari a circa 2,1 miliardi di euro (dati aggiornati al 3 marzo 2015).

Appaiono evidenti criticità sistemiche.
Un contesto decisionale ed operativo caratterizzato dal coinvolgimento di più soggetti pubblici, spesso tra loro non dialoganti e/o in contrapposizione (gestioni commissariali, uffici regionali, amministrazioni centrali) è fattore di complessità e di criticità che postula un ripensamento del sistema di governance. A ciò deve aggiungersi un quadro continuamente mutevole di risorse finanziarie disponibili ed una programmazione che comunque non si iscrive in un disegno strategico di opere strutturali, ma risulta frammentata in una molteplicità di interventi che in parte sono conseguenziali a situazioni emergenziali ed in parte lasciano supporre la preferenza per criteri di scelta basati prevalentemente sulla concertazione tra i diversi soggetti istituzionali coinvolti (regioni, enti locali e Stato) piuttosto che sugli esiti delle analisi del sistema di telerilevamento.
I ritardi sono in parte anche conseguenza di un non efficiente sistema di controllo e monitoraggio, che non ha prodotto i risultati attesi. La frammentazione del sistema di rilevamento dei dati, distribuito tra più banche dati, in parte tra loro sovrapposte e non dialoganti, determina spesso risultati incompleti e non attendibili.

Le modifiche introdotte con il DL n. 91 del 2014, con la previsione del subentro dei Presidenti delle Regioni ai Commissari straordinari, disegnano ora un diverso modello di governance, che rappresenta una prima misura idonea tra l'altro a superare situazioni di conflittualità talvolta insorte tra strutture commissariali e apparati regionali. Anche la recente istituzione di apposita Struttura di missione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri costituisce una prima risposta da parte del Governo alla necessità di imprimere un'accelerazione nell'attuazione degli interventi mediante un'azione di impulso alla funzione di indirizzo e coordinamento del Presidente del Consiglio dei Ministri nella materia del dissesto idrogeologico.

In sintesi, le raccomandazioni della Corte sono:
1. superamento di una politica centrata sull'emergenza che postula comunque e necessariamente una programmazione delle risorse destinate anche e soprattutto ad interventi strutturali che abbandonino la logica della frammentazione e della parcellizzazione delle risorse;
2. ridefinizione di una governance degli interventi, maggiormente semplificata e trasparente, rispetto alla quale la soluzione adottata di individuare nei Presidenti delle Regioni i Commissari di Governo per l'attuazione degli interventi rappresenta una prima misura idonea tra l'altro a superare situazioni di conflittualità talvolta insorte tra strutture commissariali e apparati regionali;
3. riorganizzazione del sistema di controllo e monitoraggio degli interventi, che tenda a superare la frammentazione dell'attuale sistema di rilevamento dei dati, distribuito tra più banche dati, in parte tra loro sovrapposte e non dialoganti, e sia invece idoneo a garantire un flusso costante, tempestivo ed attendibile dei dati;
4. prosecuzione nell'azione di impulso alla funzione di indirizzo e coordinamento del Presidente del Consiglio dei Ministri nella materia del dissesto idrogeologico, rispetto alla quale va richiamata la recente istituzione di apposita Struttura di missione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri;
5. valutazione - in una logica comunque di compatibilità con il rispetto degli obiettivi di finanza pubblica di breve e medio periodo - dell'opportunità di escludere dai vincoli del patto di stabilità interno le spese sostenute dagli enti territoriali per interventi di messa in sicurezza, manutenzione e consolidamento di territori esposti a eventi calamitosi, nonché per interventi strutturali finalizzati ad agevolare la riduzione del rischio sismico, idraulico e idrogeologico.

A cura di Ufficio Stampa Corte dei Conti

Documenti Allegati