Riforma Professioni, Agrotecnici: "Nessuna polemica con gli Ingegneri, ma parlano i fatti"

Nessuna polemica con gli Ingegneri ma "Resta il fatto che il Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati è stato l'unico Albo professio...

28/04/2015
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Riforma Professioni, Agrotecnici: "Nessuna polemica con gli Ingegneri, ma parlano i fatti"
Nessuna polemica con gli Ingegneri ma "Resta il fatto che il Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati è stato l'unico Albo professionale a battersi fino in fondo, utilizzando tutti gli strumenti previsti dall'ordinamento democratico, contro una disposizione ritenuta ingiusta e negativa, come quella rappresentata dal DPR n. 137/2012. E chi invece è rimasto a guardare alla finestra adesso ha l'onere di spiegare ai propri iscritti perché non ha fatto nulla, dubitando che basti dipingere come lungimiranza la propria eccessiva prudenza".

Questa la sintesi della risposta che il Collegio Nazionale degli Agrotecnici e Agrotecnici laureati ha fornito alla recente circolare del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (n. 525 del 22 aprile 2015, leggi articolo) con la quale gli Ingegneri avevano commentato la sentenza n. 1685/2015 del Consiglio di Stato con la quale era stato respinto il ricorso degli Agrotecnici contro il DPR n. 137/2012 di riforma delle professioni, rivendicando la coerenza del decreto con la legge e con l'interesse pubblico, sottolineando di essersi impegnato, fin dall'inizio, per applicare il DPR nel migliore dei modi (leggi articolo).

"Ma è appunto questo il problema - ha commentato il Collegio degli Agrotecnici - perché, nei fatti (non giuridicamente, sotto questo profilo la sentenza del Consiglio di Stato n. 1685/2015 ha risolto la questione) non c'è chi non veda (ed i primi a vederlo sono proprio i singoli professionisti, Ingegneri compresi, iscritti nei rispettivi Albi) la quantità di poco utili, o quantomeno discutibili, adempimenti che il DPR n. 137/2012 rovescia addosso professionisti; adempimenti che si aggiungono a quelli, precedenti e successivi, di altrettanta dubbia utilità.
Per non parlare poi dello stravolgimento del ruolo degli stessi Ordini provinciali e nazionali, i primi travolti da infiniti obblighi formali ed i secondi così diminuiti nelle prerogative da essere ritenuti perfino incapaci di sottoscrivere autonomamente una semplice convenzione con una Università od un soggetto terzo"
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Secondo gli Agrotecnici "Il DPR n. 137/2012 è la montagna che partorisce il classico topolino, e pure storto; è il paradigma della "riforma epocale" che non riforma nulla ma che si risolve in una serie di adempimenti burocratico-formali, in maggiori oneri ed in maggiori costi a carico dei professionisti.
Nessuna innovazione normativa, nessuna valorizzazione dei 2, 3 milioni di iscritti negli Albi, nessuno aiuto per loro nella più grave crisi economica degli ultimi 100 anni, nel DPR n. 137/2012 ci sono solo frattaglie normative riscaldate e condite con molta salsa burocratica"
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Molti professionisti saranno d'accordo con gli Agrotecnici nella tesi per cui "Per alcuni aspetti il DPR n. 137/2012 ha addirittura peggiorato le condizioni di accesso alla professione per i più giovani, perlomeno per le categorie - come quella degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati- che hanno il tirocinio" e anche quella per la quale la norma ha "aperto la stagione dell'involuzione burocratica delle professioni: da quel momento infatti è stato un crescendo di obblighi scollegati dalla reale utilità degli stessi".

Gli Agrotecnici hanno, infatti, rilevato che "Così, di adempimento inutile in adempimento inutile, siamo arrivati al POS per i professionisti -con la minaccia di sanzioni per chi non si adegua- od alla fantastica fattura elettronica, così semplice e così smart che si deve acquistare un programma per farla e perdere 10-15 minuti per compilarla. Per gli Ordini, ad ogni livello, siamo invece arrivati all'obbligo di trasmissione "quotidiana" delle PEC degli iscritti od all'assoggettamento alle norme "anticorruzione"; pensate per strutture composte da migliaia di dipendenti, si pretende di applicarle indifferentemente ad Ordini di 80-100 iscritti, privi anche di una segretaria".

"Ed anche di fronte ad una così preoccupante deriva - hanno commentato gli Agrotecnici - è tutto un affannarsi "ad applicare la norma", ragionevole o irragionevole che sia, ma non a contrastarne la bizzarria od a pretenderne la modifica. Se il Consiglio Nazionale degli Ingegneri è contento di questo stato di cose, avrà le sue buone ragioni".

"Non sono contenti invece gli Agrotecnici e gli Agrotecnici laureati italiani i quali continueranno ad opporsi in ogni sede -politica, civile, giudiziaria- tanto alla mortificazione delle professioni quanto agli obblighi inutili e costosi imposti ai professionisti; e quando la battaglia viene persa in sede giudiziaria, come nel caso del DPR n. 137/2012, gli Agrotecnici certamente osserveranno le leggi contestate, ma non verrà mai meno il giudizio negativo su di esse, la coscienza di essere di fronte ad una imposizione inutile, spesso irragionevole".

"Resta il fatto che il Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati è stato l'unico Albo professionale a battersi fino in fondo, utilizzando tutti gli strumenti previsti dall'ordinamento democratico, contro una disposizione ritenuta ingiusta e negativa, come quella rappresentata dal DPR n. 137/2012. E chi invece è rimasto a guardare alla finestra adesso ha l'onere di spiegare ai propri iscritti perché non ha fatto nulla, dubitando che basti dipingere come lungimiranza la propria eccessiva prudenza".

A cura di Gianluca Oreto - -