Viadotto Himera, cosa è successo veramente?

Lo capirono subito i romani e lo codificò in maniera esemplare Vitruvio nel suo trattato De Architettura, se volevi governare il territorio ed in qualche man...

di Danilo Maniscalco - 29/04/2015
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Viadotto Himera, cosa è successo veramente?

Lo capirono subito i romani e lo codificò in maniera esemplare Vitruvio nel suo trattato De Architettura, se volevi governare il territorio ed in qualche maniera persino il tempo, dovevi costruire bene e razionalizzare le risorse a tua disposizione in armonia con il luogo e te ne dovevi far carico manutenendo ciò che costruivi. Il risultato di quella stagione creativa senza precedenti ed epigoni attraversa sotto forma di vestigia tre continenti, l'Europa, l'Asia, l'Africa.

Sotto forma di archeologie ecco gli acquedotti dalla precisione millimetrica, i teatri dall'acustica calibrata, gli edifici di ogni uso e funzione, le fognature, le strade, i ponti..
I ponti! Già, i ponti.

Ma cosa è successo allora veramente se il Viadotto Himera, spina dorsale da oltre mezzo secolo della viabilità siciliana collassa su se stesso davanti lo stupore assoluto dei tecnici dell'ANAS che sembrano quasi i pastorelli di Lourdes?

Forse che architetti ed ingegneri non sappiano più progettare, calcolare e costruire edifici ed infrastrutture che Vitruvio si affaticò a celebrare come il risultato più alto che una civiltà deve saper trasmettere?
Forse siamo solo sfortunati testimoni di situazioni impreviste?

Io credo nulla di tutto ciò ma al contrario credo che le responsabilità siano chiare ed evidenti, portano il nome del mal costume politico non solo isolano ed hanno i volti dei tecnici ANAS a tutti i livelli incapaci di monitorare e controllare il territorio di loro assoluta competenza colpevoli di non pianificare e progettare soluzioni adeguate e tempestive.

Il risultato di queste inadempienze non è il disagio e la semplice vergogna ma un danno infrastrutturale incalcolabile ed ambientale tale da dover capir in primo luogo come e dove smaltire le tonnellate di cemento armato di cui sono composte piloni e campate.

Allora diciamola una volta e per tutte la verità!

Diciamolo che non esiste una carta attendibile ed aggiornata del rischio infrastrutture in Sicilia.
Diciamolo che strutture realizzate ed immaginate durante la guerra fredda, strutture in cemento armato precompresso, prive della dovuta manutenzione come sono le restanti presenti in Sicilia, vanno cadendo a pezzi, non sono affatto più sicure o migliori dei viadotti già collassati, possiedono in virtù di quella incuria che non si trasforma dunque e potrebbe in lavoro immediato, situazioni di degrado strutturale tale da rendermi assolutamente sicuro di poter dire che questo dell'Himera non sarà l'ultimo caso eclatante.

E allora cosa fare?

Io so che ci vollero 8 anni per realizzare la spina dorsale italiana, quell'AUTOSOLE che vide all'opera i migliori talenti che università ministero ed imprese avessero in organico, arrivarono da Milano a Napoli in tempi che oggi sembrano impensabili, costruirono viadotti e ponti sicuri, funzionali esteticamente persino apprezzabili, proprio come prescrisse Vitruvio.

Noi, o meglio dire "LORO", quelli dell'Anas per esser chiari, non sono stati capaci di preservarne il semplice uso.

Se mi chiedeste infine di risalire al colpevole, la risposta la sentite già vostra.
È una ed una sola.

La peggiore classe politica dell'Italia repubblicana, quella capace di piazzare i mediocri come Ciucci e Co nei posti di comando in cui se ci fosse invece cura di coltivare i migliori talenti in termini di preziose risorse umane, si potrebbe ancora una volta generare quella bellezza sicura e misurata che rischiamo di ritrovare solo in giro per siti archeologici.
 

A cura dell'Arch. Danilo Maniscalco