Attuazione PNRR: non c'è più tempo da perdere

PNRR, molte date che sembravano distanti si stanno avvicinando inesorabilmente e non vi è più tempo da perdere

di Edoardo Bianchi - 28/09/2022
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Attuazione PNRR: non c'è più tempo da perdere

Finalmente è terminata la kermesse elettorale e sarà possibile affrontare i vari temi che scandiscono la vita quotidiana con maggiore serenità. Molto si è detto a proposito del PNRR e non sempre con obiettività e terzietà, andiamo con ordine tentando di recuperare un minimo di equilibrio ed aderenza alla realtà.

I due livelli del PNRR

Semplificando si può dire che il PNRR opera su 2 livelli: quello delle riforme e quello delle risorse economiche.

Il primo non deve assolutamente essere messo in discussione e non può costituire oggetto di alcuna rinegoziazione con l’Europa, verrebbe meno la premessa fondante del contratto stipulato a suo tempo.

Sull’impiego delle risorse, che ci sono state date proprio per rendere attuabile la strada delle riforme, è innegabile che alcuni accadimenti post Covid hanno stravolto le regole di ingaggio iniziali; trattasi di cause esogene quali la guerra in Ucraina, la crisi energetica, l’inflazione e l’aumento dei prezzi.

Gli accadimenti sopra menzionati rientrano pienamente tra quelli previsti per la attivazione di quanto contemplato ex articolo 21 del Regolamento sul Recovery Fun.

Il PNRR e il comparto delle costruzioni

Nel comparto delle costruzioni, che abbraccia trasversalmente tutte e 6 le Missioni del PNRR, questo non vuol dire che ci sia la possibilità di modificare e riprogrammare tutto.

Il ministro Franco ha da tempo ammesso la possibilità, laddove necessario, di presentare cambiamenti mirati e chirurgici perché questo livello di rinegoziazione con la Europa sarebbe percorribile.

Anche il vice presidente della commissione europea Dombrovskis ha confermato la possibilità, a fronte di circostanze oggettive, di apportare piccoli aggiustamenti, il tutto dovrà avvenire senza che vi sia un abbassamento del livello di ambizione dei piani e senza tornare indietro rispetto ai traguardi ed agli obietti concordati.

Lo stesso commissario Gentiloni ha ammesso la possibilità di integrazioni ma esclusivamente su punti limitati e specifici.

Da altra parte se è vero che i costi di molti prodotti sono aumentati a dismisura non ci si può illudere di realizzare le stesse opere a parità di costo; è necessario affrontare il problema con praticità e nell’interesse supremo del bene comune.

Durante la campagna elettorale si è volutamente data una rappresentazione caricaturale del problema PNRR a seconda di cosa interessava sostenere circa la propria affidabilità o la inaffidabilità della controparte politica.

Ad oggi, di fatto, ad eccezione delle opere già previste dalla vecchia legge Obiettivo nulla è partito del PNRR: non ci sono SAL bensì solo Governance, bandi di gara, aggiudicazioni e, tutto al più, consegne lavori ma mai produzioni economiche in cantiere.

La filiera della edilizia è allo stremo, i nuovi cantieri non producono SAL ed i vecchi contratti patiscono l’aumento dei prezzi. Tutti i meccanismi, oltre alla indeterminatezza post dicembre 2022, sin ora dispiegati si sono dimostrati inadatti a lenire per tempestività e capienza la problematica legata all’aumento dei prezzi che è stata per troppo tempo non compresa o sminuita quanto ad effettiva portata.

I lavori pubblici tra aggiudicazioni, esecuzione e SAL

Le recenti aggiudicazioni, inoltre, sono state fatte su progetti preliminari o definitivi e prima che si giungerà alla approvazione dei progetti esecutivi passeranno mesi rischiando che anche il 2023 non veda contabilizzazioni ed avanzamento dei lavori.

Il 2023 dovrebbe rappresentare l’anno di svolta in cui l’incidenza degli investimenti dovrebbe essere per lo meno pari a quello delle riforme.

Negli ultimi mesi, consapevoli e preoccupati dello scorrere infruttuoso dei tempi, si è deciso di coinvolgere alcune Centrali di Committenza perché espletassero le gare per conto delle stazioni appaltanti meno organizzate.

Ma le gare, ad esempio nella sanità o per gli edifici scolastici o nei programmi di riqualificazione urbana, sono state esperite senza alcuna base progettuale evoluta.

Addirittura in alcuni casi sono state bandite assieme sia le gare per la progettazione che per la esecuzione dei lavori, e quindi questi ultimi non potranno iniziare prima che la progettazione sia stata portata a termine.

Abbiamo cioè registrato, nella migliore delle ipotesi, aggiudicazioni ma ancora lunga è la strada per l’impiego effettivo delle risorse del PNRR che avverrà solo in presenza di SAL.

Analogo discorso vale per gli Accordi Quadro dove a fronte di aggiudicazioni complessive per l’intero importo a base di gara poi a distanza di anni i contratti attuativi sono di gran lunga minimali.

Accanto, quindi, ad alcune cause endogene che non possono essere fatte valere nei confronti della Europa ve ne sono, come detto, di esogene che necessitano di risposte immediate pena il fallimento del nostro PNRR tra qualche semestre.

E’ opportuno che le opere che non potranno obiettivamente essere completate nei prossimi quattro anni lascino il passo a quelle che hanno concreta possibilità di ultimazione nel 2026.

Per il mondo delle costruzioni potrebbe essere necessario, ad esempio, protrarre di 1/2 anni il termine del 31.12.26 perché questo consentirebbe attraverso una rimodulazione del programma delle opere da realizzare di adempiere integralmente alla obbligazione contrattuale perfezionata con la Europa. Risulta, da altra parte, che anche altri Paesi stiano ragionando ed abbiano intenzione di chiedere una proroga ai tempi di attuazione per le opere del PNRR.

Il riequilibrio dei prezzi

Preliminarmente costituisce però una condizione essenziale il riequilibrio dei prezzi di appalto attraverso un meccanismo automatico che venga gestito, con anticipazioni concrete, a livello centrale rimandando a conguagli definitivi che riguardino non tanto l’an ma solo il quantum debeatur.

Rammentiamo che una altra data si sta avvicinando pericolosamente a livello temporale rispetto a quanto concordato con la Europa ed è costituita dall’effettivo impiego di circa 30 miliardi di euro, che residuano dalle previsioni del Fondo di Coesione e Sviluppo 2014/2020, che dovranno necessariamente, pena la perdita, essere spese entro il 31.12.23.

I dati della CIGS dei primi 8 mesi dell’anno forniscono indicazioni chiare, nelle prossime settimane è in discussione il nostro futuro.

In termini di tenuta della occupazione, di ammodernamento del paese, di sostenibilità ambientale e digitale, di coesione ed equità sociale, di ripresa economica e di equilibrio di bilancio molte date che sembravano distanti si stanno avvicinando inesorabilmente e non vi è più tempo da perdere.

A cura Edoardo Bianchi
Imprenditore Edile