La cultura della sicurezza oltre i tecnicismi

"Badao" dell'ing. Giagni offre degli interessanti spunti di riflessione sul tema della sicurezza fuori dall'ambito meramente tecnico

di Redazione tecnica - 18/12/2021
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La cultura della sicurezza oltre i tecnicismi

Il tema della sicurezza è certamente centrale non solo nel mondo dell’ingegneria e dei lavori pubblici ma in molti altri settori, dalla sanità al mondo scolastico e, in generale, nel mondo del lavoro. Questo argomento, che ha appassionato Gianluca Giagni, ingegnere di professione, scrittore per passione, divenendo il suo pane quotidiano dal punto di vista professionale, è sempre più una questione centrale nella professione e nelle professioni che con questo tema hanno un’attinenza specifica, ma anche nella cultura diffusa.

Cultura della sicurezza, oltre i tecnicismi: "Badao", il libro di Gianluca Giagni

Safety e Security sono argomenti che sempre più sono presenti nelle regole che disciplinano il lavoro come anche la vita privata; non solo ma la percezione della sicurezza o meglio della necessità di mettersi al sicuro e di tutelare gli altri non riguardano solo gli addetti ai lavori. Esiste intanto una riflessione che ci guida a distinguere la percezione della sicurezza dalla sicurezza reale, come nel caso esemplare della casa. È questa una delle riflessioni centrali lungo la quale si snoda il percorso di ricerca e scrittura di Gianluca Giagni che recentemente ha pubblicato Badao (edito e distribuito da G2 Studio srls – 112 pagine – acquistabile su Amazon e da fine novembre in libreria, è un gioco intellettuale, che invita a guardare oltre la realtà e a non smettere di porci domande).

Ogni parola è un perché, è un pamphlet sui generis, tra il serio e il faceto sull’uso, la storia e la conoscenza delle parole, un divertissement, un utile spunto di riflessione, adatto anche e forse soprattutto per le scuole dove si è persa l’attenzione alla parola, una sorta di guida non tecnica che ognuno può poi arricchire.

Uno degli esempi più significativi è, come accennato, la parola la ‘casa’, che allude al luogo per eccellenza dove ripararsi, dove ritrovare sé stessi sebbene piena di insidie, cercando di stimolare il lettore a non usare le parole sine cura perché le parole ‘fanno le cose’. Parlare in un certo modo significa infatti avere un certo approccio alla realtà. Il libro mette in luce a tal proposito come gli incidenti domestici siano una realtà diffusa in contrasto con la sensazione di comfort e sicurezza che l’essere a casa normalmente dà. Espressioni come “sentirsi a casa” rimandano all’essere a proprio agio, in un ambiente protetto e il tappeto ad esempio richiama calore, lusso, una situazione di relax sebbene possa rappresentare un’insidia.

Questa considerazione evidenzia la scelta e l’importanza che discipline tecniche come l’ingegneria si avvicinino nell’approccio alla comunità dei non addetti ai lavori con un approccio divulgativo e un linguaggio semplice, una missione quasi che l’ingegnere Giagni ha preso a cuore e per la quale ritiene che il mondo delle costruzioni abbia una forte responsabilità e giochi un ruolo importante. Per questo ha scelto una forma narrativa nella sua scrittura, creando una sorte di legenda dei termini, un alfabeto della sicurezza, spiegata in termini emozionali proprio perché deve anche divertire ed essere alla portata di tutti.

La percezione della sicurezza

Una delle riflessioni riguarda la percezione della sicurezza che oggi è molto più presente anche per la comunicazione che, com’è evidente nel caso dell’emergenza sanitaria in corso, rischia di creare, insieme ad una maggiore consapevolezza, allarmismi, panico o, al contrario, saccenza di coloro che si improvvisano tuttologi.

Ora in tal senso è importante che i professionisti tecnici dei vari settori, secondo Giagni, si ritaglino dei ruoli cerniera tra il pubblico, i professionisti e le norme o le conoscenze specifiche. Certamente accanto alla sovrabbondanza della comunicazione, esiste il fatto che ormai viaggiare sia alla portata di tutti e il mondo si è fatto più piccolo. Ora quello che comunque è poco familiare, un altro paese, soprattutto lontano, stimola la ricerca e la riflessione sulle parole, soprattutto a contatto con una lingua diversa dalla nostra, anche nel linguaggio corporeo, mettendoci in guardia. Il viaggio, con la sua dimensione di avventura ma anche di incertezza, è pertanto una condizione ideale per esplorare e metterci in discussione. Il testo propone quindi un’alternanza tra il racconto dei giorni thailandesi, con la loro frenesia, eccitazione, gusto della scoperta e senso di precarietà da una parte e la ricerca del senso delle parole, anche le più comuni.

Ora le parole diventano essenziali proprio quando si è in una condizione di difficoltà, quando ci si trova in un’altra cultura, in un contesto limite come può essere un cantiere o in una condizione di disagio. Per questo il libro può essere considerato un lavoro in fieri, il progetto di un percorso ampliabile ma valido in termini di metodo e che in questo frangente socio-culturale diventa essenziale. La lingua si impoverisce proprio ora che gli orizzonti si ampliano e c’è un maggior bisogno di dialogo. Ecco perché la scelta della scrittura ‘leggera’, narrativa e non di un prontuario.

L’autore precisa infatti che troppo spesso “Si pensa che la sicurezza sia una questione legata solo alla tecnica e alle professioni, ma vi è una questione di “sicurezza” in tutto quello che facciamo ogni giorno senza preoccuparci del modo in cui lo faccio: per abitudine soprattutto o per esperienza”. La parola deriva non a caso dal latino sine cura, senza preoccupazione, proprio la condizione in cui si è sicuri o, purtroppo spesso, ci sente solo sicuri. La preoccupazione di Gianluca Giagni è infatti che la parola, il termine tecnico, la norma, non diventi un ostacolo perché difficile, ma si offra come un ponte alla comprensione, soprattutto dov’è essenziale come nel mondo del lavoro.

La sicurezza è – sottolinea l’autore – infatti dietro la “natura di ogni cosa” e non si può pensare di trovare sempre una soluzione, sebbene sia necessario conoscere e far crescere la cultura della sicurezza. A tal proposito è importante richiamare l’attenzione sulla parola “cultura” di origine latina che richiama il senso del “coltivare”, far crescere bene. Così anche la sicurezza dev’essere coltivata come una pianta ha bisogno ogni giorno di acqua e quando è cresciuta ha ancora bisogno di nutrirsi. Badao vuol essere una sfida anzi l’inizio di una scommessa.

Chi è l’autore Gianluca Giagni

Ingegnere, laureato presso il Politecnico di Bari, dal 2002 si occupa di sicurezza sul lavoro e di cantieri mobili e temporanei. Consulente per diverse aziende, in ambito regionale e nazionale, ha ricoperto il ruolo di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, quali la Guardia di Finanza per le regioni Puglia e Veneto e, attualmente per l’Agenzia Nazionale per i servizi regionali sanitari, Confindustria Regione Puglia e Amgas Bari Rete Gas. È Coordinatore del Gruppo Temporaneo a Tema sul progetto pilota “La sicurezza a partire dai banchi di scuola”, dal titolo “10 scuole, 10 ordini, 10 città”, all’interno del gruppo di lavoro sicurezza del CNI (Consiglio Nazionale Ingegneri) insieme al Ministero dell’Istruzione. Dal 2019 Coordinatore della Commissione sicurezza dell’Ordine degli Ingegneri di Bari. Di recente nomina come componente del Comitato tecnico delle norme UNI per il gruppo di lavoro sui “Parchi giochi”. È Professore presso la facoltà di Ingegneria dell’Università degli studi di Brescia e l’Università Politecnica delle Marche. Autore della collana Sine Cura, nel 2015 ha pubblicato il testo Pericolosamente sicuri e nel 2016 Pericolosamente più sicuri; nel 2017 pubblica, per lo stesso editore, il terzo volume, Pericolosamente suppergiù sicuri.