DDL di Bilancio: rivedere le misure sul Superbonus senza punire il comparto dell’edilizia

L’audizione dell’ANCE sul disegno di legge della Manovra Finanziaria tocca tutte le iniziative inerenti il settore delle costruzioni, con alcune proposte di revisione

di Redazione tecnica - 09/11/2023

Superbonus, lavori pubblici, PNRR, infrastrutture, caro materiali: è decisamente corposo l’intervento dell’ANCE in audizione, lo scorso 7 novembre, sul disegno di legge di Bilancio 2024 presso le commissioni Bilancio di Caamera e Senato in seduta congiunta.

DDL di Bilancio 2024: l'audizione dell'ANCE

Dopo aver sottolineato la presenza di uno scenario molto incerto che vede l’economia italiana perdere slancio, con una frenata dei consumi, un rallentamento degli investimenti, dopo un biennio 2021-2022 nel quale invece il settore costruzioni ha giocato un ruolo decisivo per la crescita del Paese, la presidente Federica Brancaccio ha sottolineato anche come le prospettive per il 2023 e per i prossimi anni, vadano valutate con cautela.

Sicuramente sul prossimo triennio peseranno le modifiche intervenute sul Superbonus, che ne hanno determinato il depotenziamento (da un’aliquota del 110% si passerà a una del 70% nel 2024) , il blocco della cessione del credito, così come i ritardi nell’attuazione del PNRR, oltre che il peggioramento del contesto economico generale con una inflazione ancora elevata, tassi di interesse in aumento e incertezze geopolitiche.

Le problematiche sul Superbonus

Scendendo nel dettaglio della Relazione Tecnica al DDL, sotto il profilo fiscale, ed in particolare in tema di Superbonus, il Disegno di Legge di Bilancio non affronta le 2 principali criticità legate all’agevolazione, ossia la necessità di una limitata proroga per i lavori condominiali in corso, colpiti da numerosi rallentamenti, e lo sblocco dei crediti incagliati.

La questione delle ritenute sui bonifici

ANCE parla di misure che rivelano un’ostilità ingiustificata nei confronti dei contribuenti e delle imprese che hanno fruito delle agevolazioni: ad esempio l’aumento dall’8% all’11% della ritenuta a titolo di acconto operata dalle Banche e da Poste sui bonifici di pagamento delle spese agevolabili con i bonus edilizi. Secondo l’associazione, oltre a non risolvere il problema dei crediti incagliati, si incide ulteriormente sull’equilibrio finanziario delle imprese che eseguono gli interventi di recupero e di riqualificazione. Anziché aumentarla sarebbe stato opportuno addirittura una sua riduzione, considerando l’8% già una misura elevata.

Le plusvalenze sugli immobili oggetto di Superbonus

Altra norma critica, l’introduzione della nuova forma di tassazione delle plusvalenze connesse alla vendita di immobili oggetto di interventi agevolati con il Superbonus, che avvenga entro dieci anni dalla fine dei lavori: “Si tratta di una nuova imposizione a carico dei fruitori del Superbonus, per altro declinata, nel suo ammontare, in maniera differente a seconda che il cedente abbia o meno optato, nell’utilizzo del 110%, per le cosiddette modalità alternative di fruizione”.

Secondo ANCE, queste disposzioni non si sposano con la rigenerazione urbana, né con gli obiettivi green fissati dall’Europa, perché in un certo qualmodo si va ad ostacolare la circolazione di immobili “performanti”. Né le norme si concilierebberoo anche con i criteri fissati dalla delega fiscale laddove, anche nell’ottica della tax expenditures, la legge 111/2023 prevede, tra i principi guida di riforma degli incentivi, la “tutela del bene casa” in funzione del miglioramento dell’efficienza energetica, della riduzione del rischio sismico, e della rifunzionalizzazione edilizia.

La manovra 2024, quindi, aumentando nel complesso il prelievo fiscale sugli immobili, non sembra andare nella direzione di un uso della leva fiscale come strumento di sviluppo e indirizzo delle operazioni immobiliari, verso l’obiettivo della rigenerazione urbana. Da qui l’auspicio che le maggiori entrate che deriveranno dall’attuazione delle misure (1,9 miliardi di euro) siano quantomeno destinate alla riduzione della pressione fiscale sulla casa e servano a finanziare incentivi utili alla rigenerazione urbana delle città:

La proroga sui condomini

Non solo: l'associazione spinge per garantire il compimento di quei progetti di riqualificazione dei condomini agevolati dal Superbonus in dirittura d’arrivo, ammettendo una proroga semestrale, a condizione di aver eseguito, a fine anno, una congrua percentuale di lavori (30% o 60%), prevedendo anche l’obbligo di emissione di un SAL “straordinario”, sempre entro dicembre 2023, relativo a tutto l’intervento eseguito in concreto entro la stessa data.

Sempre in tema di proroghe, quella detrazione IRPEF pari al 50% dell’IVA pagata sull’acquisto di abitazioni in classe A e B cedute dalle imprese costruttrici, che è in scadenza a fine anno: per ANCE occorre ripristinare, quantomeno fino a tutto il 2025, gli incentivi alla valorizzazione edilizia introdotti nel 2019 e in vigore sino a fine 2021 che, detassando l’acquisto (con imposta di registro e ipo-catastali in misura fissa) degli immobili da rigenerare in chiave energetica da parte degli operatori specializzati per la successiva vendita, hanno avuto un ruolo chiave nei processi di recupero urbano.

Infine, pollice verso per la mancata proroga, nel testo del disegno di legge, delle agevolazioni fiscali connesse all’acquisto della prima casa per i giovani under 36 (esenzione dall’imposta di registro o credito d’imposta pari all’IVA), in scadenza al prossimo 31 dicembre 2023, a fronte della proroga, invece, della disposizione riguardante la garanzia sui mutui a favore dei medesimi soggetti.

Il mercato dei lavori pubblici

Tra le misure per il sostegno del mercato dei lavori pubblici, ANCE ha espresso particolare apprezzamento per l’articolo 57, con il quale viene prorogato ai lavori eseguiti o contabilizzati nel corso di tutto il 2024, lo speciale meccanismo di aggiornamento dei prezzi previsto dall’articolo 26 del DL Aiuti. Una proroga fortemente auspicata dall’Associazione in quanto, nonostante segnali di rallentamento, i prezzi dei principali materiali da costruzione continuano a rimanere su livelli ancora molto elevati.

Attenzione però alla copertura finanziaria, perché i fondi aggiuntivi previsti, pari a 300 milioni tra il 2024 e il 2025, appaiono, però, insufficienti a garantire la regolare prosecuzione dei lavori in corso.

Inoltre sarebbero necessari alcuni importanti chiarimenti sulle modalità attuative del meccanismo di aggiornamento dei prezzi, così come che il lasso temporale compreso tra il 1° gennaio 2022 e il 30 giugno 2023, contemplato dal comma 6-bis per individuare le offerte alle quali è applicabile l’aggiornamento, comprende anche il periodo di pubblicazione del bando di gara, e non solo quello di presentazione dell’offerta.

Le infrastrutture

Secondo ANCE, in materia di investimenti pubblici per le infrastrutture, dopo anni di manovre ampiamente espansive, l’impostazione del DDL di bilancio 2024-2026 appare più prudente con misure di sostegno certamente valide negli obiettivi, ma molto limitate dal punto di vista delle risorse stanziate, ad eccezione dei cospicui finanziamenti previsti per il Ponte sullo Stretto di Messina.

Se si conferma il giudizio positivo sull’infrastruttura, allo stesso tempo l'associazione sottolinea la necessità di garantire risorse adeguate a tutte le opere prioritarie e ordinarie di cui, soprattutto nel Mezzogiorno, vi è assoluta e urgente necessità, anche al fine di rafforzare e proseguire il processo di potenziamento infrastrutturale avviato con il PNRR: “L’utilità del collegamento tra Calabria e Sicilia, infatti, sarà massima solo se verranno realizzati quegli investimenti sulla rete trasportistica del Sud, ancora molto lontana dagli standard minimi presenti in altre regioni italiane, e quegli interventi diffusi sul territorio, che possano rendere veramente competitive quell’area del Paese”.

Le scelte operate dal legislatore non sembrano andare in questa direzione: il finanziamento del Ponte sullo Stretto, di fatto, ha drenato gran parte delle risorse destinate dalla manovra alle infrastrutture.

Le altre norme per il settore costruzioni

Tra le altre iniziative commentate in audizione relative a numerosi capitoli di bilancio di interesse per il settore delle costruzioni ANCE segnala:

  • il rifinanziamento del sisma per il Centro Italia per 1,5 miliardi di euro fino al 2030;
  • il definanziamento di 5 miliardi di euro, di cui 3 nel triennio 2024-2026, del Fondo per l’avvio delle opere indifferibili;
  • numerose rimodulazioni che spostano in avanti gli stanziamenti a valere sul Fondo pluriennale degli investimenti pubblici;
  • le garanzie concesse dalla SACE S.p.A per sostenere investimenti in infrastrutture, risulta di fondamentale importanza per garantire la realizzazione delle opere previste dal PNRR;
  • l’ obbligo assicurativo per rischi catastrofali a carico delle imprese che risultino iscritte nell’apposito registro;
  • la proroga dei termini in materia di trattamento e trasporto del materiale derivante dal crollo parziale o totale degli edifici e delle misure per incentivare il recupero dei rifiuti non pericolosi, prodotti a seguito del sisma del 2016.
  • nell'ambito del lavoro, la promozione del welfare aziendale, la proroga della riduzione dell’aliquota fiscale sui premi di risultato, l’esonero sui contributi a carico dipendente.

Sempre in ambito lavoro, si rileva però l’assenza di misure strutturali di riduzione del costo del lavoro per le imprese, sia di carattere generale che specifiche per il settore edile, come ad esempio la misura introdotta dall’art. 1 del DL n. 98/2023, c.d. Decreto emergenze climatiche, che, per il periodo dal 1° luglio al 31 dicembre 2023, ha esteso anche alle imprese edili l’esclusione degli eventi oggettivamente non evitabili (es. eventi meteo) dal computo del limite massimo di durata della cassa integrazione ordinaria, come già previsto per gli altri settori produttivi e come richiesto da tempo dall’Ance.

Ciò significa che in assenza di correttivi, a decorrere dal 1° gennaio 2024 tornerà ad applicarsi la disciplina previgente, con quella che ANCE definisce “un’ingiustificata disparità di trattamento per le imprese dell’edilizia”.

 

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