PNRR: piano fondamentale anche per digitalizzazione e transizione energetica PMI

Le dichiarazioni del ministro Raffaele Fitto: necessario intervenire su quei temi che creano le condizioni per innovare e rafforzare le aziende

di Redazione tecnica - 01/02/2024

Il PNRR sarà fondamentale anche per supportare le micro imprese e le PMI nei processi di digitalizzazione e di transizione energetica. Lo conferma il Ministro per gli Affari Europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il PNRR, Raffaele Fitto, nel videomessaggio inviato al convegno La rappresentanza delle micro e piccole imprese e il ruolo delle associazioni”, promosso da FederTerziario con il patrocino di FondItalia.

PMI: il ruolo del PNRR per la digitalizzazione e la transizione energetica

Come ha specificato il ministro per gli Affari Europei, il PNRR rappresenta uno strumento fondamentale per il Paese, “un impegno sulla prospettiva futura per la grande dimensione finanziaria che lo caratterizza e perché gran parte di queste risorse non sono a fondo perduto, ma gravano sul futuro del nostro Paese”.

Sul punto, Fitto ha ribadito come il piano serva ad assicurare la ripresa, “ma soprattutto la resilienza. Quindi è necessario avere la capacità di immaginare, sul fronte della spesa, una scelta che sia di qualità e che accompagni una crescita indispensabile per poter rientrare da questo debito che costituisce uno degli elementi di principale riflessione nell'ambito dellattuazione”.

Focus anche sulla fase di rimodulazione avviata nei mesi scorsi, con la ridefinizione di oltre 21 miliardi di euro dal punto di vista finanziario e anche degli obiettivi del Piano. Si tratta di unazione che abbiamo realizzato già nella fase iniziale sia per quanto riguarda la terza e la quarta rata”, spiega il Ministro Fitto, che sono due rate che il nostro Governo ha ottenuto incassando appunto l'importo a noi assegnato e abbiamo già presentato la richiesta di pagamento per la quinta rata, avendo già raggiunto tutti gli obiettivi”.

Attuazione del PNRR: l'attenzione verso il mondo delle imprese

La fase dellattuazione sarà fondamentale per il mondo delle imprese: La revisione prevede un importante intervento indirizzato verso il mondo delle imprese e, in particolare, su quei temi che sono collegati anche alle transizioni necessarie per creare le condizioni per innovare e rafforzare le nostre aziende, sul fronte della digitalizzazione e della politica della transizione energetica”. Si tratta di aspetti che riguardano da vicino, non soltanto le grandi e medie aziende, ma anche le realtà di piccola dimensione. Proprio per questo si è scelto, dalla cabina di regia ridefinita a inizio legislatura con il primo decreto PNRR, di coinvolgere direttamente le organizzazioni di categoria e le parti sociali per un confronto anche sulle scelte portate avanti e quindi la fase di attuazione del PNRR è anche una verifica costante e quotidiana dell'attuazione e della realizzazione del piano”.

La consapevolezza generale è che il futuro del Paese passerà dalla capacità di attuare gli interventi del PNRR e della Politica di Coesione e dai processi di formazione e istruzione, nell’ottica di un mercato del lavoro caratterizzato dalla “transizione delle competenze” e mettendo al centro delle politiche pubbliche le micro, piccole e medie imprese, che costituiscono il 97,4% del tessuto produttivo nazionale.

Posizioni condivise anche da Nicola Patrizi, presidente di FederTerziario: “Servirà una Pubblica Amministrazione efficiente e capace, in grado di intercettare tempistiche ed esigenze anche nell’ottica del PNRR e delle Politiche di Coesione, perché si dovranno trasformare queste opportunità in risultati effettivi, a fronte di sfide ormai irrinunciabili a partire da un mercato del lavoro che richiede nuove professionalità ancora da formare e i dipendenti da aggiornare”.

FederTerziario: semplificare le prassi amministrative per le imprese

Ad aprire l’evento, l’intervento di Alessandro Franco, segretario generale di FederTerziario, per evidenziare, nell’ambito del grande tema della rappresentatività, come, nel corso degli ultimi trent’anni, “il legislatore e la prassi amministrativa abbiano utilizzato norme e circolari - ben 14 - per orientare l’applicazione dei CCNL ad un unico e solo sistema che ha soddisfatto le esigenze delle grandi aziende con sistemi di relazioni industriali ‘su misura’, che rinviano ai ‘contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative’.

Basti pensate che il criterio cosiddetto della maggiore rappresentatività comparata non ha evidentemente funzionato, generando oltre un migliaio di CCNL, il doppio rispetto al 2012, con oltre la metà di lavoratori (54%) a cui sono applicati, secondo il CNEL, dei contratti scaduti. “Occorre guardare - prosegue Alessandro Franco - alla qualità e al contenuto della contrattazione collettiva anche perché i sistemi di rappresentanza delle imprese ‘minori’, almeno considerate tali in quanto poste ai margini del dibattito e dell’agenda politica negli ultimi decenni, vanno invece supportati e tutelati”.  

Proprio per questo, FederTerziario punta a ricalibrare il peso specifico delle imprese nell’ambito delle decisioni politiche: Le piccole e piccolissime imprese - sottolinea Maurizio Sacconi, già Ministro del Lavoro -, che costituiscono grande parte del flessibile tessuto produttivo italiano, hanno bisogno di una rappresentanza che affermi nelle politiche pubbliche il criterio ‘small first’. Regole e servizi statuali corrispondenti alla microdimensione risultano nondimeno utili alla grande impresa mentre non vale il contrario. Poi, attraverso strumenti sussidiari come gli enti bilaterali, le parti rappresentative delle piccole imprese e dei lavoratori possono aggiungere servizi utili anche alla coesione sociale”.

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