Professione Architetto: il primo report CNAPPC

Il Consiglio Nazionale degli Architetti avvia l'Osservatorio pubblicando un interessante documento sullo status della professione

di Redazione tecnica - 20/04/2022
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Professione Architetto: il primo report CNAPPC

Il Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC) ha pubblicato il primo Report “La professione di Architetto in Italia nel 2021”, con il quale prende il via l’Osservatorio del CNAPPC. Il documento contiene un’analisi approfondita sullo stato della professione a cominciare dalla formazione, per continuare con lo scenario entro cui i professionisti operano, caratterizzato da profonde trasformazioni in campo ambientale, economico e sociale.

La professione di architetto: il report CNAPPC 

Dopo un'analisi puntuale sulla formazione universitiaria e post universitaria dei professionisti, CNAPPC segnala che, in base ai dati più recenti forniti dagli Ordini Provinciali, al 31 dicembre del 2020 erano iscritti all’albo 153.692 architetti. Nell’ultimo decennio, la crescita del numero degli iscritti ha registrato una progressiva stabilizzazione, con bilanciamento quasi perfetto tra nuove iscrizioni e cancellazioni. Il numero di architetti è pari a circa 2,6 ogni mille abitanti, con l’aumento di un’unità ogni mille abitanti rispetto a quanto si registrava all’inizio degli anni duemila.

In particolare, il 2021, si è mostrato un anno eccezionale: considerando il dato parziale dei primi undici mesi, il saldo complessivo è stato superiore alle 4.000 unità. Le motivazioni? Condizioni di mercato favorevoli e una aspettativa molto positiva di crescita del settore delle costruzioni, alimentata dalla spinta dagli incentivi per la riqualificazione edilizia (superbonus, bonus facciate, sisma bonus, cessione del credito, etc.), che hanno sicuramente inciso favorevolmente sulle prospettive economiche e professionali della categoria.

Interessante la differenza tra iscritti alla sezione A e alla sezione B dell’albo: su un totale di circa 157 mila architetti iscritti all’albo a settembre 2021, 153 mila sono iscritti nella sezione A, mentre nella sezione B, a cui si accede con la laurea triennale (in particolare L-17 e L-21, ma anche L-07, L-23 e L-32), sono appena 4.190. Appare quindi evidente che la figura dei cosiddetti architetti junior non abbia riscosso il successo sperato: come spiega il report, è emersa una figura debole, con scarse capacità tecniche e con scarse possibilità occupazionali, anche per via della presenza sul territorio di figure con competenze analoghe, come il geometra e il perito edile.

Distribuzione geografica e confronti con l'Europa

Dal punto di vista della distribuzione geografica, è Roma la provincia italiana con il maggior numero di architetti, (18.390 a fine 2020), seguita da Milano (12.139), Napoli (9.430) e Torino (6,674). Le quattro province da sole rappresentano poco più del 30% degli iscritti totali. Se si guarda al contesto europeo, l’Italia continua ad essere il paese con il più alto numero di architetti in attività, sia in termini assoluti, sia in termini relativi: secondo i dati raccolti dal Consiglio Europeo degli Architetti (ACE), gli architetti italiani rappresentavano nel 2020 più del 27% del totale europeo. Ciò significa che nel rapporto tra architetti e popolazione, gli oltre 5 progettisti ogni duemila abitanti che operano in Italia rappresentano di gran lunga il numero più elevato tra tutti paesi europei, considerato che la media generale è di circa un architetto ogni mille abitanti).

Circa il 42,5% di architetti sono donne, anche se il gender gap sulle retribuzioni rimane piuttosto evidente (circa 500 euro di differenza). Negli ultimi dieci anni, tra 2010 e 2020, le donne architetto iscritte all’albo sono cresciute di ben il +13,9%, vale a dire 8 mila architetti in più. Cresce anche l’età media: nel 2021 il 43,6% degli architetti italiani ha ormai più di 51 anni, mentre la percentuale di architetti con meno di 41 anni è scesa, nel 2021, al 28,4%.

Redditi architetti: i dati pre pandemia

Dopo il minimo del 2016 con un reddito medio sceso a 18.825 euro, nel triennio precedente la crisi sanitaria, in concomitanza con la lenta ma progressiva crescita del settore delle costruzioni, specialmente in ambito di riqualificazione edilizia, il reddito dei progettisti aveva mostrato una promettente ripresa, risalendo, in base ai dati di Inarcassa, a poco meno di 22.300 euro (+12,4% tra 2019 e 2016).

In termini puramente economici, anche nel confronto con gli altri paesi europei (dati ACE 2020), è evidente come lo squilibrio intergenerazionale in Italia sia particolarmente accentuato. Rapportando i redditi per classe di età, con il reddito medio degli architetti cinquantenni si osserva come in Italia i più giovani (ventenni) registrino guadagni medi inferiori del 52%, mentre nella media Europea (escludendo gli architetti italiani) la discrepanza sarebbe intorno al 43%. Per gli architetti trentenni i redditi risultano mediamente inferiori rispetto ai colleghi più maturi del 31% in Italia e del 25% nel resto d’Europa, con la forbice che comincia a chiudersi solo dopo i 40 anni.

Va inoltre detto che il reddito complessivo della categoria si mostra significativamente inferiore rispetto a quello dei colleghi europei. In base alle stime dell’ACE, nel 2020, tenendo conto delle differenze nel livello dei prezzi tra i diversi paesi, la media italiana si è attestata a circa 25.700 euro valutati a parità di potere di acquisto. Un dato da paragonare con una media generale europea di circa 35 mila euro. In base alle indagini ACE gli architetti italiani registrerebbero un reddito medio superiore soltanto a Ungheria, Croazia, Polonia, Romania, Grecia, Portogallo e Serbia.

Interessante confrontare i parametri economici medi degli studi di architettura con le altre professioni tecniche. Rispetto agli studi di ingegneria, ad esempio, sempre considerando il dato del 2018, emerge un fatturato medio molto inferiore (il 25% in meno) e una percentuale di costi nettamente superiore, circostanza che comprime il reddito degli architetti rispetto a quello medio degli ingegneri (il 43% in meno). Costi medi più elevati per gli studi di architettura si misurano anche rispetto alle altre categoria professionali (geologi, agronomi e periti industriali).

Prevista indagine campionaria sugli iscritti

Il CNAPPC ha anche segnalato che nei prossimi giorni sarà trasmesso ai Consigli degli Ordini un questionario da compilare a cura dei colleghi iscritti: obiettivo è implementare un’indagine campionaria che raccolga informazioni di carattere quantitativo e qualitativo sull’attività svolta dai professionisti iscritti all’Albo, su formazione, formazione continua, condizione lavorativa, caratteristiche degli studi, reddito, composizione della clientela, settore di attività, ambito territoriale di attività, aspettative di mercato e utilizzo di strumenti innovativi.

 

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