Superbonus 110%: Decreto Aiuti quater clamoroso autogol del legislatore

Le modifiche apportate dal Decreto Aiuti quater alle detrazioni fiscali del 110%: è auspicabile un ripensamento

di Edoardo Bianchi - 15/11/2022
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Superbonus 110%: Decreto Aiuti quater clamoroso autogol del legislatore

Quanto disposto in materia di super bonus nel recente DL Aiuti non appare condivisibile sotto varie prospettazioni. Sono tutti profili di eguale importanza e rilevanza che analizzati in una visione di assieme configurano gli estremi di un clamoroso autogol del nostro legislatore.

Superbonus 110%: un problema di metodo

Innanzitutto di metodo, non è corretto cambiare le regole di ingaggio durante il corso della partita.

Dal 2020 (DL Rilancio) ad oggi non solo vi è stata una ondivaga ipertrofia normativa con continui interventi che rideterminavano i criteri per la utilizzabilità del bonus ma veniva già stabilito un decalage fino al 2025 della percentuale di bonus che dal 110 passava, infine, al 65.

Ora si interviene per modificare solo il 2023.

L’intervento medio per un condominio realizzato finora (dati Enea) è stato di circa € 550.000,00, quindi lavori che nell’arco di un anno dovrebbero tranquillamente essere eseguiti.

Ora tutto cambia, peraltro per un solo anno vanificando mesi e mesi di lavoro.

Non è vero che il superbonus è stato una misura per pochi benestanti, proprio i dati mensili dell’Enea dimostrano l’esatto contrario.

Non solo.

A fronte del congelamento della cessione dei crediti fiscali di fatto solo i cittadini oltremodo capienti potranno in futuro utilizzare il nuovo superbonus non certo gli incapienti.

Superbonus 110%: decreto Aiuti quater discordante

Quanto al merito il provvedimento è discordante sotto diversi profili.

In primis per quanto riguarda la sostenibilità, considerato che gli immobili sono responsabili del 36% delle emissioni dirette/indirette di gas ad effetto serra e del 40% del consumo energetico.

Con “Fit for 55”, nel 2030 dovremmo ridurre del 55% le emissioni clima alteranti per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050.

E’ evidente che nessun piano di transizione energetica e ambientale può avere successo senza coinvolgere l’ambito edile; da altra parte circa il 75% degli edifici è stato realizzato ante norme sismiche (1974) ed energetiche (1976). L’80% degli immobili residenziali rientra nelle classi energetiche più basse EFG

Inoltre il 50% è vulnerabile simicamente, si registrano annualmente 1.700/2.500 sismi di magnitudo superiore a 2,5; servirebbero € 100 mld x mettere il tutto in sicurezza.

E’ in discussione la “Proposta di Direttiva Europea sulla prestazione energetica in edilizia datata 15.12.21”, rappresenta lo strumento legislativo per il conseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione fissati al 2030/2050.

All’articolo 9 è previsto che gli Stati membri provvedono affinché gli edifici e le unità immobiliari di proprietà di enti pubblici conseguano al più tardi:

  • dopo il 01.01.27, almeno la classe di prestazione energetica F;
  • dopo il 01.01.30, almeno la classe di prestazione energetica E;

gli edifici e le unità immobiliari non residenziali, diversi da quelli di proprietà di enti pubblici, conseguano al più tardi:

  • dopo il 01.01.27, almeno la classe di prestazione energetica F;
  • dopo il 01.01.30, almeno la classe di prestazione energetica E;

gli edifici e le unità immobiliari residenziali conseguano al più tardi:

  • dopo il 01.01.30, almeno la classe di prestazione energetica F;
  • dopo il 01.01.33, almeno la classe di prestazione energetica E;

Nella tabella di marcia di cui all'articolo 3 gli Stati membri stabiliscono scadenze specifiche entro le quali gli edifici dovranno ottenere classi di prestazione energetica superiori a quelle indicate al presente paragrafo entro il 2040 e il 2050, in linea con il percorso di trasformazione del parco immobiliare nazionale in edifici a emissioni zero.

Gli Stati membri sostengono il rispetto delle norme minime di prestazione energetica mediante misure finanziarie adeguate (in particolare quelle destinate alle famiglie vulnerabili, alle persone in condizioni di povertà energetica o che vivono in alloggi di edilizia popolare), con l’assistenza tecnica e con regimi di finanziamento integrati.

I dati rilevati finora

Finora non si sono mai analizzati a sufficienza i numeri che ci permettono di capire il vero “tesoro” del superbonus, quello che non viene interamente registrato nei saldi di finanza pubblica ma che produce lo stesso un enorme effetto economico, legato al risparmio energetico.

Al 01.01.22, secondo i dati Enea, gli interventi finanziati dal superbonus hanno prodotto un risparmio di energia elettrica di 3.101.664 Mwh/anno”.

Questa cifra corrisponde al consumo annuo di energia elettrica di circa 1 milione e 100 mila famiglie. Gli interventi realizzati col superbonus, nel gioco del miglioramento delle classi energetiche, di fatto portano a una riduzione di più della metà dei fabbisogni energetici delle famiglie, considerando sia gas, sia elettricità.

Grazie agli interventi da superbonus, c’è uno spostamento della prospettiva dei consumi dal gas all’elettricità, che già adesso è al 40% prodotta dalle rinnovabili.

Da ultimo dobbiamo evidenziare l’impatto della misura in ambito sanitario, oggi il 60% del Pmx urbano (particelle inquinanti) deriva dal termico.

Gli interventi finanziati dal superbonus riducono grandemente queste emissioni urbane, responsabili di tante malattie respiratorie e morti.

Sotto un profilo più strettamente economico le risultane degli studi scientifici effettuati da ANCE, Cresme, Nomisma, Luiss, C.N.I., sono concordi.

ANCE, ad esempio, valutando l’impatto sul gettito dello Stato e calcolando solo gli effetti diretti ritiene che il 47% dei crediti fiscali rientra all’Erario con nuove tasse/iva/contributi e che quindi il costo effettivo sia solo del 53%.

NOMISMA valuta, tra l’altro, gli effetti diretti/indiretti/indotti ed arriva ad un moltiplicatore 3: per ogni euro di superbonus speso se ne generano ben 3!

Il contributo nella generazione del PIL non solo compensa la spesa ma crea un valore aggiunto.

I benefici ambientali

Sotto un profilo ambientale ad oggi vi è stata una riduzione di 979.000 tonnellate di CO2 e con 3 salti di classe energetica vi è un abbattimento del 46% di CO2 generata.

Il fotovoltaico ed il solare rappresentano, inoltre, una valida strategia per la transizione ecologica con la immissione nel periodo 2019/2022 di 106.000.000 di kw/anno ed ulteriori 37.000.000 kw/anno per gli interventi in corso.

Infine il costo medio per abbattere 1 tonnellata di CO2 è di € 55 mentre per la industria è di € 95 e per i trasporti di € 52.

Anche la LUISS, sotto una diversa prospettazione, ritiene che nel decennio 2020/2030 la stima del disavanzo sulle casse dello Stato è meno di 1 mld.

Varrebbe la pena considerare inoltre come l’extragettito del primo semestre 2022 pari ad € 14,3 mld per il 30% (4,2 mld) è stato determinato dalla edilizia in generale e, principalmente, dal superbonus in particolare.

Gran parte dei tesoretti emersi in occasioni delle varie misure anti crisi sono riconducibili alla ripresa della edilizia (quand le batiment va, tout va).

Anche in termini di PNRR gli importi stanziati al 31.08.22 per € 11,7 mld sono costituiti da 3 voci principali quali la TAV per € 3,6 mld, il superbonus per € 2,7 mld e la transizione 4.0 per € 2,9 mld.

Aver creato continuamente e scientificamente laccio ed inciampo al superbonus nell’ultimo anno ha riattivato la precarietà del lavoro.

I dati della CIGS (quella cioè utilizzata per le crisi aziendali più strutturali) parlano chiaro.

Se raffrontiamo il periodo gennaio/luglio 22 su gennaio/luglio 21 si ha un più 45% per l’industria ed il settore della edilizia registra un più 35%.

Nel periodo gennaio/agosto 22 rispetto al periodo gennaio/agosto 21 si ha in più 29% ed il settore della edilizia registra un più 92%.

Il superbonus non ha determinato alcun buco, anzi.

Sotto il versante della legalità la incidenza delle truffe, secondo i dati della Agenzia delle Entrate, solo per il 3% riguarda il superbonus. La stragrande maggioranza ha riguardato il bonus facciate, il bonus locazioni/botteghe e l’ecobonus.

Il superbonus anche sotto questo profilo ha dato ottima prova di se.

L’odierno oggetto del contendere è se vogliamo o meno ottemperare alle obbligazioni assunte con la Europa per la sostenibilità ambientale non rispettando le previsioni di “FIT for 55”.

Sicuramente ci sono anche altre misure, aggiuntive, al superbonus per intervenire sul vetusto ed energivoro patrimonio immobiliare del nostro Paese. La demolizione e ricostruzione, limitando il consumo di suolo, è uno di questi.

Uno non esclude l’altro, anzi proprio dalla coazione di tutti gli strumenti idonei sarà possibile conseguire gli obiettivi pattuiti con la Europa in maniera più equilibrata ed indolore.

Il superbonus sicuramente non può costituire l’unico strumento di politica industriale del Paese ma invece di distruggerlo se ne attivino altri in affiancamento.

La riforma fiscale costituisce, infine, un altro necessario tassello che dovrebbe penalizzare chi inquina e premiare chi investe nell’efficientamento del proprio immobile; l’OCSE, ad esempio, ha esplicitamente apprezzato come l’Italia abbia utilizzato la leva fiscale per promuovere la sostenibilità ambientale.

Si è deciso di far morire il superbonus senza proporre alcunché di sostitutivo in termini di sostenibilità ambientale con l’ulteriore aggravante che da qui a breve/medio termine non avremo alcun tesoretto da extra gettito su cui fare affidamento.

E’ auspicabile un ripensamento, un conto ad esempio è intervenire sui massimali di spesa o sul rafforzamento delle classi di salto energetico e tutto altro è buttare il bambino con l’acqua sporca.

A cura di Edoardo Bianchi
Imprenditore edile