Il mio nome: il caso Matteo Saudino

02/04/2015

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Il bello dei social network è che spesso ti danno la possibilità di scoprire nuove persone, nuovi modi pensare e a volte tra questi c'è qualcosa che ti colpisce particolarmente. E' il caso di Matteo Saudino e della sua pagina Facebook (clicca qui) con la quale di presenta come "Insegnante di Filosofia e Storia. Libero pensatore e cittadino del mondo".

Il post che vi riporto di seguito non c'entra granché con il settore delle costruzioni o quasi...Mi ha, comunque, colpito e voglio condividerlo con voi nella speranza che pur non interessandovi possa strapparvi un sorriso.

"C'è stato un tempo in cui ho amato il mio nome.
Erano i rampanti anni '80, gli anni della Milano da bere, dei governi del CAF (Craxi-Andreotti-Forlani), dell'aerobica a stelle e strisce di Jane Fonda, di Dallas e dei Puffi su canale 5 e del Drive in su Italia 1. Il mio nome mi piaceva un sacco: poco diffuso, originale senza essere esotico, breve, immediato, poco storpiabile, riconducibile a diminutivi simpatici: Teo, Matte, Matti. E soprattutto non facente rima con nulla di volgare o traumatizzabile per un adolescente. Matteo-Babbeo era il massimo dello sfottò.... più che accettabile direi. Con il raggiungimento dell'età della ragione e con la conseguente uscita dalla condizione di minorità che l'uomo deve imputare a se stesso (grazie Kant) sono iniziati i primi problemi. Con l'uccisione di dio (morte avvenuta ancor prima dell'incontro con i miei grandi maestri Hume, Feuerbach, Marx e Nietzsche), il mio nome cominciava ad essere impegnativo e inappropriato: Matteo, ovvero l'inviato di Dio, era decisamente troppo per un ateo impenitente come il sottoscritto, anche se cresciuto amando il Gesù dei discorsi della montagna. Nonostante ciò, il mio nome continuava a piacermi...i miei genitori avevano fatto proprio una buona scelta. Tale moderato orgoglio è durato sino a qualche anno fa, quando alcuni di quei pochi Matteo nati negli anni settanta sono purtroppo giunti alla ribalta della cronaca, diventando addirittura i principali leader politici del nostro Belpaese. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto devo sentire il mio nome abbinato ad un razzista, demagogo, dal pensiero binario (che dopo aver insultato napoletani e meridionali si propone come loro guida) e ad un ducetto fiorentino, tanto amato da Confindustria, che in un anno è riuscito a smantellare lo statuto dei lavoratori, rendendo il lavoro ancor più una merce precaria, e che ora vuole trasformare la scuola in un'azienda pronta a sfornare non più cittadini critici, ma consumatori-lavoratori precari (a parte le scuole del lusso, quelle in grado di recuperare fondi e sponsor, frequentate dai figli della medio-alta borghesia italiana, che riusciranno sempre a offrire un percorso formativo utile a perpetuare la scarsa ,mobilità sociale che caratterizza l'Italia).

I Matteo figli della tv berlusconiana sono giunti al potere e stanno riuscendo dove aveva fallito il loro padre putativo: svuotare la democrazia italiana, sia nella forma sia nella sostanza.
Così ora, ogni volta che sento pronunciare il mio nome, un brivido di rabbia, misto a tristezza, percorre il mio corpo e scende lentamente nella mia anima (rigorosamente mortale e materiale come sosteneva il mio amato Democrito).

Non mi resta che attendere che un Matteo Guevara o un Matteo Luthe King riabiliti al più presto il mio nome. Ma visti i tempi, potrei anche accontentarmi di un Matteo Delpiero che mi regali una Coppa Campioni o un Matteo Zorzi un mondiale di pallavolo"
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A cura di Gianluca Oreto - -
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