Oltre il 70% degli edifici italiani non è in grado di resistere ai terremoti

“Oltre il 70% dell’edificato attuale non è in grado di resistere ai terremoti che potrebbero colpirlo, comprese scuole, ospedali e molti altri edifici s...

20/01/2016
Oltre il 70% degli edifici italiani non è in grado di resistere ai terremoti

Oltre il 70% dell’edificato attuale non è in grado di resistere ai terremoti che potrebbero colpirlo, comprese scuole, ospedali e molti altri edifici strategici”.

Lo ha evidenziato lo Speciale 100 anni di Ingegneria Sismica, pubblicato sulla Rivista “Energia, Ambiente e Innovazione” dell’ENEA nel centenario del terremoto di Avezzano che il 13 gennaio 1915 provocò 30mila vittime e la distruzione di una ventina di centri abitati. Speciale che fa il pari all'ultimo Rapporto sulla Sicurezza delle Scuole pubblicato da Cittadinanzattiva che aveva messo in luce una situazione allarmante per il patrimonio scolastico italiano con 4 edifici su dieci con manutenzione carente e oltre 1 su 5 con lesioni strutturali (leggi articolo).

Il paradosso raccontato dall'Enea riguarda il fatto che nonostante l'Italia sia tra i paesi leader mondiali per numero di strutture protette da sistemi antisismici (quinta dopo nazioni molto più popolose come Giappone, Cina, Russia, Stati Uniti), prima in Europa per l'applicazione dell'isolamento e dissipazione di energia su edifici, ponti e viadotti, e nonostante vanti il primato mondiale per dispositivi antiterremoto a tutela del patrimonio culturale, per quanto riguarda la sicurezza del parco edilizio nazionale rispetto al rischio-terremoti, restano molte criticità con “oltre il 70% dell’edificato attuale non è in grado di resistere ai terremoti che potrebbero colpirlo, comprese scuole, ospedali e molti altri edifici strategici”.

La maggior parte delle nostre costruzioni ha più di 50 anni ed è stata realizzata in fretta, senza adeguati controlli, facilitando l’uso di sistemi e materiali scadenti – spiega Paolo Clemente, dirigente di ricerca ENEA che ha curato lo Speciale - Inoltre, interventi architettonici e/o strutturali impropri, hanno spesso accelerato gli effetti legati alla vetustà ed al degrado, acuiti da una manutenzione carente, se non del tutto assente”.

L'Enea riconosce anche come in Italia ci siano oltre 400 edifici dotati di dispositivi antisismici brevettati ma che sia necessaria una corretta politica di prevenzione, basata su un’oculata programmazione della spesa e degli interventi e su precise priorità rispetto alla pericolosità e allo stato di salute delle costruzioni, con particolare riferimento a opere strategiche o di particolare rilevanza quali scuole, ospedali, prefetture, caserme.

Alla domanda "Come proteggere edifici e infrastrutture dal rischio terremoti?", l'Enea risponde che esistono 3 diverse strade:

  • un approccio tradizionale è quello di rendere la struttura sufficientemente robusta, affinché possa resistere al massimo terremoto atteso nella zona in cui sorge;
  • l’applicazione di dispositivi di isolamento sismico che riducono drasticamente le azioni sismiche trasmesse dal terreno alla struttura;
  • un mix delle due suddette tecniche.

I dispositivi di Isolamento sismico

L’isolamento sismico consente di realizzare edifici di nuova costruzione con un elevatissimo grado di sicurezza: un edificio isolato sismicamente (se ben progettato) non si danneggia nemmeno in occasione di un evento sismico violento, preservando anche il contenuto. L’uso dell’isolamento sismico in edifici di nuova realizzazione non comporta, in genere, particolari problemi: è quasi sempre applicabile e, nelle zona a media e elevata sismicità, se ben progettato, non comporta alcun incremento del costo di costruzione.

Gli edifici esistenti

Per gli edifici esistenti, invece, l’inserimento dell’isolamento sismico non sempre è possibile sia per motivi tecnici (possibilità di intervenire in sicurezza alla base della costruzione, vicinanza di altri edifici, ecc.) che economici.

A livello mondiale, nel 2013 erano oltre 23.000 le strutture protette con sistemi antisismici in oltre 30 paesi: ponti e viadotti, edifici civili ed industriali, impianti, inclusi quelli nucleari e chimici a rischio di incidente rilevanti. I materiali utilizzati sono di tutti i tipi: cemento armato, acciaio e persino legno.

Il Giappone resta primo per numero complessivo dei sistemi di isolamento sismico che sono in costante aumento (a metà del 2011 gli edifici isolati erano circa 6.600 e quelli protetti da sistemi dissipativi circa 3.000). Già nel 2013, però, la Cina si stava avvicinando, seguita da Russia, USA e Italia.

L'Italia è leader, a livello europeo per l’applicazione dell’isolamento e della dissipazione di energia a edifici, ponti e viadotti ed ha consolidato questo ruolo soprattutto dopo il terremoto in Abruzzo del 2009: solo all’Aquila i nuovi edifici isolati con sistemi salva-vita sono oltre un centinaio, sia di nuova costruzione che riguardanti retrofit di edifici esistenti.

L'Italia è anche leader, a livello mondiale, per l’uso dei sistemi di isolamento sismico per la protezione del patrimonio culturale, con dispositivi che vengono utilizzati anche in altri paesi (Cipro, Russia, Indonesia, Iran, Grecia, Portogallo, Spagna, Turchia ecc..).

Secondo gli esperti dell'Enea, però, non basta applicare sistemi antisismici, ma occorre farlo in modo corretto, affinché risultino effettivamente “salva vita” e non rendano, invece, l’opera meno sicura di una convenzionale. Questo vale, in particolare, “per gli isolatori, occorre sceglierli, progettarli, qualificarli, produrli, verificarli, installarli, proteggerli ed ispezionarli in modo adeguato, assicurandosi che le loro caratteristiche previste a progetto restino inalterate durante l’intera vita della costruzione”.

A cura di Redazione LavoriPubblici.it

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