Allarme a Palermo: il rischio crolli preoccupa i tecnici

Se guardiamo la Palermo di oggi, abbandonata al degrado di strade e piazze stracolme di rifiuti, con edifici a rischio continuo di crollo, sempre in emergenz...

di Danilo Maniscalco - 08/06/2015
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Allarme a Palermo: il rischio crolli preoccupa i tecnici

Se guardiamo la Palermo di oggi, abbandonata al degrado di strade e piazze stracolme di rifiuti, con edifici a rischio continuo di crollo, sempre in emergenza e priva di una strategia di governance chiara, risulta difficile immaginare ciò che un tempo ispirò la mano e il talento di uomini dal bassissimo livello tecnologico.

Panormus "tutto porto" la chiamarono i greci che trafficavano con i fenici qui insediatisi già nel VII sec. A. C. E da quel nome che per secoli divenne il biglietto da visita di un'economia fiorente che aveva il suo l'epicentro culturale proprio nel commercio e nelle contaminazioni culturali, partì la fortuna della città e dei suoi quartieri più rappresentativi.

Accadde così che con il progressivo interramento medievale del bacino naturale del vecchio porto, sorgesse a ridosso dell'antica Porta Maris (attuale campanile della chiesa di San Antonio Abate) il quartiere della Bocceria Vecchia che da li a poco diverrà "a' Vucciria".

La sua vocazione era prevalentemente mercantile.
Se ti fossi trovato a camminar lì intorno al XIII-XV sec. avresti trovato i banchieri pisani monopolizzare il settore bancario locale, i mercanti genovesi, veneziani, lombardi, catalani, amalfitani gestire i loro traffici commerciali con l'intero Mediterraneo. La presenza degli amalfitani a principio della vita culturale e sociale della Vucciria fu talmente elevata da far mutare il nome del quartiere in "Amalfitania".

E mentre i secoli passavano, consolidando la vocazione commerciale del quartiere "porta" tra la città ed il mare e tra il mare stesso e la città, con la ricchezza dei mercanti, e degli ordini religiosi che vollero anch'essi consolidare qui ed intorno i propri caposaldi spirituali, arrivarono il talento dei più preziosi artisti a rappresentar una incessante bellezza.

Da Antonello da Messina a Raffaello, da Van Dick a Caravaggio, Palermo seppe contribuire con tasselli preziosi e contemporanei al naturale progredire della storia dell'arte, quella Italiana, quella universale con L'Annunziata oggi all'Abatellis, La Madonna dello Spasimo oggi al Prado, la ritrattistica e le Santa Rosalia oggi divise tra le collezioni private di Palermo, New York e Houston, la dispersa Natività...

Ma la storia delle città è fatta spesso di alti e bassi e se il passato glorioso del mercato della Vucciria è costellato da sedimentazioni volute e misurate dal talento del genio creativo sempre supportato dalla calibrata lungimiranza dei politici locali, oggi e da circa trent'anni il sapore di una spiritualità costruita pietra su pietra ha fatto posto al degrado assoluto e dilagante.

Un degrado non semplicemente sociale ma tangibile, visibile, ahimè fruibile!
E anziché puntare sul rilancio possibile di ciò che rappresenta la "memoria stessa" di Panormus, questa carente e cadente amministrazione comunale sostituisce le basole del mercato.

Le basole?
Si. Le quinte urbane si sbriciolano su se stesse, il degrado strutturale si palesa ad ogni passo, crolli spontanei avvengono a meno di cento metri (Piazza Garraffello e Via Terra delle Mosche), e loro puliscono la strada e lo fanno alla maniera di un arrangiarsi che non è più tollerabile!

Chi scrive ci tiene allora a precisare che se la Vucciria si avvicina sempre di più al totale collasso in forma di prossime macerie, la responsabilità è solo politica!Locale, Regionale, Nazionale, poco importa!

Serve una strategia di studio, analisi, progetto e governance globale che sappia generare "Economia" pulita e veloce. Occorre un rilievo architettonico serio ed attendibile del degrado strutturale che il Comune non possiede e serve ora!

Non ci sono i soldi?
Allora bisognerà che li trovino subito perché trovarli, oltre a rappresentare l'ultima ancora per la conservazione di un brano vitale della storia comune, oltre ad incarnare l'art. 9 della Costituzione Italiana, rappresenta LAVORO!

Al rilievo dovrà seguire l'analisi ed i rispettivi progetti di consolidamento strutturale, a tale operazione eseguita con rigore di metodo scientifico, dovrà seguire la progettazione innovativa di tutta la Vucciria in chiave moderna e globale, occorre una vision culturale all'altezza!

Se ciò non avverrà, da quanto ho potuto appurare camminando tra gli scheletri cadenti di un quartiere abbandonato dalla mediocrità al destino diruto di macerie degne di paesi in guerra, del mercato rappresentato da Renato Guttuso, oggi in visita ad Expo, dei suoi colori, dei suoi sapori, di tutta quella spiritualità, non rimarrà nemmeno il racconto!

Sono preoccupato, lo voglio ribadire in quanto tecnico e voglio lanciare l'appello alla cittadinanza intera, alle associazioni che hanno a cuore la nostra storia comune, alle autorità competenti. Il rischio di crolli, ove non si sopperisca alla incapacità pianificatrice e progettuale da parte della politica ad ogni scala, ad oggi, è serio ed inarrestabile!Non si fermerà da solo o con le preghiere di Luglio.

Sfido qualunque tecnico ad affermare il contrario!Sfido il Comune di Palermo ad asserire che è tutto a posto affermando che la Vucciria è un luogo fruibile e sicuro!Sfido il Sindaco e la sua giunta a dichiarare che sto esagerando e che è stata prestata la dovuta attenzione alla salvaguardia dello storico millenario Mercato!

La Vucciria così com'è, in stato di assoluto degrado strutturale, con i quadri fessurativi diffusi e mai monitorati, non è abitabile nemmeno per parti (se un edificio collassa, si porta dietro il suo vicino per evidente effetto domino), non è fruibile né di giorno né soprattutto di notte, quando sulle strade e sulle piazze si riversano migliaia di giovani e turisti.
Lancio l'allarme allora e lo faccio da Architetto!

La bellezza ha costruito Panormus negli ultimi tre millenni, la bellezza con la sua etica estetica salverà Palermo dai nuovi barbari del Palazzo!
 

A cura dell'Arch. Danilo Maniscalco
   
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