Come scegliere piattaforme di e-procurement sicure, per trasformare gli appalti pubblici in leva di ripresa?

Risulta ancora scarsa la consapevolezza delle stazioni appaltanti italiane e pochi gli strumenti per valutare i rischi di fornitura e l’affidabilità dei provide

di Redazione tecnica - 07/05/2020
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Come scegliere piattaforme di e-procurement sicure, per trasformare gli appalti pubblici in leva di ripresa?

È stata svolta negli scorsi mesi l’indagine condotta da Promo PA Fondazione in collaborazione con JAGGAER, che ha approfondito il tema dell’approccio delle amministrazioni pubbliche italiane alle tecnologie di eProcurement, analizzando evidenze della domanda e dell’offerta.

La recente pandemia ha chiarito quanto la tecnologia sia sempre più il vero fattore abilitante della PA per garantire la continuità di operatività: non a caso il Decreto Cura Italia ha scelto di agevolare l’accesso ai servizi digitali entro la fine dell’anno come leva di ripresa e di sviluppo delle regioni italiane. Ma l’indagine dimostra come sia ancora lunga la strada da compiere.

Per comprendere meglio i risultati della ricerca, abbiamo posto alcune domande ad Annalisa Giachi responsabile ricerche Promo PA Fondazione ed a Mario Messuri, General Director Italy e VP South Europe di JAGGAER.

Qual è il segnale più forte emerso?

La leva prevalente all’acquisto di piattaforme per la gestione online degli acquisti rimane per oltre il 60% l’obbligo normativo - ha risposto Annalisa Giachi - Una conferma del fatto che troppo spesso ancora le stazioni appaltanti si sentano costrette a dotarsi di una piattaforma senza averne compreso appieno il valore, senza conoscere in modo approfondito il mercato IT per sua natura in costante evoluzione e senza padroneggiare completamente i requisiti essenziali per ridurre i rischi nella scelta dei fornitori”.

Ci sono differenze tra pubblico e privato?

La pubblica amministrazione - risponde Mario Messuri - non può permettersi interruzioni di servizio o ritardi, tanto nella quotidianità ordinaria quanto nelle situazioni di emergenza come quella in corso a causa Covid, che richiedono tempismo e prontezza per fronteggiare nell’interesse pubblico le esigenze di approvvigionamento. Basti pensare ai presidi sanitari: l’e-procurement è sempre più cruciale per garantire la Business Continuity certamente nel privato, ma soprattutto nel pubblico”.

Tra i dati raccolti, quali risultano più interessanti?

Venendo ai dati emersi dalla ricerca, le stazioni appaltanti del mondo pubblico intervistate non risultano sempre consapevoli degli investimenti che un provider deve sostenere per fronteggiare l’innovazione normativa, mantenendo alti gli standard di sicurezza delle piattaforme e dei dati - continua Annalisa Giachi - Nel dotarsi di nuove tecnologie, quasi nessuna amministrazione pensa di scegliere personale con competenze manageriali e informatiche per gestire le piattaforme e solo il 10% dei bandi di gara, richiede requisiti finanziari sulla solidità dell’operatore economico e il 50% precedenti esperienze nel settore. Ma anche l’elencazione dei requisiti funzionali di capitolati tende al generico, limitandosi a porre attenzione specifica ad un numero limitato di parametri, in particolare alla sicurezza e all’interoperabilità delle piattaforme con i sistemi ANAC”.”.

Come bisogna approcciare la scelta di nuove tecnologie per gli appalti della PA?

Se da un lato è apprezzabile lo sforzo del Decreto Cura Italia, occorre che le pubbliche amministrazioni diventino sempre più consapevoli dell’importanza di fattori chiave, come la sicurezza dei dati, l’affidabilità finanziaria delle aziende, l’assistenza tecnica e molto altro, nello scegliere una piattaforma. Effettivamente, la ricerca illustra quanto la sicurezza delle piattaforme sia una delle maggiori preoccupazioni degli operatori: e, tuttavia, nella scelta della piattaforma spesso ci si affida alla reputazione del provider, senza chiedere gli approfondimenti relativi alle certificazioni”.

Cosa potrebbe aiutare la PA in questa necessaria trasformazione del settore in chiave digitale?

Fermo restando le prescrizioni normative, abbiamo pensato di dare un contributo stilando una Mappa della sostenibilità. Sono linee guida per orientare le stazioni appaltanti nella costruzione di bandi e capitolati, valutando il livello di sostenibilità complessiva del fornitore sulla base di 5 famiglie di indicatori: la solidità finanziaria, il possesso di certificazioni di qualità, la conoscenza dei processi di procurement del settore pubblico, la possibilità di gestire soluzioni standard replicabili e la sicurezza dell’infrastruttura. KPI cruciali per assicurare la migliore scelta possibile, nel breve medio e lungo periodo, per ogni necessità di gestione degli appalti” chiudono Giachi e Messuri.

Ringraziamo Annalisa Giachi e Mario Messuri per le risposte.

piattaforme di e-procurement

A cura di Redazione LavoriPubblici.it