Emergenza ed abitare temporaneo: dagli eventi sismici del '900 alle stampanti 3D

All'interno del seguente articolo verrà analizzata la stretta relazione tra l'emergenza e le abitazioni temporanee, partendo da una rapida analisi dei princi...

27/11/2015
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Emergenza ed abitare temporaneo: dagli eventi sismici del '900 alle stampanti 3D
All'interno del seguente articolo verrà analizzata la stretta relazione tra l'emergenza e le abitazioni temporanee, partendo da una rapida analisi dei principali terremoti italiani dal 1900 ad oggi all'interno della quale verrà analizzato anche lo sviluppo della gestione dell'emergenza negli anni. Successivamente si passerà ad una descrizione di alcuni esempi di strutture temporanee progettate appositamente per emergenze di varia natura, verrà fatta poi un'analisi dello sviluppo delle strutture temporanee al di là dell'emergenza, e si dimostrerà come questa tipologia costruttiva sia sempre esistita e di come si sia adeguata alle esigenze della società, ed infine si parlerà delle stampanti 3D e della sempre più stretta relazione tra queste stampati innovative e le residenze temporanee.

I Terremoti Italiani del '900
L'Italia è un paese con un elevato rischio sismico, situato nella zona di convergenza tra la zolla Africana e quella Euroasiatica, i fenomeni sismici interessano l'intera penisola, con concentrazioni di elevata sismicità nella parte centro meridionale del paese. Ogni anno in Italia si verificano in media tra i 1700 e i 2500 eventi sismici di magnitudo pari o superiore a 2.5 (Fonte: INGV Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia http://www.ingv.it).
Dal 1900 ad oggi l'Italia ha subito una decina di terremoti di grave entità che hanno portato ad ingenti perdite di vite umane ed alla devastazione di molte città. Al contempo però questi eventi hanno condotto ad una presa di coscienza sempre più ampia dei pericoli presenti all'interno del nostro territorio ed hanno fatto si che vi fosse una evoluzione normativa che ha visto da un lato lo sviluppo, negli anni, delle carte di zonizzazione sismica e dall'altro lo sviluppo di norme tecniche costruttive per gli edifici di nuova costruzione e per gli adeguamenti di edifici esistenti.
Al fine di rendere l'idea di cosa comporti, in termini di danno e di necessità, un evento sismico di elevata magnitudo qui di seguito sono state riportate le caratteristiche principali dei 10 eventi più importanti per numero di vittime e danni che hanno coinvolto l'Italia dal 1900 ad oggi, con anche una breve analisi della gestione dell'emergenza.

8 settembre 1905 Calabria centrale
Il primo terremoto devastante del '900 è stato quello avvenuto in Calabria centrale, l'evento di magnitudo 6.7 è durato circa 43 secondi. 753 centri abitati sono stati rasi al suolo, le zone maggiormente colpite furono quelle che si affacciavano sul Golfo di Sant'Eufemia. In quell'occasione gli aiuti alla popolazione arrivarono rapidamente ma risultarono inadeguati rispetto alla situazione venutasi a creare.

28 dicembre 1908
A soli 3 anni di distanza il 28 dicembre del 1908 l'Italia fu scossa da un altro terremoto, uno dei più devastanti del secolo, il terremoto coinvolse le aree di Messina e di Reggio Calabria, la magnitudo in questa occasione arrivò a 7.1 e il numero delle vittime stimato fu di 120.000. Il terremoto fu caratterizzato da 3 scosse distinte di cui l'ultima di maggiore intensità, dopo circa 8/10 minuti dall'ultima scossa le località disastrate furono ulteriormente devastate da 3 onde di maremoto dovute ad una frana sottomarina sismoindotta avvenuta a largo dei Giardini di Naxos, le onde arrivarono fino ad una altezza di 11 m s.l.m. sia sulla costa messinese che su quella Calabrese all'altezza di Pellaro. A seguito del maremoto la città di Messina fu interessata da un incendio causato dallo scoppio di un gasometro, il quale con la complicità del vento si espanse notevolmente e durò per parecchi giorni. I primi soccorsi arrivarono il 29 dicembre e tra i primi a prestare soccorso vi furono le navi Russe ed Inglesi che si trovavano a largo di Augusta e di Siracusa, solo in seguito arrivarono i soccorsi italiani partiti da Napoli. Gli aiuti arrivarono anche dalle unità di guerra francesi, tedesche, spagnole e greche. I soccorsi ebbero il compito di spegnere gli incendi, cercare i feriti, distribuire i viveri, recuperare i valori e i documenti dalle case, trasportare materiale da costruzione, erigere baracche, tendopoli, e ospedali da campo, riadattare le strade, le condotte, l'illuminazione e le ferrovie, e trovare luoghi adatti alle fosse comuni. Le baracche per gli sfollati furono costruite in legno, ad un piano e con il tetto a doppia falda. La maggior parte delle baracche furono abitate per quasi 30 anni ed ancora oggi nella parte più degradata della città di Messina ve ne sono i resti.

13 gennaio 1915
Nel gennaio del 1915, più precisamente il 13 gennaio, le aree della Marsica e dell'Abruzzo centrale furono scosse da un terremoto di magnitudo 7, che coinvolse 20 centri abitati e di cui ne distrusse totalmente 8, il numero delle perdite umane arrivò a 33.522. Il terremoto in questione è noto come il terremoto di Avezzano, poiché Avezzano fu uno dei maggiori centri colpiti. Le località più colpite dal sisma dovettero affrontare numerosi problemi nell'emergenza tra cui la morte di molti funzionari pubblici aventi poteri decisionali e la lentezza della diffusione delle notizie riguardanti il sisma. Le persone sfollate dovettero affrontare l'inverno rigido all'addiaccio per alcuni giorni, poiché solo dopo qualche giorno giunsero i primi soccorsi. I soccorsi risultarono per altro totalmente inadeguati, in quanto da questi non venne portato alcun genere di conforto agli sfollati. Si verificò quindi un esodo degli sfollati che sentitisi abbandonati dallo stato decisero di andare verso altre località di loro spontanea volontà. Ad aggravare la situazione, vi fu la mancanza di solidarietà internazionale dovuta alla decisione del governo Italiano di non accettare gli aiuti stranieri a causa dell'imminente entrata in guerra dell'Italia, il governo infatti non volle dare l'immagine di un'Italia debole in quel momento storico. Nell'agosto del 1915 nel circondario di Avezzano erano state costruite solo 446 baracche in legno, 5199 aventi telaio in cemento e 844 casette antisismiche, però ancora più di 4000 persone risultavano prive di ricovero.

7 settembre 1920
Il 7 settembre del 1920 vi fu un terremoto di magnitudo 6.4 nelle zone della Garfagnana e della Lunigiana, questo terremoto fortunatamente ebbe un numero relativamente ridotto di vittime poiché molte persone dopo la scossa del giorno precedente decisero di pernottare fuori casa e perché all'ora dell'evento la maggior parte della popolazione si trovava nei campi a lavorare. Purtroppo però anche in questo caso lo stato si dimostrò poco reattivo, complice la grave crisi economica che l'Europa stava attraversando. Infatti solo 15 giorni dopo l'accaduto venne emesso il decreto che regolamentava l'acquisto dei materiali per le opere urgenti per la costruzione delle baracche.

3 luglio 1930
A dieci anni di distanza il 3 luglio del 1930 una scossa di magnitudo 6.7 coinvolse l'alta Irpinia e l'area del Vulture e provocò la morte di circa 1404 persone. In quegli anni a causa delle continue scosse presenti sul nostro territorio nazionale vennero emanati dei decreti per la gestione delle emergenze, in particolare il Decreto Ministeriale 15/12/1927 "Disposizioni per i servizi di pronto soccorso in caso di disastri tellurici o di altra natura" che aveva il compito di regolare le competenze delle diverse amministrazioni e dei diversi organi statali, questo decreto inoltre stabiliva che le prefetture e gli uffici del Genio Civile del regno avrebbero dovuto compilare elenchi del personale e dei mezzi utilizzabili per il soccorso. Grazie a questo Decreto i soccorsi apportati alle popolazioni colpite furono migliori di quelli visti fino ad ora in Italia. Il governo, dopo aver ricoverato tutti gli sfollati in delle tende, decise di avviare subito la ricostruzione senza passare dalle baracche provvisorie, costruendo subito delle casette antisismiche poggiate su uno zoccolo di calcestruzzo realizzate attraverso delle gabbie in cemento armato e con una copertura non spingente, ma i tempi di consegna si dilatarono così Mussolini decise di intervenire autorizzando la costruzione di 1000 baracche di legno al fine di riparare la popolazione sfollata durante l'inverno. Il Decreto Ministeriale inoltre prevedeva dei sussidi alla popolazione sfollata, ma dato il periodo di crisi lo stato non fu in grado di garantire ciò che aveva promesso.

15 gennaio 1968
Il 15 gennaio del 1968 due scosse molto forti interessarono la valle del Belice. Il numero delle vittime (370) fu relativamente contenuto. I soccorsi anche in questo caso si rivelarono lenti ed inadeguati, infatti i primi soccorsi non arrivarono prima di 24 ore dall'evento e in alcuni casi arrivarono a 5 giorni dal sisma, così la popolazione decise di accamparsi all'aperto costruendosi dei rifugi di fortuna. Nel gennaio del 1968 le poche tende giunte risultarono notevolmente sovraffollate e le condizioni igieniche iniziarono a diventare precarie, a causa di ciò i medici del luogo segnalarono più volte la possibilità dell'insorgenza di epidemie ed infatti, come previsto dai medici, molte persone non superarono l'inverno a causa della diffusione della polmonite. Il 22 gennaio venne ordinata la costruzione di 5235 baracche che avrebbero dovuto essere realizzate nell'arco di 40 giorni, ma il 2 marzo ne risultavano edificate solo 92. Le autorità dati i ritardi nella costruzione delle baracche decisero di concedere dei biglietti ferroviari gratuiti agli sfollati così da facilitare la migrazione dalle aree disastrate. A metà febbraio nella provincia di Trapani circa 9000 senza tetto erano ricoverati in edifici pubblici, 6000 in tendopoli, 3200 in tende sparse, 5000 in vagoni ferroviari e 10000 erano emigrati.

6 maggio, 11 e 12 settembre 1976
Il Friuli fu scosso da più terremoti nell'arco di tutto il 1976, ma quelli di maggiore entità avvennero il 6 maggio e a distanza di 4 mesi l'11 e il 12 settembre (magnitudo 6,6 - 5.7 - 6.1), in questo caso il numero delle vittime arrivò a 965. Come in ogni caso la gestione della prima emergenza fu caratterizzata dalla difficoltà comunicativa data dall'interruzione della rete telefonica e della rete elettrica. Dopo la scossa di maggio gli sfollati trovarono rifugio nei vagoni ferroviari, nelle tendopoli e nelle roulotte, poi vennero fatte arrivare 40000 tende dagli Stati Uniti e vennero organizzate 252 aree di accoglienza, 148 tendopoli e 216 cucine da campo, inoltre Vennero messi a disposizione dalle ferrovie dello stato 35 vagoni letto 133 vagoni passeggeri, 292 carri deposito e 16 carri cisterna. Per la prima volta nella storia italiana il Governo preferì utilizzare, dopo le tende, delle case prefabbricate (9000) le quali però necessitavano di urbanizzazione di tipo primario e questo allungò di molto i tempi di realizzazione rispetto a quelli previsti. Così una volta arrivate le scosse dell'11 e del 12 settembre fu inevitabile lo spostamento degli sfollati verso il mare. Le persone che decisero di rimanere nelle zone terremotate per scelta o per motivi lavorativi vennero posizionate in roulottes. Nell'aprile del '77 iniziarono ad essere consegnate le prime aree di insediamento provvisorio dei prefabbricati e tutte le persone sfollate accolte nelle aree marittime vennero poi rimpatriate a fine maggio '77.

27 novembre 1980
Il 27 novembre 1980 l'Irpinia e la Basilicata furono colpite da una scossa di terremoto di magnitudo 6.7 che durò per ben 90 secondi, il terremoto colpì in particolare le province di Salerno e di Potenza, il numero delle vittime arrivo a 2914, alla scossa principale seguirono numerose scosse di assestamento molto violente anche nei mesi successivi. I primi aiuti arrivarono dalle autorità locali e dai volontari, poco dopo, una volta capita la gravità della situazione, il governo si attivò e dichiarò attraverso un decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri lo stato di calamità naturale di particolare gravità e istituì il Commissariato Straordinario del Governo che aveva il compito di gestire l'emergenza. Subito dopo il terremoto vennero predisposti 1231 vagoni ferroviari e 10000 tende, vennero installati 7 ospedali militari da campo e 113 nuclei sanitari militari. Dato che l'inverno era alle porte fu necessario garantire un riparo meno precario per gli sfollati, così vennero messi a disposizione 32000 roulottes, 2018 prefabbricati leggeri 626 containers, 20900 persone vennero trasferite in alberghi sul litorale, e altri 29805 vennero trasferiti in provincie non colpite dal sisma.

6 aprile 2009
Il 6 aprile del 2009 un sisma di magnitudo 5.9 scosse buona parte dell'Abruzzo, il sisma coinvolse in modo devastante Onna, Castelnuovo e la città de L'Aquila. Il Sistema Nazionale di Protezione Civile Italiano, attivatosi rapidamente, arrivò sul luogo il giorno stesso. Il 28 aprile venne emanato dal governo un decreto legge "Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile" all'interno del quale vi erano le misure per fronteggiare l'emergenza. A due giorni dall'accaduto sul territorio colpito erano stati allestiti 30 campi contenenti 3000 tende, 24 cucine da campo e 13 posti medici avanzati, i campi diventarono in poco tempo 171 e le tende 5957, molte altre persone vennero trasferite in alberghi della zona costiera. Le tende montate potevano ospitare fino a 8 persone ed erano provviste di elettricità, riscaldamento o aria condizionata, i campi inoltre erano dotati di acqua corrente, di servizi igienici e docce. Dopo una prima sistemazione in tenda la popolazione sfollata è stata spostata all'interno di strutture temporanee a lungo termine. Le strutture temporanee a lungo termine era: alternative sono state principalmente due: il Progetto C.A.S.E. (Complessi Antisismici Sostenibili ed Ecosostenibili) e i M.A.P. (Modui Abitativi Provvisori). Il primo consisteva nell'edificazione di edifici di tre piani con parcheggio sotterraneo posizionati all'interno del territorio del Comune di L'Aquila, il secondo invece prevedeva la realizzazione di piccole case indipendenti ed è stato adottato principalmente nei comuni più piccoli ed in alcune frazioni. Al fine di garantire la ripresa delle lezioni scolastiche a settembre è stata inoltre prevista la messa in sicurezza in tempi rapidi degli edifici scolastici agibili e lievemente danneggiati e la messa in opera di 32 Moduli ad Uso Scolastico Provvisori che potessero ospitare circa 6000 studenti, questi moduli scolastici presentavano una struttura resistente in acciaio e dei pannelli esterni prefabbricati.

20, 29 maggio e 3 giugno 2012
L'ultimo terremoto di grave entità è avvenuto nel Maggio del 2012 ed ha colpito un'ampia area della la Pianura Padana. Le scosse principali sono state quelle del 20 Maggio (magnitudo 5.9), del 29 Maggio (magnitudo 5.8) e del 3 Giugno (magnitudo 5.1) la prima scossa ha provocato la perdita di 7 vite umane e ingenti danni, mentre la seconda ha causato la perdita di altre 19 vite e ulteriore devastazione. Questo terremoto ha procurato danni principalmente al patrimonio storico artistico, al patrimonio industriale, ad edifici di uso rurale caratterizzati da una struttura poco resistente ad azioni orizzontali ed alle infrastrutture viarie. Le strutture residenziali invece sono state poco danneggiate, i danneggiamenti maggiori si sono verificati in strutture in muratura poco resistente. Le caratteristiche del suolo hanno fatto si che si verificassero fenomeni più o meno estesi di liquefazione del terreno il che ha compromesso l'utilizzo di numerose strutture di per se poco danneggiate.. Anche in questo caso il Sistema Nazionale di protezione Civile si è attivato molto rapidamente, consentendo subito l'allestimento di 36 campi in Emilia Romagna, 20 in Lombardia e il trasferimento della restante popolazione sfollata in alberghi, da sottolineare che molte persone hanno trovato soluzioni autonome.

Questo breve escursus dei maggiori terremoti italiani dal '900 ad oggi per dimostrare come nel tempo non siano cambiati i terremoti i quali sono sempre imprevedibili e disastrosi ma come sia cambiato il modo di affrontare l'emergenza grazie ad una sempre maggiore attenzione verso il territorio e ad una maggiore organizzazione della gestione dell'emergenza stessa.

Temporaneità in emergenza
Un fattore di rilevante importanza al fine del superamento dell'emergenza è la temporaneità che questa deve avere. In tutti i terremoti analizzati nel paragrafo precedente si parla di strutture abitative temporanee edificate per gli sfollati, queste infatti hanno il compito di ospitare la popolazione sfollata per un determinato periodo di tempo. Negli ultimi anni le numerose catastrofi (terremoti, maremoti, uragani, alluvioni, e guerre) hanno portato molti progettisti allo studio ed alla progettazione di strutture temporanee che potessero garantire la maggior sicurezza e il maggior comfort possibile alla popolazione sfollata. Le metodologie costruttive, come si vedrà in seguito sono tra le più varie, vanno dall'utilizzo di terra cruda e materiali poveri reperibili in loco a strutture prefabbricate tecnologicamente avanzate, ma hanno tutte un obiettivo comune, quello di riportare un po' di normalità nella vita delle persone colpite eventi catastrofici o scappate da guerre. Queste sono strutture complesse in quanto devono essere pensate e progettate in modo da poter essere edificate da personale non specializzato in brevi periodi di tempo, questo comporta la conoscenza di materiali e tecnologie.
Di seguito sono stati riportati esempi di strutture progettate per l'emergenza in diversi ambiti, con differenti tecnologie e materiali.

Emergency Sandbag shelter (Anni 90)
Questa tipologia abitativa post-sismica è stata ideata negli anni '90 dall'architetto Iraniano Nader Khalili, che la propose alla NASA come possibile tipologia abitativa per la luna (Figura 1). Il principio strutturale che sta alla base di queste strutture è quello della cupola, la struttura di queste abitazioni consiste in sacchi di sabbia disposti a cerchio, legati con del filo spinato. I sacchi utilizzati per la realizzazione dello shelter possono essere sia in fibre naturali che in quelle sintetiche, per evitare la corrosione di questi sacchi di terra la loro superficie viene intonacata così da creare uno strato protettivo. La terra utilizzata come riempimento può essere di qualunque genere, il filo spinato usato tra uno strato e l'altro è a quattro punte ed è zincato e riciclabile. Gli Emergency Sandbag Shelter hanno superato con successo i test fatti secondo le norme costruttive Californiane, garantendo quindi resistenza sismica data dalla presenza del filo spinato, quella agli uragani, agli incendi e alle inondazioni. Le forme e le dimensioni di queste strutture sono varie, infatti questa tecnologia costruttiva permette grande flessibilità ed adattabilità alle necessità della committenza. Tale tecnologia mostra inoltre una particolare attenzione alla sostenibilità ambientale, poiché è realizzata tramite l'utilizzo di materiali riciclati e a km 0, quindi facili da reperire, Emergency Sandbag shelter sono veloci da realizzare anche da mano d'opera non specializzata, nonché rispettose della tradizione.

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A cura di Ing. Giulia Fagà, Ing. Roberto Nascimbene
     
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