Case green: le proposte del CNI sulla Direttiva Europea

Secondo il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, grazie all'esperienza maturata con il Superbonus l’Italia ha competenze per proporre un piano tecnico credibile

di Redazione tecnica - 18/01/2023
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Case green: le proposte del CNI sulla Direttiva Europea

Anche se la Direttiva Europea per l’efficientamento energetico degli edifici residenziali è ancora un’ipotesi (sempre più concreta), in molti si stanno chiedendo se sia realmente fattibile il passaggio degli immobili in classe energetica E entro il 2030 e almeno in classe D entro il 2033.

Direttiva UE sulle case green: le proposte del CNI

Tante le voci sfavorevoli e pessimiste, mentre fuori dal coro è il Consiglio Nazionale degli Ingegneri. Se il CNI riconosce che il risanamento profondo degli edifici più vetusti richiederà tempi decisamente più dilatati rispetto a quelli che l’UE sta prospettando, considerato che gran parte del patrimonio edilizio residenziale in Italia è stato costruito prima del 1990, allo stesso tempo il Consiglio ritiene che i tempi siano maturi per elaborare un piano di intervento che consenta di realizzare un obiettivo ineludibile, ovvero quello della riduzione dei consumi energetici degli edifici.

Secondo gli ingegneri, l’Italia ha un incredibile vantaggio rispetto al piano in fase di elaborazione dell’UE, grazie al Superbonus, che in circa due anni e mezzo ha permesso di accumulare know-how, di comprendere come affrontare gli aspetti critici di piani di intervento di ristrutturazione estensivi e valorizzare e migliorare i punti di forza: un intervento pubblico definito straordinario e che è stato con troppa fretta liquidato come costoso o inefficace.

Interventi Superbonus: le competenze dell'Italia sulla riqualificazione energetica

Per confermare la propria tesi, ha richiamato alcuni dati significativi sulla misura introdotta con il Decreto Rilancio:

  • gli interventi di coibentazione con Super ecobonus 110% realizzati fino a dicembre 2022 hanno generato un risparmio energetico di quasi 900 milioni di metri cubi standard di gas, pari al 32% degli obiettivi di risparmio sugli edifici residenziali che il Governo intende realizzare nella stagione invernale 2022-2023 per contribuire a fare fronte alla crisi energetica in corso;
  • negli ultimi due anni sono stati ristrutturati dal punto di vista energetico, attraverso il Super ecobonus 110%, 86 milioni di metri quadrati per 359.440 edifici già completati e ulteriori 122.000 edifici in fase di completamento per un totale di quasi 482.000 edifici che hanno effettuato il doppio salto di classe energetica.
  • tra il 2014 ed il 2021 sono stati realizzati oltre 3,7 milioni di interventi per il miglioramento delle prestazioni energetiche delle abitazioni tramite l’ecobonus “ordinario".

Il piano di intervento

Numeri che dimostrano come l’Italia non sia all’anno “zero in termini di recupero ed efficientamento energetico degli edifici. Quello che va compreso è che, per quanto i tempi non possono essere quelli così stringenti che l’UE sta dettando, vanno comunque definite controproposte credibili.

Come si legge nel comunicato, non si può solo rispondere “no” all’UE per realizzare ciò di cui il nostro stesso Paese ha bisogno.

Bisogna quindi considerare:

  • i dati effettivi sugli edifici, anche in relazione a un eventuale risanamento già effettuato o meno;
  • integrare il sistema SIAPE, che monitora le attestazioni di prestazione energetica degli edifici, ma i cui dati si riferiscono a 2,5 milioni di edifici sui 12 milioni totali presenti in Italia; secondo il CNI, servirebbe almeno disporre delle Attestazioni di prestazione energetica in modo capillare e aggiornato per quantificare il quadro delle dispersioni energetiche;
  • conoscere in tempo reale il dato esatto dei metri quadrati su cui già il Super ecobonus è intervenuto, i livelli di risparmio energetico per metro quadrato (oggi stimati) e quanti edifici proprio negli ultimi due anni, pur solo con ecobonus sono passati in classe D.

In questo modo si potrebbe capire quali edifici vadano esclusi dagli interventi previsti dalla Direttiva UE, permettendo ai professionisti di concentrare gli sforzi su un perimetro più definito, massimizzando lo sforzo con risorse finanziarie scarse.

Nota dolente nell'attualità, il ridimensionamento del Superbonus: “Ciò che abbiamo deciso di smontare progressivamente, ora in qualche modo dovrà essere “rimontato” e “rimodulato” per rispondere alla nuova Direttiva europea”. Non solo: “Si sono sempre temuti i costi eccessivi di questa operazione senza considerare gli introiti dello Stato in termini di gettito fiscale e questo ha impedito al Paese di pensare ad una qualche forma di ecobonus utilizzabile per 10 o 20 anni”.

Le proposte del CNI

Secondo il CNI la “partita” va giocata dai professionisti insieme al Governo, non potendosi risolvere solo in una interlocuzione di ordine politico con le istituzioni comunitarie, “perché in questo caso gli aspetti eminentemente tecnici decideranno l’efficacia o meno di ciò che verrà programmato”.

Come ha confermato Angelo Domenico Perrini, Presidente del CNI,Vanno ridiscussi i tempi di attuazione della Direttiva UE per l’efficientamento energetico degli edifici, ma non possiamo limitarci ad indicare solo dei “paletti” in sede UE. Il Paese proponga in sede europea un piano circostanziato sulle modalità, sui costi effettivi da sostenere, sul numero esatto di edifici da risanare, sugli edifici che richiedono interventi più urgenti. Proponiamo una rilevazione estensiva APE per quantificare con esattezza il grado di dispersione termica degli edifici ed identificare aree più critiche e meno critiche. Trasformiamo sin da ora questo vincolo, ormai ineludibile, in una opportunità. Risanare il patrimonio edilizio, se fatto con criterio e con competenza, genera valore per il sistema-Paese. Il Centro Studi CNI stima che gli investimenti in Super ecobonus 110%, pari a 46,2 miliardi di euro spesi nel 2022, abbiano contribuito alla formazione dell’1,4% del Pil dello scorso anno. La sola produzione diretta attivata dal Super ecobonus 110% nel 2022 si stima pesi per almeno il 3,4% del Pil. Tutto questo è accaduto nonostante norme confuse e contraddittorie. Mostriamo in sede UE di avere un piano chiaro di risanamento del patrimonio edilizio alternativo ad un provvedimento che oggi percepiamo come imposto”.

Dello stesso tenore le dichiarazioni di Giuseppe Maria Margiotta, Consigliere CNI e Presidente del Centro Studi CNI. “Un piano di risanamento energetico degli edifici - afferma - specie se estremamente impegnativo come quello che si sta profilando in sede UE, deve basarsi su dati analitici approfonditi e affidabili. Ciò di cui oggi disponiamo relativamente alle condizioni del patrimonio edilizio sono dati interessanti ma definiscono un quadro per molti aspetti approssimativo. Non è più tempo di approssimazioni. Chiediamo che l’interlocuzione con l’UE si basi definendo con chiarezza il quadro operativo di intervento per poter realisticamente quantificare i tempi ed i costi di tale operazione. Questo non è un lavoro che, a nostro avviso, può essere svolto solo dal Governo e dagli uffici tecnici dei Ministeri competenti per materia, ma deve coinvolgere i professionisti dell’area tecnica che meglio conoscono le complessità dei territori e dei cantieri.”